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La Macchinazione: incontro con il cast

Il 25 marzo a poche ore dall’uscita del film nelle sale italiane, la redazione di Universome ha assistito alla conferenza di presentazione con una parte del cast che si è svolta al termine della proiezione della Macchinazione nei locali del PostModernissimo di Perugia. Insieme a Simone Rossi che coordinava l’incontro abbiamo seguito il dibattito che ha coinvolto il regista David Grieco, la produttrice Marina Marzotto, l’attore Matteo Taranto, e la piccola interprete Viola.

La MacchinazioneE’ la fine dell’estate del 1975. Nei mesi febbrili che precedono la morte di Pier Paolo Pasolini, mentre proseguiva l’assemblaggio del materiale per la messa a punto di Petrolio e le pellicole di Salò venivano destinate alla distribuzione, una buona fetta della gioventù delle borgate e dei rioni popolari romani sublimava la volontà di rivalsa nel degrado dello spaccio di droga e della piccola criminalità. Il sogno di molti che conoscevano e frequentavano quello che amichevolmente soprannominavano Pa’ era di conquistare un ruolo in uno dei suoi film, come era stato tempo prima per i ragazzi di Accattone. Tra questi c’era Pino Pelosi. Aveva all’epoca diciassette anni e una corporatura esile quando, secondo il verbale della confessione e stando alla versione ufficiale, avrebbe avuto la meglio sulla fisicità assai più vigorosa e possente di Pier Paolo Pasolini, mettendo fine il 2 novembre alla vita di uno degli intellettuali cardine del novecento. Sono moltissimi e tutt’ora in buona misura avvolti nella nebbia gli aspetti convulsi sullo sfondo dell’assassinio che si intreccia con la storia di Italia e le “macchinazioni” della politica all’inizio degli anni ’70. Da qualche tempo la riapertura dell’inchiesta e il ritrovamento del DNA di altre cinque persone ha portato alla ribalta novità clamorose di cui probabilmente si discuterà nei prossimi mesi, e al riesamino del caso da parte di una commissione parlamentare.

David Grieco, regista de La Macchinazione, film indipendente distribuito da Microcinema, ha avuto l’occasione di incontrare molte volte Pier Paolo Pasolini. Quando faceva il giornalista avevano spesso parlato e addirittura pranzato insieme. Ed è stato forse proprio lui uno dei primi a recarsi all’Idroscalo di Ostia dove il corpo di Pasolini è stato trovato avvolto in un lenzuolo, mentre poco distanti alcuni ragazzi continuavano a giocare a pallone: “Avevo chiesto al medico legale Faustino Durante, all’epoca il medico legale più importante che ci fosse in Europa, di venire lì, e fortunatamente mi ha preceduto. La zona dove si trovava il corpo non è stata per niente delimitata. Chiaramente non c’era stato nessun tipo di rispetto per le tracce e per nulla. Ho sentito le urla di Faustino Durante che inveiva contro i carabinieri perchè nessuno aveva fatto niente. Lui è riuscito a fare recintare lo spazio, si è avvicinato al corpo e ha sollevato il lenzuolo. Restando accovacciato mi ha detto che era ridotto in modo spaventoso e ha affermato che si era trattato di una “mattanza”. A occhio ha aggiunto, c’erano tantissime ferite, ma nessuna di queste era stata mortale. Si notavano invece le tracce dei copertoni sulla canottiera e sul corpo”.

