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Perché facciamo l’albero di natale? Ecco le sue origini e il vero significato

Dicembre è arrivato, e sebbene il periodo di preludio al Natale sembra diventare sempre più ampio, l’ufficialità dell’inizio dei festeggiamenti e degli allestimenti natalizi, sembra rimanere in capo all’8 dicembre, giorno dell’Immacolata Concezione, che per i cattolici simboleggia il vero e proprio inizio del periodo natalizio. Tra lucine colorate e ghirlande di muschio spuntano, immancabili nella consacrata tradizione natalizia, presepi e alberi di Natale.
Ma cosa rende questi due oggetti simboli principali della celebrazione della nascita di Gesù?
Se per il presepe la risposta sembra abbastanza semplice, poiché risulta essere una rappresentazione fedele del momento della nascita del Bambin Gesù, con tanto di ambientazione storica, per l’albero più celebrato al mondo, non si può applicare la stessa analogia, in quanto il significato non appare così diretto e scontato, rimanendo così sconosciuto ai più.
Anche se più banalmente, quello che ci spinge ad allestire i nostri alberi di Natale è la voglia di omologazione della società consumistica, concedendoci di provare quella sensazione di “calore” tanto bramata nel periodo delle feste, conoscere quale sia la vera storia dell’albero di Natale – oltre che doveroso – potrebbe rendere più consapevole questo gesto e riempirlo di nuovi significati.
Alla base dell’albero natalizio ci sono gli antichissimi usi, tipici di varie culture, di decorare i vari Alberi del Paradiso con nastri e oggetti colorati, fiaccole, piccole campane, e la credenza che le luci, che li illuminavano, corrispondessero ad altrettante anime. Allo stesso modo venivano ornati anche i vari Alberi cosmici con simboli del Sole, della Luna, dei Pianeti e delle stelle. In particolare l’abete era sacro a Odino, potente dio dei Germani. Nei tempi antichi, i tedeschi erano convinti che sia la Terra che gli astri pendevano da un gigantesco albero, il Divino Idrasil o Albero dell’Universo, le cui radici erano nell’inferno e la punta nel cielo. Per celebrare il solstizio d’inverno che si verificava in questo periodo nell’emisfero settentrionale, decoravano una quercia con delle torce (che rappresentavano gli astri) e ballavano intorno ad essa.
Intorno all’anno 740, San Bonifacio, l’evangelizzatore della Germania e dell’Inghilterra, abbatté la quercia, che rappresentava Dio Odino e la sostituì con un sempreverde, il simbolo dell’amore eterno di Dio.
L’albero venne adornato con mele, che per i cristiani rappresentano le tentazioni, e candele, che simboleggiavano la luce del mondo e la grazia divina. Essendo una specie perenne l’abete è il simbolo della vita eterna, inoltre la sua forma triangolare rappresenta la Santissima Trinità.
L’ albero divenne quindi simbolo di Cristo, inteso come linfa vitale, e della Chiesa, rappresentata come un giardino voluto da Dio sulla terra. Nella Bibbia il simbolo dell’albero è peraltro presente più volte e con più significati, a cominciare dall‘Albero della vita posto al centro del Paradiso Terrestre (Genesi, 2.9), per arrivare all’Albero della Croce, passando per l‘Albero di Jesse ( è un motivo frequente nell’arte cristiana tra l’XI e il XV secolo: rappresenta una schematizzazione dell’albero genealogico di Gesù a partire da Jesse, padre del re Davide, il quale è di particolare importanza nelle tre religioni abramitiche, l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam.) 

L’albero cosmico o albero della vita è stato quindi associato alla figura salvifica di Cristo e alla croce della Redenzione, fatta appunto di legno. Secondo una pia leggenda, il legno della croce sarebbe stato ricavato da un ramoscello dell’Albero della Vita del Paradiso Terrestre. Per il Cristianesimo l’abete diventò simbolo di Cristo e della sua immortalità.
Nel Medioevo questa usanza si diffuse in quasi tutto il mondo e fu esportata anche in America dopo la conquista. Il primo albero di Natale, decorato come lo conosciamo oggi, fu visto in Germania nel 1605, da quel momento iniziò la sua diffusione.
In Italia la prima ad addobbare un albero di Natale fu la Regina Margherita nella seconda metà dell’Ottocento al Quirinale, e da lei la moda si diffuse velocemente in tutto il paese.
Col passare del tempo, le mele e le candele usate come ornamento nell’antichità, oggi sono state sostituite da sfere decorate, ghirlande e luci colorate, rimanedo invariati i chiari riferimenti al mondo del divino, grazie ai temi sempre presenti degli angeli, e della stella usata come puntale, a rappresentare la fede che guida la nostra vita, così come rappresentò la guida per i Re Magi verso Gesù.
Dal dopoguerra in poi, l’allestimento dell’albero cominciò ad assumere una connotazione più consumistica e commerciale, divenendo così il simbolo del Natale più comune a livello planetario, discostandolo inesorabilmente dal suo primordiale significato, tanto da arrivare a perderne completamente le tracce, e chiedersi quale sia il suo legame con il natale, se non quello di rendere più allegre e festose case, strade e vetrine.

 

Giusi Villa

di Attualita

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