I giovani e i social: dall’Italia all’Europa

Si è tenuto martedì, presso il Dipartimento di Cività Antiche e Moderne, l’incontro organizzato dall’Associazione Universitaria Atreju che ha visto come protagonisti i giovani e i social.

Numerosi studenti hanno avuto modo di confrontarsi tra loro e con chi studia il fenomeno social da anni; sono stati presenti, infatti, la Prof.ssa Maria Grazia Sindoni e il Prof.Francesco Pira, entrambi docenti ell’Università di Messina ed esperti nell’ambito della comuniazione web 2.0.
Vari sono stati gli argomenti trattati dai due studiosi.

La Prof.ssa Sindoni ha fatto emergere la necessità dei nuovi utenti all’auto “sponsorizzazione”, cioè, dare una più realistica e buona impressione di sè. Basti pensare alle immagini profilo: chi mai metterebbe una foto in cui non si riconosce o in cui è venuto particolarmente male? Ma i canoni secondo cui avviene questo processo non sono dettati dal semplice gusto personale, è la società stessa, in modo indiretto, ad imporceli. Il nostro profilo diventa, così, la vetrina attraverso cui promuoviamo la nostra immagine. Questa vetrina, più oggi, che ai tempi di msn, pretende da noi la più completa trasparenza: impostiamo foto profilo che ci ritraggono, non ricorriamo ad avatar; usiamo il nostro nome, non più un nickname.

Trasparenza e fiducia ci permettono da un lato una maggiore sicurezza, ma dall’altro possono minare la nostra privacy; infatti, chiunque può accedere facilmente ai nostri dati personali.
“Il nostro problema non sono i social, ma la società che stiamo creando”, così il Prof. Pira risponde alla polemica secondo cui le nuove tecnologia stanno portanto alla caduta di valori e principi. Il docente parte dal presupposto secondo cui i social network non sono altro che il riflesso di noi stessi, siamo noi ad agire sul social. Il web 2.0 è una grande opportunità: dà largo spazio alla gente comune e permette strategie di marketing, politiche, comunicative che prima erano impensabili. Ma esiste il problema “ignoranza”: non sono molti coloro che lo sanno usare e, ancora meno, quelli che comprendono le responsabiltà che comporta il suo utilizzo.
Pira conclude dicendo: “Non facciamo dei social network un’arma di distruzione di massa, ma un’arma di costruzione di massa”.

Marta Picciotto

di Redazione UniVersoMe

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