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Giochi d’acqua e pietra: le fontane storiche messinesi, parte 2

La scorsa settimana avevamo iniziato il nostro giro virtuale per le strade di Messina sui sentieri dell’acqua e della pietra, alla ricerca di alcune fra le più belle delle tante fontane che adornavano questa città ricca di corsi d’acqua, in parte risparmiate da terremoti e distruzioni. Avevamo interrotto il nostro cammino davanti all’ingresso laterale di Palazzo Zanca, all’incrocio con la via Consolato del Mare, fermi ad ammirare una piccola fontana seicentesca dai cui bordi affiorano ai nostri occhi, velati dalle nebbie dei secoli, i nomi curiosamente familiari dei sei senatori che la fecero costruire: la Fontana Senatoria.

È da lì che riprendiamo il percorso, e salendo dalla via Consolato del Mare, costeggiamo i fianchi del grande palazzo municipale fino al quadrivio di piazza Antonello, e da lì proseguiamo nella stessa direzione, lato monte, lungo la via S.Agostino. Al termine di una breve salita, ci attende una rotonda, piazza Basicò, al centro della quale troneggia una bizzarra fontana ottagonale: è la Fontana Nuova, detta anche Fontana Falconieri, dal nome dello scultore, Carlo Falconieri, che, nel 1842, in occasione dei festeggiamenti per il diciottesimo centenario della consegna della Lettera di Maria ai Messinesi (che la pia tradizione pone appunto al 42 d.C.), la edificò per decorare piazza Ottagona, oggi Piazza Juvarra, vicino al torrente Trapani; fu trasferita qui nel secondo dopoguerra, precisamente nel 1957.  Dal centro della grande vasca marmorea si alza una stele che sorregge le due vasche superiori, sempre più piccole, sormontate in cima da volute e conchiglie marine; dai bordi della vasca, ad alternare, quattro basamenti accolgono le statue in ferro di altrettanti mostri marini, sotto le quali si trovano altre quattro vasche più piccole. Tutto è decorato da motivi floreali, riccioli, volute, foglie d’acanto; stilemi decorativi che sembrano precorrere l’eclettismo che predominerà poi nei primi del ‘900.

Torniamo adesso sui nostri passi e percorriamo, in discesa, la via S.Agostino, fino a raggiungere l’incrocio con la via XXIV Maggio, l’ex “via dei Monasteri”. Percorrendola diretti verso il torrente Boccetta incontreremo il complesso del Monte di Pietà, al cui interno, proprio al centro dell’architettonica scalinata, si trova una altra fontana storica, la fontana dell’Abbondanza, opera di Ignazio Buceti del 1742. Proseguendo sulla nostra strada, raggiungiamo finalmente l’incrocio col viale Boccetta, la grande arteria del traffico cittadino; e da lì, scendendo verso il mare, all’incrocio con la via Cavour, fa capolino, quasi dimenticata in mezzo al caos delle macchine e dei passanti, l’elegante Fontana della Pigna. Opera di autore e data ignota, ma per lo stile ascrivibile al pieno ‘700, nei secoli passati ornava verosimilmente il cortile del Seminario Arcivescovile che si trovava proprio in questa zona; il suo profilo aggraziato con le sue tre vasche mistilinee, che tanto ricordano le valve di una grande conchiglia, culmina in cima con la grossa pigna a cui deve il nome.

Lasciamo alle nostre spalle questa fontana per proseguire verso il lungomare cittadino, in quello che è forse uno dei suoi scorci più suggestivi sulla baia del porto con la zona falcata, la stele della Madonna della Lettera, il molo e la Calabria sullo sfondo, mentre di fronte al Palazzo del Governo, sede della Prefettura, la statua del Nettuno, fra Scilla e Cariddi, scruta l’orizzonte dall’alto della bella fontana del Montorsoli. Il nostro cammino prosegue lungo la Passeggiata a Mare fino a raggiungere una delle strutture più discusse della Messina contemporanea: la Fiera Campionaria. Sorta a partire dal 1938 nella sede in cui si trovava il Giardino a Mare Umberto I, un grande e pittoresco parco pubblico che, fra le tante cose, includeva anche due fontane, che tutt’ora si trovano all’interno degli spazi destinati alla fiera. Una, visibile anche dall’esterno della Fiera, è una fontana in ghisa di fattura artigianale, in stile neorinascimentale, fatta costruire appositamente a fine ‘800 per il giardino pubblico; l’altra, più antica e pregiata, fu fatta trasportare nel Giardino a Mare nel 1897, e proveniva originariamente dal chiostro del monastero annesso alla chiesa di san Gregorio, oggi interamente perduto. È datata 1739, e pare sia stata commissionata da una nobile badessa, suor Severina Ruffo, il cui stemma gentilizio, sorretto da un puttino, si trova infatti in cima alla vasca superiore della fontana, retta da un basamento su cui si appoggiano le code guizzanti di tre cavallucci marini. L’opera, come testimonia una scritta incisa sul bordo della vasca maggiore, fu realizzata da Ignazio Brugnani, un “enfant prodige” della scultura nella Messina del ‘700, che la realizzò all’età di 20 anni. Resterebbe da chiedersi come mai per una opera simile non sia ancora stata trovata una sede più adeguata; ma sono riflessioni che certamente non andrebbero fatte in questa sede…

 

Concludiamo infine il nostro cammino per la città e attraverso i secoli proseguendo sul Viale delle Libertà, oltre la Fiera, fino a raggiungere la cosiddetta “rotonda di San Francesco“, vicino agli sbarchi dei traghetti: proprio sotto la bizzarra facciata novecentesca della chiesa parrocchiale di santa Maria dell’Arco, una aiuola ospita pochi, informi resti, completamente irriconoscibili, di quella che anticamente doveva essere una fontana. È questo ciò che rimane della Fonte del Lauro, la più antica fontana di Messina, citata già in documenti risalenti al 1348; probabilmente ricostruita nel 1514 e poi rinnovata, secondo il La Farina, nel 1724, le sculture che la ornavano furono smontate nel 1934 e da allora non ne resta più notizia: molto verosimilmente furono trafugate, e chissà che oggi non facciano parte di qualche collezione privata…

Gianpaolo Basile

Ph: Giulia Greco

di Redazione UniVersoMe

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