Gay Pride, il cielo è arcobaleno sopra Milano

Si conclude oggi a Milano la Week Pride, la 10 giorni di eventi, concerti, mostre e spettacoli che si è conclusa con la parata finale del 30 giugno scorso, all’insegna della libertà e della rivendicazione dei diritti per la comunità Lgbt. L’hashtag di quest’anno è #civilimanonabbastanza.

Per una settimana, dal 22 giugno all’1 luglio, Milano si è addobbata a festa. L’onda arcobaleno invade il capoluogo lomabardo. #Civilimanonabbastanza è il tema della Milano Pride 2018 perché, come sottolinea Fabio Pellegatta, presidente Associazione Arcigay Milano:

Milano ha raggiunto tanti traguardi ma c’è ancora tanto da fare, è un percorso di crescita culturale. Con queste politiche che cercano di farci arretrare in una dimensione culturale lontana dai tempi che stiamo vivendo, dobbiamo ancora di più scendere in piazza. Non sono i ministri che dicono cosa è diritto, ma le nostre vite

L’evento, giunto alla sua sesta edizione, raccoglie migliaia di uomini, donne, bambini, etero, gay transessuali, bisex e non per unirsi alla giornata mondiale dell’orgoglio gay, celebrata in tutto il globo, che mantiene in vita la memoria dei moti di Stonewall del 1969. La storia narra che la sera del 28 giugno 1969 allo Stonewall Inn – un locale di New York ancora oggi esistente e frequentato per la maggior parte da omosessuali e transessuali – la polizia irruppe iniziando a perquisire e portar via i clienti. Il fine della retata era quello di verificare che tutti gli avventori avessero almeno 4 capi gender coerenti, ovvero che rispecchiassero il sesso di nascita. Chi non rientrava nei canoni veniva pestato, violato e abusato dagli agenti.

Quella sera però, i clienti del club, dopo anni di discriminazioni e violenze, “SI SONO ROTTI IL CAZZO – scrive Antonio Andrea Pinna (influencer) sul suo profilo Facebook. E nonostante tacchi a spillo, parrucche sintetiche e boa di piume, hanno risposto alla violenza autorizzata della polizia con altrettanta violenza. VINCENDO però. I poliziotti scapparono a gambe levate e con molte ossa rotte. Fu una RIVOLUZIONE. Esattamente un anno dopo fu organizzato il primo Gay Pride a New York. Durante questa marcia i partecipanti scesero in strada mettendosi addosso tutto ciò che non avrebbero mai potuto indossare pubblicamente prima. Per le travestite e per le transessuali fu forse la prima volta in cui videro la luce del sole sentendosi libere di essere se stesse. Lo slogan era ‘Say it clear, say it loud. Gay is good, gay is proud’ (Dillo in modo chiaro, e urlalo. Essere gay è giusto, essere gay è motivo d’orgoglio)” 

La situazione trova sfogo anche sul versante politico. Vincenzo Spadafora, sottosegretario alle Pari Opportunità, partecipa al Pompei Pride in rappresentanza dell’esecutivo gialloblu dichiarando:

Sono qui per testimoniare il mio sostegno e quello del governo. So che in una parte del governo non c’è la stessa sensibilità ma l’Italia non tornerà indietro, non si perderanno i diritti conquistati

Una risposta, seppur indiretta, che arriva settimane dopo le dichiarazioni del ministro Fontana per cui “le famiglie arcobaleno secondo la Legge non esistono” e quelle del neo ministro dell’interno e vicepresidente del consiglio che, in occasione di un comizio a Brindisi, dice:

Farò tutto quello che è legalmente, umanamente e civilmente possibile fare perché la mamma continui a chiamarsi mamma e il papà continui a chiamarsi papà

#Civilimanonabbastanza, per ricordarci che l’Italia, che millanta di essere uno dei Paesi più importanti e influenti del pianeta, non ha ancora capito come si sta al mondo. Che per stare al mondo bisogna essere umani, non essere uguali.

Elisa Iacovo

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