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“Maledette rockstar” dei Maisie. L’intervista alla band cult messinese.

Se abbiamo atteso più di tre mesi dall’uscita ufficiale per parlare del nuovo disco doppio dei Maisie la ragione ha anche a che fare con quella disposizione oculata all’ascolto della quale alcune opere, più di altre, necessitano. 

Del resto, la band nata a Messina negli anni ’90, grazie all’estro di Cinzia La Fauci e Alberto Scotti, legati artisticamente fin da quando insieme bazzicavano le aule della facoltà di Lettere, ha lasciato passare un discreto numero di anni prima di presentare finalmente il seguito di Balera Metropolitana (2009).

Maledette rockstar affida alla beffa e alla provocazione una chiave che assume forma palpabile nella sua stessa intelaiatura: 148 minuti di musica diluiti in 31 canzoni infarcite di influenze nate dalla collaborazione con un eclettico collettivo di musicisti (settanta) di estrazione ed esperienze diverse. Le intenzioni appaiono in quest’ottica cristalline: prendersi gioco e osteggiare le abitudini superficiali che oggi infuriano nell’ascoltatore distratto. Al lungo arco di tempo, in pratica quasi decennale, che c’è voluto per trovare la fisionomia definitiva, all’esigenza di smussare, rifinire con perizia ossessiva e rivedere e mettere in discussione ogni dettaglio, alle sottili limature e cesellamenti per arrivare a definire un lavoro ricco e praticamente onnivoro che trasborda, fino all’eccesso, di temi e riferimenti, fa da parallelo l’insofferenza nei confronti della catastrofica eclissi dei modelli di riferimento e delle icone nella moderna società capitalista 2.0 (si vedano “Un programma politico sintetico, inefficace ma divertente”, “Ammazza il corvaccio”, “Folkpolitik”). E così, attraversando l’Italia, ci si ritrova al cospetto di una schiera di bislacchi personaggi caricaturali che mettono in scena asfissianti luoghi comuni, figure del divino stravolte e per finire citazioni e richiami costanti, ovviamente rielaborati, alla musica italiana (basti scorrere i titoli: “Dio è morto” “Vincenzina e il call center” la canzone di Marinella”).

Com’è bello il mondo nuovo che stiamo costruendo (…) Un mondo senza conflitti sociali né noiosi dubbi esistenziali

 

Distribuito da Audioglobe per la storica etichetta indipendente Snowdonia, fondata come fanzine negli anni ’80 e gestita da Cinzia e Alberto, prodotto da La Zona, la title track è accompagnata da un video realizzato dal collettivo messinese La Maladolescenza. Il duo, che è il nucleo fondatore, si è allargato nel corso degli anni fino a comprendere, nella formazione attuale, 15 musicisti oltre a 60 ospiti che hanno collaborato, come si è detto, alle canzoni del disco.

 

Per meglio raccontare l’avventura dei Maisie, nonché la lunga realizzazione di Maledette rockstar, abbiamo domandato alcune cose a Cinzia La Fauci e al produttore Emiliano Rubbi.

 

I Maisie sono una band che non può essere accostata a un retroterra agganciato alla provincia, ma per la complessità e molteplicità di moduli stilistici si collega a una dimensione che va fuori dai limiti angusti di qualsiasi geolocalizzazione, eppure la vostra storia è partita proprio da questa città. Cinzia, ti va di narrarci come e quando ha preso vita l’idea di avviare questa collaborazione con Alberto? Che opportunità offriva Messina a due ragazzi che volevano ritagliarsi uno spazio originale e assolutamente personale nel mondo della musica?

Amo moltissimo la mia città, i paesaggi, il clima, il mare e so che posso dirti che la stessa cosa vale per Alberto. Siamo assolutamente messinesi nell’anima, NEL MODO DI CUCINARE, NEL MODO DI SCHERZARE e anche le caratteristiche del messinese che non ci sono proprie, le conosciamo e, affettuosamente, le riconosciamo come tipiche. Ma, premesso questo, Messina culla per la musica dei Maisie e per la Snowdonia, lo è stata in senso trasversale. Ovvero: probabilmente, se ci fosse stata una grande e bella offerta musicale, culturale e artistica nella nostra città, negli anni novanta, saremmo stati felici di fruirne come utenti/ascoltatori/spettatori e, forse, non avremmo creato la Snowdonia dischi nella cui prima pubblicazione antologica riunimmo tutti i musicisti strani, sperimentali, d’avanguardia allora presenti in Italia e con la quale, insieme a un’etichetta francese, pubblicammo il primo disco dei Maisie.
Il fatto che non ci fosse una cosa che ci soddisfacesse o che ci stimolasse in modo non canonico e originale, ci ha spinto a crearcela e a farla come desideravamo fosse: strana, sperimentale, bizzarra, impavida.
Una cosa simile mi ha detto, una ventina di anni fa, il direttore di una nota rivista musicale: “Se in una città di provincia ci fossero stati molti concerti belli da vedere e luoghi interessanti da frequentare, probabilmente non esisterebbe il mio giornale.”
Ci siamo trovati a condividere questa sensazione: la provincia, rispetto alla metropoli, ha dei lati negativi e dei limiti, ma alla fine, se hai creatività e fermento interiore, questo ti spinge a costruire. Abbiamo uno spirito avventuroso, eravamo e siamo grandi ascoltatori di musica e grandi mangiatori di “menze con panna e brioscia”!

