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“Polizia predittiva” arriva anche in Italia?

Potrebbe presto sbarcare in alcune città italiane, ma di certo non a livelli di Minority Report.

 

Il futuro più inquietante dell’Intelligenza Artificiale potrebbe scaturire da un pezzo di cervello di un topo attaccato a dei micro elettrodi. È studiandone le sue reazioni agli stimoli che gli scienziati del Cnr fiorentino insieme ai colleghi dell’”Università di Tel Aviv” hanno scoperto che gran parte dell’attività cerebrale è controllata da pochi neuroni organizzati in unità funzionali denominate clique, in grado di categorizzare e generalizzare l’informazione in concetti.

Quel funzionamento è stato tradotto successivamente in un algoritmo e usato per l’intelligenza artificiale dagli scienziati dell’azienda israeliana Cortica, che hanno creato un sistema in grado di percepire le intenzioni di un soggetto osservando le sue espressioni e i suoi comportamenti.

Cortica entrerà in funzione in India grazie ad una partnership con il Best Group per analizzare il grande flusso di dati delle telecamere a circuito chiuso nelle aree pubbliche. Questo è l’ultimo sviluppo della Crime Prediction, che seppur lontana dalle visioni della Minority Report, è già realtà.

La tecnologia sta facendo passi da gigante per difendere le future Smart City metropolitane.

Le smart city si dovranno difendere dagli attacchi fisici ma anche e soprattutto da quelli informatici grazie alla presenza del sistema IoT, capace di regalare passatempi ingegnosi ad Haker maliziosi. Ecco perché al concetto di smart city si affianca quello di Safe City., con soluzioni di Business Intelligence e Predictive analytics, indirizzate alla sicurezza pubblica che hanno lo scopo di predire calamità naturali, azioni terroristiche o criminali, e incidenti. Tra le aziende leader del settore c’è la svedese Hexagon safety & infrastructure con il suo Intergraph Business Intelligence per la sicurezza pubblica, in grado di monitorare e analizzare un’enorme quantità di dati per prevedere l’evoluzione di uno scenario.

    

  

Angelo Gazzoni, country manager per l’Italia di Hexagon, ci spiega che il loro obiettivo è un’ecosistema autonomo connesso (Ace), cioè un insieme di sistemi che si connettono in maniera autonoma sfruttando l’intelligenza artificiale e la tecnologia edge computing che permette di spostare verso i sensori la capacità analitica, convogliando così nell’elaborazione centrale solo l’informazione raffinata. Nel caso delle forze dell’ordine- continua Angelo gazzoni-  ciò consente di portare nel centro decisionale di una sala di gestione delle emergenze informazioni utili per la salvaguardia delle persone, permettendo di agire in anticipo, predire un crimine o una catastrofe.

 

Come si può predire un crimine?

Integrando dati che arrivano dall’esterno, informazioni dei sensori, sentiment analysis, lo storico delle chiamate; è possibile intercettare la fase nascente di qualcosa che sta accadendo. Analizzare l’incidenza di un determinato tipo di reato in una specifica zona della città può permettere da un lato di migliorare l’analisi e dall’altro di gestire meglio determinate zone. Per esempio, un quartiere in cui si riscontrano molti casi di infrazione stradale potrebbe essere legato a un nascente spaccio di droga. E il sistema centrale permette anche di utilizzare sensori mobili come Robot e Droni di pattugliamento

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Uno dei maggiori problemi riscontrati è quello della Privacy. Tra i sensori che avranno il compito di trasmettere l’informazione ci sono le telecamere, implementate con tecnologie di “face-detecting” e “face-recognition” per incrociare i volti con quelli presenti nel database.

In Italia, Hexagon aveva già intavolato discorsi con esponenti di realtà regionali per fornire i suoi sistemi alle forze di polizia locale, interessate al dispatching di risorse, all’analisi di incidenti e ai reati. Attualmente sono in lavorazione dei progetti con grandi infrastrutture, di cui però non si sa ancora niente di preciso. Secondo Gazzoni è solo questione di tempo prima che questi sistemi diventeranno realtà almeno nelle grandi città.

L’ultima conferenza del Security Summit di Roma sull’intelligenza artificiale e si è conclusa con un appello corale degli scienziati: “non chiamatela intelligenza”.

Magari tra dieci anni avremo macchine che prenderanno le decisioni da sole. Sarebbe un ottimo modo per scaricare responsabilità e sensi di colpa.

 

 

 

 

Selina Nicita

di Selina Nicita

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