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L’importanza della vita e della morte

Il nostro racconto comincia in una casa calda e accogliente dell’Arizona.

È una giornata particolarmente cupa e, sorseggiando una tazza di buona cioccolata calda, Mortimer La Morte decide di sfogliare il suo voluminoso album fotografico.

https://www.flickr.com/photos/concho_cowboy/35022998970?fbclid=IwAR34UJA1MrJbJQ3P0KQOPKmRwG3pAKBn31yPCJmU8thBVJo6pQ_mYIRhfxI

Ebbene sì, tutti conosciamo il suo lavoro, ma lui aveva anche il compito di fotografare chi passava a miglior vita. Dopo essersi seduto sulla sua poltrona verde, che aveva comprato molti anni fa al negozio “Cose che nessuno vuole ma che io mi ostino ad esporre”, Mortimer comincia a sfogliare le prime pagine. Vengono  così fuori tanti ricordi; si passa dalla sua prima foto, scattata migliaia di anni fa, alle più recenti. Dopo qualche ora passata davanti a quelle fotografie, Mortimer si rende conto che a fianco ad ogni defunto c’era sempre un parente, un amico in lacrime per la sua perdita. Mortimer così capì. Tutte quelle persone erano tristi a causa sua. Improvvisamente un senso di colpa invase Mortimer. Non voleva più fare del male alla gente: non avrebbe mai più fatto il suo lavoro.

Così i giorni passano. Una sera, Mortimer, guardando il telegiornale, nota un servizio che lo riguarda:

«Edizione straordinaria! Sembra che al mondo nessuno muoia più! Cosa è successo alla Morte? Sarà mica andata in vacanza? Vi terremo informati!».

A fine servizio Mortimer fa un piccolo sorriso. “Non sono mica andato in vacanza, è solo che non riesco più a fare il mio lavoro. So che continuando così non ci sarà più abbastanza spazio nel mondo per tutti. Devo fare qualcosa”, pensa la Morte. Così, il mattino dopo, Mortimer decide di recarsi da uno psicologo. Dopo un breve viaggio in autobus, Morte arriva davanti a un grande edificio. Si avvicina alla porta e, dopo aver suonato il campanello del Dottor Ci penso io, entra. La stanza in cui si ritrova è piena di librerie; al centro vi si trovano una poltrona e una scrivania. Non c’è alcun’anima viva. Improvvisamente, una porta alla destra della stanza si apre. Ecco che un uomo baffuto, non molto alto e dai capelli brizzolati compare.

«Scusi se l’ho fatta aspettare, ma stavo preparando il pranzo. Piacere, sono il Dottor Ci penso io. Ha qualche problema? Bene… Cioè, male, ma ci penso io!» afferma il nuovo arrivato. Mortimer pensa da subito che sia molto simpatico. «Il piacere è tutto mio. Mi chiamo Mortimer La Morte e, beh, può capire da solo cosa io faccia nella vita» dice Mortimer. «Bene, è da un po’ che non si sente parlare di te. Posso darti del tu, vero? Comunque, non credevo che dopo questa tua pausa io sarei stato il primo. Lasciami almeno sistemare i capelli e mangiare l’ultimo boccone». «No, no! Non sono venuto per questo! Sono venuto perché ho un problema. Da un po’ormai non riesco più a fare il mio lavoro, non posso rendere triste qualcuno. Speravo tu potessi aiutarmi». «Oh, capisco. È la prima volta che mi capita un caso del genere, ma ci proverò. Prego, accomodati sulla poltrona».

Mortimer, così, comincia a raccontare ciò che lo ha portato a prendere questa decisione. «Bene, ho chiara la situazione. So che il tuo è uno sporco lavoro, e non che l’idea di finire in una bara mi piaccia, ma fa parte della vita, e lo sai anche tu! La gente comincia a domandarsi cosa stia succedendo, pensano che qualcosa non vada! Penso che la prima cosa da fare sia dirlo a tutti. Il nostro tempo è finito, per oggi. Torna pure quando vuoi». Così dicendo, il dottore scompare dietro quella stessa porta a destra. Mortimer riflette molto sulle parole di Ci penso io e decide che rivelerà al mondo questo problema. Si reca così agli studi televisivi e, con il consenso del direttore compare durante l’edizione pomeridiana del telegiornale.

«Non sono andato in vacanza, ho solo deciso che mai più prenderò la vita di qualcuno».

Presto la notizia si diffonde su tutti i giornali. La gente è felice. Immagina una vita eterna. La morte così diventa una celebrità, qualcuno arriva a pensare che dovrebbe ricevere persino il premio Nobel per “la migliore decisione mai presa al mondo”. Milioni di persone lo acclamano, non potendo desiderare nulla di meglio. Mortimer però è confuso, da un lato è felice, ma dall’altro immagina cosa succederà in futuro. Decide comunque di non pensare al futuro e di godersi la sua celebrità. Mortimer decide di ringraziare il Dottor Ci penso io. Senza il suo consiglio non avrebbe mai ottenuto questo risultato. Ritorna allo studio del dottore e si accomoda sulla poltrona. «Mortimer caro, vedo che ora sei felice» dice il dottore. «Sì, lo sono, e voglio ringraziare proprio te per questo. Ho fatto ciò che mi hai suggerito e ora sto molto meglio» afferma la Morte. «Sono felice per te, ma sei sicuro della tua decisione? Cosa succederà quando al mondo ci saranno troppe persone? Si creeranno moltissimi problemi! La gente, continuando così, presto si stancherà. Non penserà a te come ad un eroe, ma ti odierà!» replica il dottore. «Alla gente piace quello che ho fatto! Non arriverà mai ad odiarmi! Chiunque vorrebbe vivere per sempre! Nessuno penserà mai una cosa del genere». Così dicendo, Mortimer esce da quell’edificio arrabbiato, deciso a non tornarci più.

Gli anni passano veloci, la popolazione aumenta, ormai senza controllo. Dopo centottanta lunghi anni, il malumore e la rabbia sono le uniche emozioni che pervadono ogni individuo. Il cibo ormai è quasi finito, il verde dei prati è scomparso, lasciando spazio a grigi edifici pieni di gente. A nessuno importa più il valore della vita. Nessuno si gode ogni attimo. Mortimer è stato dimenticato, come succede per ogni moda. La gente non vuole vivere più, è stanca! Avendo perso ogni tipo di felicità, Mortimer si reca per l’ultima volta dal dottore; la poltrona e la scrivania sono consumate dal tempo. «Mi dispiace. Avevi ragione», afferma la Morte guardando gli occhi stanchi dell’uomo che aveva cercato di aiutarlo. «In molti sono venuti da me lamentandosi della loro immortalità. La morte fa parte della vita; tu fai parte della vita. È vero, perdere un caro fa sempre male, ma, come vedi, è molto importante che questo accada. Mortimer, voglio essere il primo questa volta. Te ne saremo tutti grati». Anno 4586, è una giornata soleggiata. Il nostro amico Mortimer ha ritrovato la felicità. Seduto sulla poltrona, sorseggiando una cioccolata calda, sfoglia l’album fotografico. Si ferma a guardare la foto forse per lui più importante e non può far a meno di commuoversi: è la foto del dottor Ci penso io, l’uomo che gli aveva salvato la vita.

 

Beatrice Galati

di Redazione UniVersoMe

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