 

Due canzoni in particolare, le differenti versioni di N.79 – Istituto Marino (via Ortopedico) – dove c’è anche la presenza del cantautore Mario Castelnuovo – contenute nell’album Balera Metropolitana, evocano e mostrano anche chiari riferimenti (la linea autobus N.79 che porta a Ganzirri) a scenari dello stretto. Che cosa raccontano?

Il messinese pendolare sui bus ATM, proveniente dalla zona nord di Messina, sa benissimo cosa sia il 79 via ortopedico. È uno dei due bus che ti portano dalla stazione a Ganzirri (l’altro è 79 via pantano). Innanzitutto per me (Cinzia) è sempre stato uno dei tour più belli che potessi far fare agli amici che venivano da fuori: prendere il 79 al duomo, fare tutta la litoranea, godendosi il mare e lo stretto e, finale fantastico, il giro del lago! Insieme alla traghettata, è stato il mio concetto di mini crociera messinese sui mezzi pubblici :-).

La storia narrata nella canzone è quella di un manovale che prende l’autobus 79 non per andare al mare e nemmeno per godersi il paesaggio, ma per andare a lavorare, prendendolo ogni giorno, avanti e indietro, cosa che fanno in tanti a Messina. Ma in verità lui bada con attenzione al paesaggio, alle persone e soffre di non potersi soffermare, di non poterne godere, di non poter sentire davvero l’odore e la lentezza della natura che lo circonda. È un artista che fa il manovale per necessità, perché nella nostra epoca è difficile vivere della propria arte e, dice la canzone, sarebbe bello se gli strumenti ci facessero campare e potessimo cantare di questo mare.

In Maledette rockstar e in dischi precedenti, almeno a partire dal bellissimo Morte a 33 giri, una menzione specialissima va rivolta alla straordinaria versatilità delle voci femminili, uno degli elementi che danno una forte identità all’album. Come si è svolta la tua collaborazione con Carmen D’Onofrio?

È verissimo che le voci sono una delle cose alla quale dedichiamo più tempo, passione e cura. Io e Alberto siamo innamorati della melodia, dei giochi vocali, dei cori, dei controcanti e anche delle belle voci, non solo in senso tecnico ma anche e soprattutto espressivo. E se progetti una struttura complessa, devi poi farla suonare bene e al tempo stesso leggera. Non deve sentirsi “fatica” nel risultato, perché altrimenti poi si avverte nell’ascolto: devono avvertirsi gioia e bellezza. L’entrata di Carmen nel gruppo è stata assolutamente inattesa e gioiosa: eravamo in studio a Napoli per registrare Morte a 33 giri e Carmen era la fidanzata del fonico, all’epoca. Mentre cantavo e preparavo le voci, Carmen, che è molto espansiva, nonché cantante molto brava tecnicamente, si prodigava con gioia a darmi consigli sulle voci e sui cori. A quel punto, visto che, mentre provava, mi piaceva tantissimo come cantava e come venivano le canzoni, immediatamente, io e Alberto, abbiamo pensato di invitarla a cantare con me nel disco. Abbiamo diviso le canzoni, le parti, ed è nata la collaborazione. Poi proseguita davvero con grande entusiasmo e impegno: Carmen, insieme a me ed Alberto, è stata sempre presente, con energia, entusiasmo e impegno, mettendo davvero anima e sangue nei Maisie. Come me, per cantare nei nostri dischi, è partita, ha preso aerei, treni, ha viaggiato tantissime volte e insieme abbiamo lavorato anche 12/15 ore al giorno per finire le canzoni e farle suonare come volevamo che fossero.

Insieme ad Alberto gestite da anni anche un’etichetta, Snowdonia, che oramai da decenni costituisce un punto di riferimento riconosciuto e di spessore per la musica indipendente in Italia. Puoi dirci brevemente la sua storia e quali sono gli artisti che ha ospitato?

