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Istat, risale disoccupazione: giovani categoria più colpita

Settembre nero per il mercato del lavoro. Secondo i dati diffusi nella giornata di ieri dall’Istat, il tasso di disoccupazione è risalito al 10,1%. Le persone in cerca di lavoro sono 2.613.000, in aumento di 81 mila unità (+3,2%) rispetto ad agosto e in calo di 288 mila unità su settembre 2017. Un dato su cui pesa anche il calo degli inattivi, coloro che non hanno un impiego né lo cercano, calati di 41 mila unità. Male anche il dato sui giovani: la disoccupazione giovanile risale al 31,6%, in aumento di due decimi di punto rispetto al mese precedente.
Bisogna precisare che quando si parla di disoccupanti in età giovanile, ci si riferisce a quella fascia anagrafica che va dai 15 ai 24 anni. Ma sono le cifre annuali a destare più di qualche preoccupazione: la diminuzione complessiva, per quel che concerne l’anno corrente, è di 3 punti percentuali.

Desta scalpore poi il dato sugli occupati, diminuiti di 34 mila unità su agosto (-0,1%). Un calo concentrato soprattutto sui dipendenti permanenti (-77 mila) mentre aumentano gli occupati a termine (+27 mila) e i cosiddetti indipendenti, cioè imprenditori, liberi professionisti, lavoratori autonomi (+16 mila).
Guardando al dato per classi di età gli occupati calano sensibilmente nella fascia 35-49 anni (-55 mila) e solo molto più lievemente in quella 25-34 (-7 mila). In aumento invece la fascia degli over 50 (+22 mila).

Risultati immagini per disoccupazione giovanile

In aggiunta alle singole variazioni mensili, a livello più generale si conferma il trend di diminuzione dei posti di lavoro stabili, scesi di 184 mila unità, e il balzo degli occupati a termine, saliti in un anno di 368 mila, e ormai stabili sopra quota 3 milioni. Inoltre l’Istituto Nazionale di Statistica, ha fatto trapelare anche la stima preliminare sull’inflazione a ottobre. I prezzi sono rimasti fermi su base mensile, mentre su base annua l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dell’1,6% rispetto all’ 1,4% di settembre.
Una spinta, spiega l’Istat, che si deve principalmente all’impennata dei prezzi dei beni energetici regolamentati (a +9,3%, top dal 2012) e all’accelerazione dei prezzi dei servizi vari. Netto rallentamento per il cosiddetto “carrello della spesa“, cioè i beni a più largo consumo, i cui prezzi rallentano a ottobre dal +1,5% di settembre all’1%.

 

Santoro Mangeruca

di Attualita

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