La realizzazione del film che ha richiesto circa due anni di lavoro ha come obiettivo raccontare la verità e proporre una ricostruzione fondata e razionale su come i fatti si sono svolti, lasciando spazio a sole due invenzioni drammaturgiche che il regista sottolinea; una è quella di Pelosi che viene convinto a fare il provino per un film, e in realtà senza rendersene conto mette in scena l’uccisione di Pasolini, l’altra è la storia dello scrittore con cui lo stesso Pasolini è in contatto. A questo proposito ha spiegato alla conferenza David Grieco: “Ho pensato che dato che i ragazzi giravano intorno a Pasolini per riuscire a recitare nei suoi film, l’unica maniera fosse fargli imparare il copione a memoria. Steimetz invece è un personaggio che non si conosce e che ha scritto un libro (Questo è Cefis n.d.r) che vi invito a leggere che comprende solo un elenco di reati. Nessuno sa chi sia. Pasolini in Petrolio ha messo dei pezzi di questo libro senza citare la fonte, da questo ho dedotto che volesse essere denunciato. So che Pasolini avrebbe voluto incontrarlo. Il cinema ha permesso di realizzare questa possibilità”.

Da cosa nasce l’esigenza di un nuovo film su Pier Paolo Pasolini, in cosa consistono le caratteristiche e l’originalità di quest’opera cinematografica? La risposta è contenuta in un certo senso già nel Pasolini di Abel Ferrara. Prima che iniziasse la lavorazione de La Macchinazione David Greco ha stretto dei contatti con il regista statunitense, il quale nella sceneggiatura del suo film era interessato esclusivamente a raccontare le ultime ore di vita di Pier Paolo Pasolini e non aveva intenzione di girare quella che definiva con disprezzo “una spy story, un film di spionaggio”. Come molta letteratura attuale che esplora e racconta la vita privata di Pier Paolo Pasolini, il film di Ferrara aveva come fulcro esclusivo la sua condotta sessuale estrema. L’avversione e la rabbia verso questa prospettiva che distorce la realtà è maturata a lungo, fino a quando David Grieco che ha scritto la sceneggiatura insieme a Guido Bulla, ha proposto alla produttrice Marina Marzotto un’altra storia; voleva raccontare la verità su quegli anni e sulla morte del regista e scrittore. “E’ un film strano come non se ne vedono da tempo e in Italia e forse anche in altri paesi. E’ un film di cui si è parlato molto, e ci sono sempre quelli che criticano il fatto che si parli degli ultimi giorni di vita di Pasolini sostenendo che si inventano sempre nuovi complotti sulla sua morte, mentre alludono invece alla vita che conduceva. Ecco a me danno persino più fastidio questi atteggiamenti un po’ preteschi degli stessi fascisti che lo hanno perseguitato”. Non esiste, secondo David Grieco, alcuna distinzione tra il Pasolini notturno e diurno, privato e pubblico. E sempre Grieco aggiunge: “Qualcuno quando ho finito di girare mi hanno detto che avevo completamente smitizzato Pasolini. Questo è il Pasolini che io ho conosciuto, ma che non ho conosciuto solo io ma tanta altra gente. Questo ho voluto raccontare, e allo stesso tempo ho voluto raccontare il come e il perchè è stato ammazzato”. E chiarisce anche: “All’epoca Pasolini si era infilato in molti ambienti alla ricerca di informazioni. Ad esempio era interessato a sapere chi fossero gli elementi della malavita organizzata infiltrati nelle Brigate Rosse. In questo modo ha scoperto la P2 al momento della sua creazione. Petrolio è una rete misteriosissima di persone difficilmente collegabili tra loro (da Silvio Berlusconi a Claudio Villa a molti altri). Pasolini è venuto a sapere queste cose in un epoca non sospetta. E questa scoperta gli è costato la vita. Ai giovani blogger che scrivono del film che sono cose che già si sanno su Pasolini e che già si sono dette, rispondo esterrefatto: perchè non sono andati a denunciarle in procura?”

