“E tu splendi”. L’ultimo romanzo di Giuseppe Catozzella

Dopo due anni fa il suo ritorno con un romanzo, “E tu splendi”, ambientato ad Arigliana, un paesino sulle montagne della Lucania dove Pietro e Nina trascorrono le vacanze con i nonni, un paese dove la vita di ogni giorno si svolge in maniera del tutto immutabile tra la piazza, la casa e la bottega dei nonni; intorno, una piccola comunità il cui destino è stato spezzato da zi’ Rocco, proprietario terriero senza scrupoli che ha condannato il paese alla povertà e all’arretratezza.

La madre di Pietro e Nina è morta qualche anno prima, lasciandoli orfani, eppure il ragazzo non si considera tale. «Io non lo avevo capito che eravamo orfani, un giorno la maestra lo ha detto davanti a tutta la classe, e ci sono rimasto malissimo. Non per la cosa in sé, ma per la parola, che non me l’aspettavo proprio che era per me.» Pietro sente che sua madre non è meno presente di prima, ha solo “traslocato” e gli parla ancora con la sua voce dentro la testa o attraverso bigliettini nascosti qua e là come «Lo sai che tu sei nel cassetto e i sogni sono fuori?»

Un giorno, giocando a calcio con gli altri ragazzini del paese, Pietro perde il pallone dentro la torre che si affaccia sulla piazza, la torre normanna. Andando a recuperarlo, scopre all’interno sette stranieri nascosti, sei adulti e il bambino Josh. La rivelazione scuote l’equilibrio del paese: Chi sono? Cosa vogliono?

Un romanzo che prende in prestito il titolo dalla citazione “T’insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece” del grande artista italiano Pier Paolo Pasolini, che spiega nella Nota dell’autore alla fine del libro, dove, inoltre, scrive che il romanzo è nato da alcune chiacchierate avute con il suo caro amico scrittore Alessandro Leogrande, che vuole ricordare e ringraziare. Un romanzo che si racconta attraverso la voce di un bambino, a tratti infantile e a tratti saggia, un romanzo di ombre e di luce, una luce che rende molto più coraggiosi. Non si fa mai caso al coraggio che il sole ti dà

E quando le cose ti chiamano, ti chiamano. Quando sono lì, sono lì per noi. Non importa se ci sono state per un secondo o da sempre.

 

Serena Votano

di Redazione UniVersoMe

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