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Il grande sconosciuto blu: l’autismo

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nws_oggi_l_viii_giornata_mondiale_consapevolezza_dell_autismo_360_1L’autismo colpisce una persona su centosessanta nel mondo, con un’incidenza dieci volte maggiore negli ultimi quarant’anni, ma di cosa si tratta realmente? Tanta confusione e tanta disinformazione aleggiano sull’argomento di cui, forse, si sente parlare troppo poco.

Dare una definizione precisa di autismo è alquanto difficile, si tratta infatti di una patologia che si manifesta nei primi anni di vita, caratterizzata da una grande varietà di sintomi e che porta oggi a parlare più precisamente di disturbi dello spettro autistico.

Complessivamente, gl’individui affetti presentano difficoltà, più o meno gravi, nel relazionarsi agli altri ed al mondo esterno sia verbalmente che non, un repertorio ristretto e ripetitivo d’interessi e comportamenti stereotipati; talvolta può esserci un’associazione con problemi fisici come l’epilessia o la sindrome di Down.

Tuttavia, molti individui autistici presentano una spiccata intelligenza, grandi abilità visive ed artistiche, non a caso si ritiene che personaggi di spicco della cultura in genere, come Emily Dickinson o Isaac Newton, fossero affetti da questa patologia.

Non esiste un’etnia maggiormente colpita rispetto ad un’altra, a differenza invece del sesso maschile che sembra esserne interessato fino a cinque volte in più rispetto a quello femminile.

Proprio per la varietà di sintomi che caratterizzano il disturbo e per i gradi di complessità estremamente variabili che si riscontrano nella pratica clinica, spesso diagnosticare con precisione l’autismo risulta difficile ed è per questo che la ricerca e la comunità scientifica in generale sono impegnati sempre più a trovare un riscontro patologico a livello anatomico e fisiologico del cervello.

Recentemente, grazie alle nuove tecniche di imaging che evidenziano con grande dettaglio le attività cerebrali, è stato possibile riscontrare, nei soggetti autistici, differenti connessioni tra varie aree dell’encefalo coinvolte nell’elaborazione dell’espressione facciale o delle emozioni, rispetto a soggetti sani.

Decisamente più sconosciute e difficilmente individuabili sono invece le cause che stanno alla base della patologia; che il vaccino trivalente contro il mobillo-parotite-rosolia causi questo disturbo è ormai ampiamente superato, data la completa mancanza di evidenze scientifiche.

Pare invece che oggi i ricercatori siano concordi nel ritenere che sia presente un coinvolgimento genico ed ambientale, infatti il 10% dei bambini affetti da autismo presenta altre condizioni genetiche come la sindrome di Down e la sindrome dell’X fragile e sembrano essere correlati al rischio di autismo l’età avanzata dei genitori al momento del concepimento o l’esposizione della madre a pesticidi ed inquinamento, parti estremamente prematuri e complicati.

Tutt’oggi non esistono cure per questo disturbo permanente, che nelle forme più gravi è estremamente invalidante, tuttavia è consigliato intervenire con terapie per lo sviluppo del linguaggio, del gioco e dell’adattamento all’ambiente fisico e sociale, pertanto risulta essenziale il supporto e la preparazione dei genitori per la buona riuscita dell’intervento.

Trattandosi di un disturbo sempre più diagnosticato ma poco conosciuto dalla popolazione,  da pochi anni è stata introdotta dalle Nazioni Unite la giornata mondiale per la consapevolezza dell’autismo, il 2 aprile, così da promuovere la conoscenza della patologia e la solidarietà nei confronti dei bambini e delle persone affette.

Non a caso è stato scelto come simbolo della patologia e della Giornata il colore blu, essendo una “tinta enigmatica, che risveglia il desiderio di conoscenza e di sicurezza” come spiegano i promotori della Giornata stessa.

Morgana Casella

di Redazione UniVersoMe

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