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Contromano il nuovo film di e con Antonio Albanese.

Mario Cavallaro (Antonio Albanese) è il classico italiano medio: un cinquantenne vittima inconsapevole di una vita abitudinaria. Vivere per le abitudini. 
La sveglia puntata tutti i giorni allo stesso orario, lo stesso caffè marocchino sempre uguale al solito bar, il lavoro nel negozio di calze e l’orto sul terrazzo da coltivare.

Ma Mario è soddisfatto di ciò che ha, perché per lui: “è questo il bello, le cose che non cambiano, che rimangono uguali, le abitudini…”.
Quando però il suddetto bar di fiducia viene venduto all’egiziano del kebab, la stabilità del nostro uomo inizia a vacillare per poi crollare definitivamente nel momento in cui si troverà a dover concorrere con l’ambulante Oba (Alex Fondja) che, piazzatosi dinnanzi al suo negozio, svolge la sua stessa attività a prezzi decisamente più allettanti per i clienti.
Ed è a questo punto che l’abitudinario per eccellenza stabilisce come la situazione, divenuta per lui insostenibile, vada assolutamente cambiata.

La soluzione gli si presenta lineare, come affermerà più tardi: “traghetto, Napoli, Tunisi e poi tutta una tirata fino in Senegal.”
Semplicemente decide, dopo un banale rapimento, di riportarlo a casa.
Oba si mostra d’accordo solo nel caso in cui Mario accetterà di riportare in Senegal anche quella che presenta come la sorella, Dalida (Aude Legastelois).
Da qui in poi tutto prenderà una paradossale piega on the road.

Alla sua quarta prova da regista, dopo ben 16 anni lontano dallo star dietro la macchina da presa, Antonio Albanese (qui per l’appunto regista e interprete) torna alla ribalta con una commedia sull’attualissimo tema dell’immigrazione.
La bravura di Albanese sta nell’affrontare tale tema senza la presunzione di volerlo spiegare o giustificare, bensì vuole descriverlo e descriverne gli effetti che immancabilmente opera sulla società, spostando gradualmente l’attenzione sul problema vero e proprio, il razzismo quotidiano che dilaga.

La scelta del profilo del protagonista si mostra azzeccata a tale scopo, in quanto fin dalle prime scene è evidente come Mario non sia altro che un uomo qualunque, uguale a tanti, fondamentalmente tutt’altro che cattivo; la sua reazione ai cambiamenti che si trova davanti non è altro che dettata da fattori sociali esterni comuni a tutti, ad esempio estenuati e martellanti campagne elettorali o più semplicemente dalla paura per ciò che ci appare diverso.
L’infelice soluzione da lui trovata, ovvero quella di “riportarli a casa uno a uno”, è una riflessione satirica su come troppo spesso crediamo di aver solo noi la soluzione giusta; Mario crede infatti non solo di aver trovato la sua personale soluzione al problema ma invita tutti a fare lo stesso per arginarlo completamente.

Una commedia che lascia con l’amaro in bocca e con qualche punto interrogativo in più, una riflessione su una società in continuo divenire. Ma più di tutto questo film è un divertente invito a conoscersi, ad abbattere le inutili barriere culturali che ci siamo creati.

 

Benedetta Sisinni

di Redazione UniVersoMe

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