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4 marzo

A meno di una settimana dal 4 marzo, la domanda che molti si pongono è: chi votare? Gran bel quesito. 

Di certo non sarò io, confusa ventiduenne, a dirvi chi, in questa giungla politica, sia meritevole di un voto. Però, posso dirvi che avvalersi di informazioni che vanno oltre le proposte del caldo periodo pre-elezioni, serve. 

In questi giorni si parla, e anche tanto, ma solo di quelle che sembrano semplicemente promesse da campagna elettorale, riassumibili in delle proposte sociali che non richiedono competenza. Così, c’è chi suggerisce il rimpatrio di migliaia di clandestini (senza parlare dei costi del ”rientro in patria”); c’è chi sostiene l’abolizione di tasse universitarie (una proposta che andrebbe ad agevolare solo i figli dei ricchi); c’è chi dice di abolire la legge Fornero (senza sapere che ciò porterebbe ad un buco di 350 miliardi di euro da qui fino al 2060). 

Direte: come è possibile affidare l’Italia a gente che non sa nemmeno di cosa parla? A politici che si gonfiano la bocca per ergersi su castelli di sabbia!? 

Eccoci, quindi, arrivati a questo bivio elettorale, nella strada di chi dice assolutamente sì e di chi asserisce assolutamente no; di chi sostiene una cosa e chi un’altra, in questa biforcazione dissestata di sole parole e di inconsapevolezza nei fatti. 

Che poi, l’Italia è biforcata da quella frattura tra partiti di sinistra e partiti di destra, scissa tra quelli che vogliono fermare il processo di integrazione e quelli che vogliono rafforzarlo.  

E infondo che politica è questa? Canticchiando Giorgio Gaber siamo arrivati al punto in cui ”ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?”, o, probabilmente, lo siamo sempre stati. 

L’Italia è un paradosso, riassumibile persino in una canzone o, forse, due: mi viene in mente quel pezzo di Ghali che fa cambiano i ministri ma non la minestra”. Ed in effetti i politici si avvicendano e le idee sembrano proporre rivoluzionarie realtà, ma alla fine dei conti ogni cosa rimane statica e uguale al passato. 

Mentre scrivo continuo a chiedermi: chi voto?  

E alla fine, alea iacta est: so chi non voto. 

Io non voto quelli che vogliono il cambiamento del mondo però poi tengono in ”vita” le province; quelli che elogiano la sobrietà comodamente seduti in villa di proprietà a Capalbioquei comici che fanno i politici e quei politici che comici lo sono.
Io non voto chi ha migliorato l’ambiente, l’occupazione e la sicurezza VISIBILMENTE, tanto che l’Istat e i cittadini sono perfettamente d’accordo, no? Io non voto chi fa le manovre e non vuole che si parli al manovratore.  

E allora? Che ne resta, o cara Italia, del nostro diritto al voto? Forse resta ”il voto consapevole” o forse rimane il voto come un dovere nei confronti di una flebile speranza di risanamento.  

E nell’attesa, ‘muti pensando all’ultima
ora dell’uom fatale’. 

 

Jessica Cardullo

di Jessica Cardullo

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