Ne La Macchinazione l’alter ego di Pasolini è l’attore, cantante e showman Massimo Ranieri, la cui somiglianza impressionante riconosciuta dallo stesso intellettuale che l’ha incontrato da ragazzo e l’amicizia trentennale che lo lega a David Grieco, con il quale da tempo discuteva scherzosamente sulla possibilità di fare questo film, ha contribuito a determinare la scelta che è stata allo stesso tempo il motore della sua realizzazione. Anche il resto del cast è d’eccezione: Milena Vukotic, Roberto Citran, Paolo Bonacelli, Libero de Rienzo e l’ottimo Matteo Taranto (già in Razzabastarda di Alessandro Gassmann) nei panni di Sergio. Sergio è un giovane criminale impelagato nella malavita romana nonché nell’omicidio di Pasolini. Originario di La Spezia, Matteo Taranto per interpretare questo ruolo ha dovuto studiare la dizione del romanesco e si è divertito a giocare con la lingua e a trovare un guizzo e una camminata particolari: “I miei personaggi partono sempre dall’impostazione fisica, attraverso la camminata e il movimento io trovo il loro ritmo interiore. In questo Alighiero Noschese e Gian Maria Volontè, mio mito assoluto, erano maestri. David Grieco mi ha offerto una parola chiara per cercare di comprendere questo mio personaggio: rubagalline: gente morta di fame che è disposta a fare tutto pur di guadagnare. La cocaina è il cavallo di Troia che consente a queste persone di fare il grande salto. Sergio tuttavia non ha gli strumenti e la cosa difatti gli sfugge dalle mani. Non ha il coraggio di passare sul corpo di Pasolini e lo fa fare a un altro. E’ fondamentalmente un vigliacco, si investe di un coraggio e di un autorevolezza che non ha. E’ profondamente meschino”. A fare da cornice e filo conduttore al film è la suite di Atom Heart Mother dei Pink Floyd. Per ottenere l’approvazione della Warner la produttrice Marina Marzotto ha parlato della lunga vicenda che si è conclusa con una telefonata che, con grande sorpresa, ha ricevuto da David Gilmour in persona. La stessa Marina Marzotto ha raccontato a questo proposito: La nostra produzione non aveva i mezzi per comprare le musiche. I Pink Floyd hanno dato la loro musica pochissime volte, in questo caso l’hanno fatto perchè hanno sposato il progetto. Un’operazione di sound design durata 7 settimane curata da un tecnico del suono francese ha permesso che noi applicassimo le musiche al film. Quelli della Warner si sono così emozionati che hanno detto che faremo una proiezione del film a Londra con i Pink Floyd. Non so se questo si realizzerà e se fosse, sarebbe una grande emozione. Zabriskie Point ad esempio ha solo due canzoni, noi un intera colonna sonora. Nessuno ci credeva. Abbiamo trovato più ganci per fare questo film all’estero che in Italia”.

La Macchinazione è in definitiva un film senz’altro coraggioso che con una ottima capacità nel narrare offre una ricostruzione illuminante della vicenda e aggiunge alcuni tasselli reali alla compressione di un capitolo importante della storia del nostro paese. E’ anche una valida prova registica e attoriale. L’amore per la verità e l’abilità nel saperla raccontare e divulgare fanno di questo film un’opera di cui si sentiva effettivamente l’urgenza. La stessa urgenza che, 40 anni dopo, si prova ancora nel volere chiarire una volta per tutte come sono andati davvero i fatti. “Gli editoriali di Pasolini sul Corriere della Sera venivano letti da 5-6 milioni di persone. In più stava scrivendo Petrolio. Uno dei protagonisti di Petrolio era Eugenio Cefis. Ce ne era abbondantemente per ucciderlo. Solo che ucciderlo nel modo più semplice, cioè aspettare che uscisse di casa e sparargli, l’avrebbe eretto come un martire. Ucciderlo facendo leva sull’immagine sessualmente incandescente che è stata creata e sull’omofobia dilagante era la scelta migliore. Le ricostruzioni che sono state create hanno l’obiettivo di sporcarlo, in modo che nessuno ne debba più parlare, nessuno lo debba più studiare a scuola e i suoi libri nessuno li debba più comprare” (David Grieco).

Eulalia Cambria

di Eulalia Cambria

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