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Il pugno di ferro del potere: Messina e la Real Cittadella.

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È il 1678 quando, dopo quattro anni di sanguinosi scontri per terra e per mare, la rivolta della città di Messina contro il dominio spagnolo si chiude con una resa.

Abbandonata dagli alleati francesi a seguito della Pace di Nimega, la città viene lasciata al suo destino: è l’inizio di una vigorosa repressione che segna una cesura definitiva nella storia della città di Messina, chiudendo definitivamente il suo periodo d’oro durato quasi tre secoli, che l’aveva vista crescere e svilupparsi come la seconda maggiore città di Sicilia dopo Palermo. L’ira del governo spagnolo si abbatte sulla città, che viene dichiarata “morta civilmente” e privata di ogni diritto e privilegio fino ad allora ottenuto: il Senato, che fino a quel momento aveva rappresentato in maniera quasi autonoma gli interessi dell’aristocrazia cittadina, viene sciolto; il Palazzo Senatorio viene raso al suolo e le sue fondamenta cosparse di sale; al suo posto, viene fatta edificare una monumentale statua raffigurante il re di Spagna, Carlo II, col bronzo ottenuto dalla fusione delle campane del Duomo; la Zecca viene distrutta, vengono sciolti il Consolato del Mare e il Consolato della Seta, secolari organi di controllo mercantile; viene chiusa l’Università, che era stata fondata circa un secolo prima dai Gesuiti.

porta graziaA porre un sigillo definitivo sopra la rivolta ormai conclusa, qualche anno dopo, nel 1680, si intraprende la costruzione di una poderosa fortezza che viene posta a occupare uno spazio chiave della topografia della città, il braccio di San Ranieri, oggi noto come Zona Falcata. Una fortezza in più, in una città come Messina, da sempre in una posizione strategica prominente e che già all’epoca era difesa su tutti i fronti dai tre forti Gonzaga, Castellaccio e Matagrifone, potrebbe sembrare forse qualcosa di superfluo, ma, questa volta, i fini dietro la sua costruzione erano di tutt’altro tipo rispetto al passato.

Questa fortezza, la cui costruzione si protrasse nei primi decenni del ‘700, e che passò alla storia col nome di Real Cittadella, era infatti, nelle intenzioni, un autentico atto intimidatorio: la sua posizione di totale e perfetto controllo sulla cala del porto la rendeva adatta a far fuoco non solo contro eventuali nemici dal mare, ma anche e soprattutto contro la città stessa, se mai una altra volta avesse osato ribellarsi. Il progetto, affidato all’ingegnere militare fiammingo Karl von Grunenbergh, rappresentava un modello esemplare di “fortificazione alla moderna“, adatta a difendersi dagli assalti dell’artiglieria; si basava su una pianta a base pentagonale, con cinque bastioni che costituivano una sorta di stella a cinque punte, circondata da fossati che le avrebbero permesso, in caso di necessità, di isolarsi totalmente tanto dalla città quanto dal resto della penisola dimg_5893i San Ranieri (la cui punta era ed è tuttora difesa dal forte del SS. Salvatore), con cui era collegata per mezzo di ponti mobili.

Nonostante il notevole effetto deterrente, più volte i cannoni della Cittadella si trovarono a tuonare contro la città; ad esempio nel 1848, quando si sollevò contro la monarchia dei Borbone, le cannonate arrivarono a danneggiare un braccio della statua di Scilla, nella montorsoliana fontana del Nettuno; gli insorti, che riuscirono a prendere il Castellaccio, Forte Gonzaga, Matagrifone e il forte Real Basso, nulla poterono contro i 300 cannoni della Cittadella che permisero alle truppe borboniche di mantenere la città e a Ferdinando II di guadagnarsi il poco onorevole epiteto di “Re Bomba”. Anche nel 1861, con la conquista di Messina da parte delle truppe piemontesi, la Cittadella fu l’ultima a cadere, dopo una tanto strenua quanto inutile difesa, il 13 marzo 1861.

Oggi di questa fortezza enorme e possente non resta quasi nulla. Il suo aspetto, che conosciamo bene dalle numerose stampe e raffigurazioni storiche, è stato completamente stravolto a partire dagli anni ’20, con la costruzione della Stazione Marittima e la graduale trasformazione della Zona Falcata in cantiere navale e zona militare. Progresimg_5890sivamente abbandonato e parzialmente smantellato, il forte conserva oggi solo due dei cinque bastioni originali in uno stato di pressochè totale rovina. Il grande portale d’accesso principale, Porta Grazia, è stato però smontato nel 1961 e rimontato in piazza Casa Pia, dove oggi è possibile ammirarne la sontuosa decorazione in stile barocco, opera di Domenico Biundo, eloquente materializzazione dell’estetica del potere. Restano però, ancora nel sito originale, diverse delle strutture murarie e alcune vestigia di portali settecenteschi, abbandonati al degrado.

La rivalutazione della Zona Falcata è oggi un tema caldo nella politica cittadina: è dunque utopico immaginare che un giorno ciò che resta della Cittadella possa essere reso nuovamente fruibile al pubblico e valorizzato come patrimonio storico e artistico e che, magari, Porta Grazia possa tornare alla sua sede originale?

Gianpaolo Basile

Ph: Giulia Greco

di Salvatore Bertoncini

Salvo Bertoncini, Web Developer @ UniVersoMe. Geek, studio Informatica presso il nostro amato Ateneo. Mi occupo di CompSci da quando, a 5 anni, ho installato con mio padre il primo gioco di macchine su un PC con win95, e da allora non ho più smesso di posare le mani su una tastiera. Ho coltivato con gli anni anche l'interesse per la politica, l'attualità, e per tutti gli sport che prevedano l'utilizzo di una palla di qualsiasi forma.

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