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Rocca Guelfonia ed il Sacrario di Cristo Re: Messina fra duemila anni di guerre

La città di Messina, nel corso dei secoli, è sempre stata considerata un’importante piazzaforte strategica dal punto di vista militare, ed è facile intuire il perché: situata nel punto di più facile accesso alla Sicilia dal Continente, e al crocevia fra Tirreno e Ionio, avere il controllo su Messina equivaleva a controllare il Mediterraneo, in tempi in cui controllare il Mediterraneo significava controllare il mondo. Possiamo dunque ben comprendere come mai, fin dagli albori della sua esistenza, gli abitanti delle colonie greche se ne contendessero così aspramente il dominio; e non deve sorprenderci che proprio per aiutare gli alleati Mamertini a difendere Messina dai Siracusani, appoggiati dai Cartaginesi, le truppe romane giunsero in Sicilia dando inizio alla prima guerra punica (264 a.C.).

Ancora, proprio da Messina si avviò la riconquista normanna della Sicilia (1061 d.C.); e sempre da qui partivano le navi dirette in Terrasanta durante le Crociate; importantissimo fu il ruolo che questa città giocò durante i Vespri Siciliani, quando, difesa da Alajmo da Lentini, resistette al durissimo assedio francese, durante il quale si distinsero le leggendarie eroine Dina e Clarenza. Non meno importante fu Messina nel ‘500, quando Carlo V la rese base navale fondamentale nella lotta alla pirateria barbaresca; e nel 1675, quando la città si ribellò agli Spagnoli, i francesi del Re Sole non tardarono ad accorrere in sua difesa, salvo poi abbandonarla al suo destino dopo la pace di Nimega (1678). Nell’Ottocento Messina fu ancora una volta nell’occhio del ciclone, quando subì la violenta repressione dei moti insurrezionali del 1848, da parte dei Borbone, culminata in 8 mesi di bombardamenti; e, pensando al ‘900, è impossibile dimenticare il tributo di vite umane che questa città pagò durante le due Guerre Mondiali.

Esiste un luogo a Messina che ha vissuto da protagonista tutti questi secoli di guerra: è il castello di Matagrifone, o Rocca Guelfonia. Il complesso oggi si raggiunge da Viale Principe Umberto e domina Messina da una altura a circa 60 m s.l.m., verosimilmente sede dell’antica Acropoli della città greco-romana. Il nome del castello deriva dal fatto che qui, nel 1190, si insediò re Riccardo Cuor di Leone, sceso a Messina sulla via della Terrasanta: adirato col Re di Sicilia, Tancredi, poiché sua sorella Giovanna, vedova del precedente Re, non otteneva la restituzione della dote, occupò la città costruendovi una torre che fece chiamare “Mata-griffones”, cioè “ammazza-Greci”, in riferimento forse alla grande presenza di greci e levantini nella città di Messina. Nei secoli successivi la fantasia popolare trasformerà il nome, ormai privo di significato, e il castello di Matagrifone diventerà il mitico “castello di Mata e Grifone”, i due giganti fondatori della città secondo una antica leggenda.

Ricostruita da Federico II di Svevia, restaurata nel ‘400 da Ferdinando il Cattolico e poi ampliata sotto Carlo V, più volte bombardata e danneggiata a seguito della rivolta antispagnola del 1674-1678, e infine tramutata in prigione nell’800, di questa roccaforte maestosa oggi resta pochissimo: la poderosa torre ottagonale con l’iscrizione che commemora il restauro quattrocentesco; tratti di mura appena riconoscibili lungo il Viale Principe Umberto; e il monumentale portale cinquecentesco a bugne sovrastato da un mascherone, pressoché totalmente dimenticato, fra panni stesi e macchine parcheggiate, nella sottostante Via delle Carceri. Sopra le sue rovine sorge invece l’elegante struttura neobarocca del Sacrario di Cristo Re, costruito nel 1937 su progetto di Francesco Barbaro, in omaggio allo stile del messinese Filippo Juvarra (1678-1736), l’architetto della Basilica di Superga. Il tempio, a pianta ottagonale e sormontato da una alta cupola, commemora il ruolo di Messina nelle due Guerre Mondiali e, nella cripta, ospita le salme di numerosi caduti. Notevoli la scalinata d’ingresso con la statua di Cristo Re, opera di Tore Edmondo Calabrò, la grande campana fusa col bronzo preso al nemico durante la prima Guerra Mondiale, e le otto statue bronzee che adornano la cupola, disegnate da Teofilo Raggio.

Oltre duemila anni di guerre ci osservano dall’alto di questo singolare complesso monumentale; e, mentre ammiriamo dal suo belvedere il magnifico panorama dello Stretto, ci invitano a riflettere e a sperare in un futuro di pace.

Gianpaolo Basile

Ph: Martina  Galletta

di Redazione UniVersoMe

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