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… molti modi di dire messinesi nascondono delle storie assai curiose?

Ebbene sì, anche senza saperlo, il messinese porta dentro di sé la storia e la cultura della propria città. Sebbene ovviamente esistano delle testimonianze scritte, il dialetto e i modi di dire vengono appresi prevalentemente grazie alla tradizione orale. Tutti abbiamo un nonno che ci ha insegnato alcuni modi di dire e ci ha spiegato il loro significato, ma spesso l’origine di quei detti si è persa nella notte dei tempi. Di seguito si riporta qualche esempio. L’ espressione, ormai desueta, “fici cchiù dannu du cincu i frivaru” (ha fatto più danno del 5 febbraio), è legata al terremoto del 5 febbraio del 1783. La catastrofe ha distrutto interi centri abitati calabresi, come Palmi e Scilla e ha raso al suolo Messina, lasciando in piedi solo la Cittadella: viene considerato il più grande disastro del XVIII secolo nell’Italia meridionale. L’entità del fenomeno non è correlata all’elevato grado delle scosse, ma alla rapidità con cui si sono succedute (si parla di 5 scosse maggiori tra il 5 febbraio e il 28 marzo). A seguito dell’accaduto, nel maggio dello stesso anno, il regno borbonico emanò il primo governo antisismico d’Europa.

 

Il detto “Essiri cchiù di cani ‘i Brasi” (letteralmente “essere più dei cani di Biagio”), viene utilizzato molto spesso nel messinese per indicare ungrande numero di persone che creano una grande confusione. Vi sono diverse teorie riguardo l’origine di questa frase, ma sicuramente quella che segue è la più simpatica. Si dice che un Viceré spagnolo di nome Blas (Biagio) d’istanza a Messina, amante della caccia, abbia inviato una lettera al fratello in Spagna in cui gli chiedeva di mandargli 2 o 3 cani da caccia. La lettera è stata male interpretata dal fratello che ha letto la cifra di 203, scambiando la lettera o per il numero 0. Quando i 203 cani sono approdati a Messina a bordo di una nave, il loro baccano era talmente forte da essere udito per tutta Punta Faro.

 

Ad ogni modo una delle espressioni più amate dai messinesi è sicuramente “babbillumpa”, che letteralmente significa “scemo dell’UNPA”. Ma cos’è l’UNPA?L’Unione nazionale protezione antiaerea, in acronimo UNPA, era un’organizzazione della protezione civile istituita il 31 agosto 1934. Verso la fine del conflitto, lo stato di grave emergenza ha costretto al reclutamento di persone anziane e soggetti con deficit fisici o mentali esentati dal servizio militare. Nonostante il significato chiaramente denigratorio, bisogna ricordare che i cosiddetti “babbillumpa”, in tutta Italia, ma soprattutto a Messina (dove i bombardamenti sono stati moltissimi) hanno salvato parecchie vite, sia occupandosi dell’informazione preventiva in caso di attacco aereo, sia intervenendo alla fine del bombardamento per rimuovere le macerie e soccorrere i feriti. La tradizione messinese è piena di modi di dire il cui significato si è perso o sta per perdersi. Voi ne conoscete altri? Scriveteli nei commenti, saremo felici di conoscerli e pubblicarli.

Renata Cuzzola

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di Cultura Locale

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