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Antonio Megalizzi cammina con noi

Strasburgo, 11 dicembre 2018. Antonio Megalizzi passeggia tra i mercatini di Natale in compagnia di alcuni amici, il biglietto di ritorno è previsto per giorno 12, ancora poche ore nella città in cui segue l’assemblea plenaria dell’Europarlamento per la radio Europhonica, il primo format radiofonico universitario internazionale che segue le attività dell’Europarlamento. Antonio, 29 anni, segue un master sulle istituzioni europee e sta per diventare pubblicista, dopo gli studi all’Università di Verona e quelli in Studi internazionali all’Università di Trento. Ha un’unica passione: l’Europa.

È ancora l’11 dicembre 2018. Cherif Chekatt, “soldato” dello stato islamico, inizia a sparare contro la folla della sua stessa città. Sono le 20:00 e i mercatini di Natale sono stracolmi di persone. Cherif, 29 anni, tira fuori dalla tasca la sua Calibro22 e preme il grilletto.

È sempre l’11 dicembre 2018, una pallottola colpisce la nuca di Antonio. Viene portato in ospedale ed è già in coma perché il proiettile è arrivato alla base del cranio,  vicino alla spina dorsale, e non permette ai medici di operarlo.

È nuovamente l’11 dicembre 2018. È da poco mezzanotte ed è appena terminato il giorno del mio compleanno. Mi trovo distesa sul letto, dopo una giornata passata a studiare, e ricevo una sfilza di messaggi su Whatsapp. No, non sono gli auguri per il compleanno. Sono le prima notizie sulle condizioni di questo ragazzo che nemmeno conoscevo.

Chi lo ha potuto conoscere, lo descrive come un ragazzo instancabile, sorprendente, solare, dalle mille risorse. Ma, intanto, è in coma e non si può operare. L’indomani è stato raggiunto dalla famiglia e dalla fidanzata Luana. Passano tre giorni di preghiere, di speranza, e Antonio non si è mai più svegliato.

Ad oggi il numero delle vittime sale a 5: Pascal Verdanne, un turista thailandese, un profugo afgano, Antonio Megalizzi e, da poche ore, Bartek, amico di Antonio.

Un ragazzo come noi, un ragazzo sempre con il microfono in mano e le cuffie in testa. Una vita stroncata dall’odio.

Se potessimo fermare il tempo lo faremmo per te perché i tuoi momenti più belli regalassero ancora ai tuoi giorni una gioia sempre viva“. Inizia così la toccante lettera che un amico ha affisso vicino alla porta d’ingresso dove vive la famiglia Megalizzi.Se potessi prendere i tuoi problemi li lancerei nel mare e farei in modo che si sciolgano come il sale. Ma adesso sto trovando tutte queste cose improponibili per me, non posso fermare il tempo, costruire una montagna, o prendere un arcobaleno luminoso da regalarti. Così Antonio lasciami essere ciò che so essere di più: semplicemente un amico che ti resta vicino“.

La radio è uno strumento che, in un modo o nell’altro, è diventato parte integrante della mia vita, una passione che porto avanti quotidianamente e RadioUniVersoMe è diventata, a poco a poco, la mia seconda famiglia che mi ha permesso di crescere e di imparare quante più cose possibili, ogni giorno.

Se ci mettiamo a parlare in una stanza buia, le parole assumono improvvisamente nuovi significati” diceva McLuhan, e sicuramente Antonio amava proprio questo della radio, la possibilità di crescere, divulgare le proprie idee, confrontarsi, quel botta e risposta che diventa la “pausa dal mondo” di qualcun altro. Ma, caro McLuhan, mi sento di aggiungere che le parole, sì, assumono nuovi significati, ma, da adesso in poi, le parole di Antonio riecheggiano più forti di prima.

Antonio era nel posto sbagliato, facile dedurlo e sa tanto di frase fatta come «oggi ci siamo, domani no» o «sono sempre i migliori ad andarsene», eppure Massimo Gramellini su Rai 3 lo definisce il «bersaglio perfetto», un uomo che con la sua vita, con i progetti che con amore inseguiva, ha offerto la risposta più profonda al crimine terroristico.

Siamo cittadini europei ma solo in pochi ci sentiamo tali, guardiamo il nostro orticello e ci ricordiamo a malapena la Festa dell’Europa. Ma forse proprio nel nome di Antonio, che credeva nell’UE e nelle sue potenzialità, continueremo a spingere per un continente aperto, contro la paura e l’odio, solidale, progressista, che accolga e protegga i suoi cittadini.

 

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Antonio è morto. Le sue idee no, camminano ancora con noi. Continueranno a viaggiare e risuonare attraverso i nostri microfoni sempre accesi, nessun silenzio potrà coprirle. Nessun Cheriff Chekatt potrà mai soffocarle.


Serena Votano

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