Bari, magistrati ed avvocati a lavoro in tenda

Il sindaco Decaro: “La città di Bari prova un sentimento di vergogna”

Da quando dieci giorni fa una relazione tecnica commissionata dall’Inail, ente proprietario dell’immobile di via Nazariantz che ha ospitato la Procura e il tribunale penale, ha rilevato le gravi criticità strutturali dell’edificio, la città si è mobilitata per trovare una soluzione d’emergenza. Nella consulenza si evidenzia che i problemi di staticità dell’edificio non consentono di continuare a sostenere l’uso intenso e i carichi di un tribunale.

Non si parla di rischio crollo in senso stretto, ma vista la criticità è stato programmato subito lo sgombero e il Comune ha sospeso l’agibilità degli edifici dando il via al trasferimento delle sedi nelle varie tende.

Le tre tende sono state allestite sabato 27 maggio dalla Protezione civile regionale.

Dalla mattinata di lunedì 28 maggio, le tre strutture ospiteranno giudici e avvocati per i rinvii dei processi ordinari, mentre le udienze con imputati detenuti e le convalide degli arresti.

In tutte e tre le tende è stato affisso un cartello, stampato su un semplice foglio bianco A4, riportante la  frase “La legge è uguale per tutti” per testimoniare l’impegno della magistratura e avvocatura anche nella situazione di emergenza.

In segno di protesta, magistrati, avvocati e cancellieri marceranno in un corteo silenzioso con le toghe sul braccio.

Nonostante le circostanze sembrano derivare da un terremoto, le calamità non sono solo quelle naturali; ma ci troviamo di fronte ad una calamità burocratica. Non si parla più di effetti sismici, ma di problemi che sono stati rimandati fin troppo a lungo.

Il sindaco Antonio Decaro, ha spiegato:

“La città di Bari prova un sentimento di vergogna. Prova vergogna nei confronti dei magistrati, degli avvocati, di tutti gli operatori e dei cittadini che attendono giustizia. È assurdo costruire edifici a pericolo crollo. Non bisognava arrivare a tanto”

Da anni sentiamo sempre le condizioni edili peggiorare ritrovandoci così davanti a disastri inconcepibili dove si deve continuare a lavorare fra smembramenti, ritardi, e spazi molto ristretti.

Ma in un paese in irreversibile declino, dove le “stranezze” sono all’ordine del giorno, nel quale poche cose funzionano decentemente, non si capisce per quale ragione dovrebbe salvarsi, tra quelle poche cose, la giustizia e lo stesso concetto di ‘diritto’.

Francesca Grasso

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