Ho deciso: mi rifaccio le labbra

Immaginiamo una tipica conversazione a tavola di una famiglia comune. Qualunque genitore storcerebbe un po’ il naso se improvvisamente la figlia esclamasse “voglio rifarmi le labbra”. Ne discuterebbero al massimo per qualche ora o qualche giorno se i motivi fossero validi; certo è, che non si potrebbe biasimare una possibile invocazione di Zeus in persona se invece l’unico motivo di quella decisione fosse semplicemente “perché ce le hanno tutte così”. Eh sì, perché ormai non compiamo delle scelte spinti da un desiderio recondito o perché dettati dalla nostra coscienza, piuttosto siamo spinti da ciò che vuole la massa. Ma MASSA non significa TUTTI.

Noi donne soprattutto, lo ammetto con amarezza, tendiamo più facilmente a cadere nella trappola di falsi miti estetici, celando dietro un nostro cambiamento la vera ragione che ci ha spinto a farlo, che non è di voler piacere di più agli uomini o peggio ancora “per piacere a noi stesse”. La realtà è di voler piacere alle altre donne e competere con loro, per ostentare attraverso i social quanto sia vantaggioso avere lo stesso identico viso di un’altra persona e come migliorerebbe persino il nostro stile di vita che altrimenti risulterebbe sciatto, monotono, out, abitudinario.

La moda del bisturi esiste da tempi immemori, ancor prima del primissimo intervento ai canotti di Valeria Marini, quindi pensate un po’. Oggi però le cose sono peggiorate: diciottenni e anche meno, in piena crisi adolescenziale, che non sanno nemmeno se siano carne o pesce, si ingrandiscono le labbra col filler per aver visto su instagram una miriade di selfie di tizie perfette, con naso perfetto, labbra perfette, zigomi perfetti e altre foto correlate che testimoniano i loro primi esordi nello spettacolo. Quelle stesse ragazzine cominciano quindi a desiderare lo stesso, ma per aspirare a far cosa? A diventare fashion blogger? I risultati sono poi stupefacenti, IDENTICHE tra loro, forse perché arrivano dal chirurgo con le medesime foto di modelle a cui ispirarsi o di una ”Nasti Love” qualsiasi (sconosciuta tra i comuni mortali) che conta straordinariamente milioni di followers grazie al seno rifatto e il bel canotto attraccato sul viso, anche se dicono sia per come abbini i vestiti.

Bambole Bratz che continuano a riprodursi in quantità esorbitanti e non necessarie, le quali smentiscono, quanto sostenuto da chirurghi plastici e psicologi, cioè che gli interventi (quando non indispensabili) possono essere utili per acquisire fiducia in se stessi e per sentirsi più apprezzati allo specchio. Invece no, oggi servono come passepartout per Cinecittà. In tutto ciò molti genitori, dalla sanità di mente molto discutibile, permettono il clonaggio di Barbie sulle loro ex-bellissime figlie e intanto su Instagram si iscrivono le nuove 2006 o persino le 2010; tutte ragazzine cioè, che a lungo andare vivranno un’adolescenza di plastica e penseranno di avere sul viso dei tratti somatici sbagliati, non accettati dalla società e per questo sentiranno l’esigenza di modificarsi.

È questo il prototipo di bellezza che abbiamo raggiunto nel 2017? Siamo davvero disposti a rinunciare all’unicità per lasciare il posto alla noia e alla ripetizione? È davvero trapassato il tempo di quelle icone bellissime semplici e raffinate di Marilyn Monroe, Audrey Hepburn o Sofia Loren? 

Spero ci sia una preoccupazione generale… perché questa potrebbe stimolare un reale miglioramento dei modelli di bellezza esistenti, i quali tuttavia non dovrebbero diventare universali, non dovrebbero valere per tutti allo stesso modo. Perché, allora, non cominciare a mandare messaggi diversi tramite i social, un po’ più veri e naturali? Magari in prospettiva dei nostri futuri figli, che speriamo un giorno non dovranno avere difficoltà a riconoscerci in delle foto con vecchi amici, a causa delle nostre facce di gomma tutte uguali.

Martina Casilli

di Redazione UniVersoMe

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