Giuseppe La Farina

Giuseppe La Farina: strenuo propugnatore dell’unità e libertà d’Italia.

Giuseppe La Farina
Giuseppe La Farina

Avete presente quel viale lungo, lungo, lungo che, passato Tremestieri vi porta dritti dritti al centro di Messina? Si, proprio quello dove c’è traffico a qualsiasi ora del giorno e che funge da via di transito per tutti gli autobus diretti verso la Sicilia orientale: il rinomato Viale La Farina, dedicato, come si può intuire, a Giuseppe La Farina. Solitamente le piazze, i parchi e le strade vengono dedicate a chi, originario o non della città, si è comunque fatto ricordare compiendo grandi o piccole cose, ma dall’enorme significato morale. Ma chi era Giuseppe La Farina? Perché dedicargli una via?

Giuseppe La Farina nasce il 20 Luglio 1815 a Messina. Si dedica agli studi letterari e laureatosi in Giurisprudenza, diviene patriota, politico e scrittore.

La sfera patriottica e quella letteraria si fondono dopo i moti rivoluzionari del 1837, quando, costretto a rifugiarsi a Firenze, si dedica alla scrittura e pubblica diverse opere tra le quali: L’Italia nei suoi monumenti, ricordanze e costumi; Studi storici sul secolo XIII e Storia d’Italia narrata dal popolo italiano. A Firenze diresse anche un giornale, l’Alba, il primo di stampo democratico-sociale ma, lo scoppio della rivoluzione in Sicilia, lo riportò sull’isola per vederlo, nel 1848, deputato alla Camera dei Comuni.

Emigrato in Francia, scrisse una Istoria documentata della rivoluzione siciliana e una Storia d’Italia dal 1815 al 1850 . verso la fine del 1856 assieme a Daniele Manin e a Giorgio Pallavicino Trivulzio fondò la Società nazionale italiana, una associazione avente l’obiettivo di orientare l’opinione nazionale verso il Piemonte di Cavour. La Farina ebbe parte attiva alle annessioni del regno sabaudo e favorì la spedizione dei Mille in Sicilia.

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Sepolcro di Giuseppe La Farina, Messina, Cimitero Monumentale. Ph: Giulia Greco

Ritorna in Italia per fondare la Rivista contemporanea e scrive un romanzo storico. Nel 1856, aderisce alla monarchia, divenendo fidato collaboratore di Cavour, la cui politica appoggiò la Società nazionale italiana, precedentemente fondata. Eletto deputato al primo parlamento italiano, nel 1860 fu nominato Consigliere di Stato, successivamente Ministro dell’istruzione, dei lavori pubblici dell’interno e della guerra. Inoltre, fu membro di alcune Logge massoniche di Torino, tra cui: “Ausonia”, “Il Progresso” e “Osiride”. Nello stesso 1860, si recò in Sicilia per affrettarne l’annessione al Piemonte, ma Garibaldi lo espulse clamorosamente. Non riuscì più a ritornare in Sicilia per via dell’ostilità delle fazioni autonomista e repubblicana. Dopo la morte di Cavour, passò all’opposizione. Si spense nel 1863, tumulato a Torino tra le tombe di Vincenzo Gioberti e Gugliemo Pepe, le sue ceneri furono trasferite a Messina nel 1872 per l’inaugurazione del Gran Camposanto per giacere nel Famedio degli uomini illustri.

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Cenotafio del La Farina nel chiostro della Basilica Santa Croce, Firenze

La vita di Giuseppe La Farina, è stata maggiormente vissuta, come si può intuire, in due delle città itliane più illustri; proprio per questo, a Firenze, sul lato nord del chiostro della Basilica di Santa Croce, è presente un monumento a lui dedicato riportante sul fronte la seguente iscrizione:

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Monumento a La Farina, Torino, Piazza Solferino.

«A Giuseppe La Farina – messinese – Amò il vero gli uomini la patria – patì dolori disinganni esili – operò con fede costante alle sorti nuove dell’Italia combattendo col braccio e coll’ingegno – soldato poeta istorico sostegno dell’italica gloria moriva il 5 settembre 1863 di anni 47 – alle vegnenti generazioni esempio imitabile»

A Torino, invece, nella centralissima Piazza Solferino, è stato eretto in suo onore un monumento in marmo bianco che lo effigia nell’atto di leggere un documento. L’iscrizione recita:

«storico illustre antesignano e strenuo propugnatore dell’unità e libertà d’Italia»

Nel 1932, a Messina è stato intitolato in suo onore, il “Liceo Classico La Farina-Basile”.

 

Erika Santoddì

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di Redazione UniVersoMe

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