Come ti dicevo prima, Snowdonia è nata anche grazie a Messina 🙂
Volevamo uno luogo dove poter ospitare le diverse energie belle che circolavano in Italia, le nostre e quelle di tanti ottimi gruppi italiani: in quel periodo tanti dicevano che in Italia non succedeva nulla e noi, ascoltatori attenti nonché giovani esploratori, sapevamo che non era veramente così.
Si dovevano solo unire i puntini tra le diverse realtà sparse per la penisola, perché l’uno conoscesse l’altro!! Allora nel 1997, contattammo una ventina di gruppi d’avanguardia, free jazz, sperimentali, bislacchi, elettronici che conoscevamo per vie traverse, e mandammo agli uni la cassetta degli altri, facendoli conoscere e, infine chiedemmo ad ognuno un brano inedito, che pubblicammo in un’antologia, “Orchestre meccaniche italiane”.
Era l’attestazione di esistenza di una scena e poi divenne l’atto di nascita e rinascita di una nuova scena italiana. Mandai, con grandissima faccia di suola, la compilation a grandissimi musicisti internazionali, tra cui John Zorn, nonchè ai migliori giornali di musica: Rockerilla, Rumore, Mucchio Selvaggio e il neo nato Blow up. Non volevo una recensione partigiana sulla Gazzetta del Sud o qualcuno che dicesse “bravi e giovani artisti emergenti”, volevo un serio giudizio sulla musica da chi si intendeva davvero di musica. Anche una stroncatura, ma da chi davvero ascoltava musica. Non sapevamo come sarebbe andata, ma le risposte furono, fin dal primo disco, entusiastiche.
Pensa che John Zorn mi telefonò a casa da New York per farci i complimenti e per proporci la produzione di uno dei musicisti della nostra compilation, Sprut. Di fatto, è storia: il primo musicista italiano mai pubblicato per la prestigiosa Tzadik di New York è proprio Sprut!
I musicisti con cui abbiamo collaborato negli anni sono numerosissimi e di diversissime estrazioni musicali e nazionalità: Arto Lindsay, Otomo Yoshihide, Trumans Water, Nick Didowsky, Roy Paci, Gianni Gebbia, Fred Casadei, Stefania Pedretti, Bugo, Bruno Dorella, Flavio Giurato, Amy Denio, Mario Castelnuovo, Franck Chicken, Giovanni Lindo Ferretti… già solo nel disco dei Maisie appena uscito abbiamo collaborato con ben 70 musicisti, tra i quali: Alvaro Fella (Jumbo), Claudio Lugo (Picchio dal pozzo), Maurizio Di Tollo (Finisterre, Distillerie di Malto, Moongarden, Maschera di Cera, Hostsonaten), Stefano Agnini (la Coscienza di Zeno, La curva di Lesmo, Il cerchio medianico), Marco Bertoni e Lucio Ardito (Confusional Quartet), Piotta, Simon Balestrazzi (T.A.C.), Antonio Gramentieri (Sacri Cuori), Ausonio Calò (Le Masque), Vittorio Nistri (Deadburger), Claudio Milano (NichelOdeon), Diego Palazzo (Egokid), Dario D’Alessandro (Homunculus res), Domenico Salamone (Airfish), Dino Draghen e Prete Criminale (Klippa Kloppa), Manitù Rossi (Le Forbici di Manitù), Andrea Lovito (Ance), Zap Zappis (3chevedonoilrE) e tanti, tanti altri. Che non si dica però che non suoniamo con i messinesi: in questo disco suona con noi anche un musicista nostro concittadino, Massimiliano Raffa (Johann Sebastian Punk).

 

Emiliano, come ha preso avvio la tua collaborazione con Alberto e Cinzia? Cosa ti ha spinto a finire nelle maglie un’operazione discografica articolata e folle come quella dei Maisie?

Allora, è andata così: Alberto scrisse su Facebook che cercava qualcuno che gli mixasse il disco. Io lo seguivo da tempo e apprezzavo molto i Maisie, così mi sono proposto. Poi, diciamo, non mi sono limitato ai mix, mi sono allargato un po’, e la nostra collaborazione è partita da lì. Per quanto riguarda cosa mi ha spinto, direi le loro canzoni. Li ho sempre trovati geniali, brillanti, mi faceva piacere essere parte del loro nuovo album. E Alberto e Cinzia sono persone splendide, collaborare con loro è stato divertente e stimolante da tutti i punti di vista.

 

Image credits:

 

  1. Illustrazione di Manfredi Criminale ispirata alla “Donna Pesce”, una delle canzoni del disco, contenuta nel libretto di 56 pagine
  2. Disegno di Sonia La Fauci realizzato per l’album Bacharach for president, Bruno Maderna Superstar! (2003) dei Maisie

 

Eulalia Cambria

 

 

di Redazione UniVersoMe

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