Disturbi da social

Facebook, Instagram, Snapchat e chi più ne usa, più ne metta: storie momentanee, di vita quotidiana, la vita reale che diventa virtuale… o viceversa?

Con la testa abbassata, ora, si attraversa la strada, si pranza, si discute con gli amici; la ‘’storia ’’ in discoteca e il selfie a casa, al mare (sembra quasi di cantare la canzone di Rovazzi ) sono un must e, attenzione, non solo fra i più giovani ma anche fra i celebri cinquantenni che iniziano dalle sette del mattino a postare i loro ‘’ buongiornissimo ’’ , per poi terminare la sera con il loro dolce ed immancabile messaggio della buonanotte.

Ma ancora più degli antipatici asociali nella vita reale e sociali in quella virtuale, sono i disturbi che causano questi nuovi portali, che ormai rappresentano una vera e propria dipendenza per tutti.

Dalle ricerche di alcuni team universitari, infatti, è stato affermato che i social network possano portare ad essere tristi e depressi, trascinando gli utenti che li utilizzano in vortici di ansia. Una delle ultime indagini condotte è quella dell’Università di Glasgow, che ha analizzato un campione di circa quattrocento ragazzi compresi nella fascia d’età che va dagli undici ai diciassette anni, osservandone il comportamento giornaliero e notturno sui social. Cosa è venuto a galla? Chi li utilizza più frequentemente è maggiormente predisposto a sviluppare affezioni come stati di insonnia, ansia e depressione.

Ma da cosa dipende effettivamente lo svilupparsi di patologie relative all’utilizzo di queste piattaforme virtuali? Sembra quasi semplice trovare una risposta: come nella vita reale, anche in quella virtuale, possono esistere fenomeni di emarginazione ed indifferenza, così come una prodigalità di popolarità. La pubblicazione di un post, infatti, riscontra una reazione da parte di quelli che sono gli ‘’amici ’’ del web che, dopo la divulgazione, possono apprezzare e commentare ciò che viene pubblicato; potrebbe anche succedere, però, di non riscontrare alcun ‘’successo’’, nonostante l’ingente quantità di followers che si ha. E così chi cerca di socializzare in questo mondo, finisce con il languire nell’attesa di un feedback positivo.

Accanto alla depressione da ‘’impopolarità ’’, emerge anche un disturbo narcisistico della personalità legato alla vetrina dei social: ogni giorno, miliardi di persone pubblicano foto e innalzano il proprio ego ad ogni like.

E se nel lontano 1968, Andy Warhol ha parlato di ‘’quarto d’ora di fama’’, adesso sosterrebbe una celebrità continua, un flusso di narcisisti bulimici di attenzione altrui.

La lunga lista dei malesseri da ambienti virtuali, si arricchisce, poi, con il rischio di anoressia per le donne. Uno studio condotto dalla ricercatrice A. Carter ha preso in esame tremila ragazze tra i dodici ed i ventinove anni, che usano abitualmente i social: è emerso che queste risultano non contente del proprio fisico rispetto alle coetanee; risultato che rivela la tendenza a sviluppare forme depressive e disturbi alimentari o, addirittura, anche a fare sport in maniera compulsiva nel tentativo di migliorare la propria forma fisica.

L’incremento di questi disturbi è indice, dunque, di allarme: urge un avere e propria disintossicazione dai social che si appropriano delle menti e dell’armonia di un qualsiasi essere umano.

Inconsciamente, ci si ritrova a ricercare notorietà, approvazione; si brama sempre di più l’elogio altrui, quando l’unico encomio, l’assoluto apprezzamento, dovrebbe venire prima da se stessi.

La sfera virtuale non è la vita reale, è solo una piattaforma in cui si cerca di apparire senza alcun valore: riflettiamo prima di diventare una vittima della nostra era tecnologica.

Jessica Cardullo

di Redazione UniVersoMe

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