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La chiesa di Sant’Elia: una perla barocca celata nel cuore di Messina

img_2595Chi, come noi di Messina da Scoprire, ama avventurarsi per le vie della città alla ricerca di tracce e tesori dal suo passato perduto, sa bene che Messina non è una città adatta a visitatori superficiali: nel contesto della città moderna, sono i dettagli anche più piccoli e apparentemente più nascosti a indicarci la strada verso le meraviglie del passato. Capita così che, girando nel pieno del centro cittadino, in una strada che affluisce alla via Garibaldi, a poca distanza da Piazza Cairoli e letteralmente a due passi da Santa Maria degli Alemanni e da Santa Caterina in Valverde, un occhio attento possa appena notare la facciata austera di una piccola chiesa col suo altrettanto piccolo campanile. Sembra una chiesetta quasi insignificante, se non fosse per l’unico indizio costituito da un elegante portale a timpano spezzato, dall’aspetto tardo seicentesco.

 

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Dietro il portale si trova un piccolo vestibolo all’interno del quale ci danno il benvenuto i resti di una acquasantiera barocca in marmo. Vi si accede scendendo alcuni scalini; anche questo, per il visitatore più preparato, potrebbe costituire un indizio, dato che il fatto che il pavimento della chiesa sia più basso rispetto al piano di calpestio delle strade cittadine, così come per la chiesa dell’Annunziata dei Catalani e per la vicina Santa Maria degli Alemanni, ci dice inequivocabilmente che quello che troveremo, al di la del vestibolo, è in parte sopravvissuto al terribile sisma del 1908, a seguito del quale le strade furono ricostruite su un livello più alto rispetto a quello originario.

Si entra così nella chiesa di Sant’Elia, una delle pochissime chiese di Messina a conservare gran parte della struttura e degli interni originari. Struttura molto antica, la cui presenza è documentata fin dal 1462, era una volta annessa ad un monastero; vide il suo massimo sviluppo nel corso del XVIII sec., quando, a seguito della peste del 1743, dopo una serie di presunti accadimenti miracolosi il santo fu eletto compatrono della cittimg_2594à, il cui Senato per voto offriva annualmente alla chiesa due cerei e vi si recava a sentir messa; la struttura attuale per come la vediamo oggi può esser fatta risalire al periodo di tempo che va dal 1694 al 1706, nel quale, probabilmente a seguito di danni subiti in un terremoto, la chiesa fu ampliata e abbellita; nonostante questa struttura di base sia rimasta pressochè invariata, molte sono le cicatrici lasciate dal tempo, dalle calamità naturali, delle guerre (subì infatti gravi danni sia a seguito dei moti del 1848 che dei bombardamenti della seconda guerra mondiale) e dell’incuria (fu per molti anni tramutata in un magazzino a seguito degli espropri del periodo postunitario).

Se l’esterno, frutto prevalentemente delle ricostruzioni novecentesche, poteva esserci apparso spoglio e freddo, gli interni si rivelano in tutta la loro opulenza barocca; anzi, la sontuosa coltre di stucchi che adorna le pareti dell’unica navata è solo una minima parte dell’originale apparato decorativo (per come ce lo mostrano alcune foto d’epoca), e il tempo ha in buona parte sbiadito o cancellato le dorature che originariamente li ricoprivano parzialmente. Poco resta anche degli affreschi che ornano i grandi riquadri fra gli altari laterali, dipinti dai fratelli Filocamo nel 1706, e rimaneimg_2587ggiati, a seguito dei danni subiti nell’insurrezione del 1848, da Giacomo Grasso nel 1859. Perduto interamente è invece il soffitto, che recava un grande affresco, sempre dei Filocamo rimaneggiato da Grasso, rappresentante l’ascesa al cielo del profeta Elia, santo dedicatario della chiesa.
Sulle colonne in stile corinzio dell’abside semicircolare, che una volta ospitava diverse tele oggi al Museo regionale, svolazzano leggiadri angioletti in stucco, che reggono dei festoni dorati; al centro troneggia infine un bell’altare settecentesco a tarsie marmoree.
Perla rara e dimenticata dell’arte e dell’architettura barocca messinese antecedente il Terremoto, la piccola chiesa di Sant’Elia continua a dimostrarci come, a Messina, le apparenze spesso ingannino: chi direbbe mai che dietro quella facciata anonima si cela un piccolo gioiello di storia e arte locale?

Gianpaolo Basile 

Ph: Erika Santoddì

di Redazione UniVersoMe

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