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Sanremo 2019: la classifica delle canzoni in gara

Sanremo 2019. 69° Festival della Canzone Italiana.

Anche quest’anno a coordinare il tutto è il direttore artistico Claudio Baglioni, che insieme ai conduttori Virginia Raffaele e Claudio Bisio, ci terranno compagnia per le cinque serate previste.

Tra artisti “vecchi” e nuovi, è già passata la seconda serata del festival.

I 24 cantanti in gara si sono tutti esibiti ed ora è tempo di fare le prime valutazioni.

 

#Sanremo2019, la pagella.

Arisa: 7

Arisa è una brava cantante, forse la migliore in gara. Migliore nel senso più tradizionale: intonata, melodiosa, musicale. Un pettirosso che si appoggia di mattina sul tuo balcone. La canzone è trascurabile, vocalmente complessa, e quindi 7. 7 perché Arisa è Arisa, brava e tanto simpatica che la vorresti come amica, ma la gara è fatta di canzoni.

 

Paola Turci: 6

Un po’ carne, un po’ pesce, più carne o più pesce non lo so, forse un misto. E magari a voi il misto carne/pesce piace pure. Artista che ho sempre avuto difficoltà a capire e ad apprezzare.

 

Anna Tatangelo: 6+

Classica canzone in stile Pausini; una di quelle fatte con lo stampino che che potrebbe cantare qualsiasi cantante, non per forza brava ma anche bravina. Nonostante ciò rimane una canzone e quindi rispettabile.

 

Loredana Bertè: 9

Un miraggio.  Quando dopo una vita a macinare successi, hai ancora quella spinta emotiva che ti porta alla grinta di sempre, e forse anche di più, hai vinto. Insomma, se esiste ancora Sanremo, datele sto Premio e chiudiamo il festival.

 

Nek: 5-

L’adolescenza è passata e la signora delle pulizie ha forse dimenticato la radio accesa. Nek è uno che si dà da fare; solo che non lo so… era arrivata una bolletta alta ed io volevo che la radio restasse chiusa.

 

Patty Pravo & Briga: 7

Coppia improbabile: Patty dovrebbe abitare in una SPA a fumare un pacco di Malboro rosse al giorno mentre assaggia il suo nuovo toy boy. L’altro forse lo ricordo buttafuori in qualche locale, ma magari sbaglio e davvero questo è il suo nuovo toy boy. Al di là di tutto 7 perché niente male.

 

Ultimo: 6

Senza infamia né lode. La ascolteranno sia le figlie sia le mamme che dovranno accompagnarle ai concerti. Almeno non è trap, però non è male ed allo stesso tempo non è bene… è inclassificabile. Né bella né brutta ma potenziale vincitrice.

 

Simone Cristicchi: 6

Miele. A tratti poetico, a tratti mi chiedo perché ci fosse la musica oltre al testo, a tratti “sole, cuore, amore”. Insomma, non mi convince ma Cristicchi è perdonabile.

 

Daniele Silvestri: N.C

Per mio gusto o disgusto personale, non classificabile o non classificato. Ottimo riscontro di pubblico, ma per me rimane N.C.

 

Achille Lauro: 6-

Pensavo tanto peggio, ma ascoltandola e riascoltandola, entro quel che si può e in generosità, è quasi sufficiente.

 

Federica Carta & Shade: 4

Ecco, se mai avessi una figlia ed ascoltasse sta roba, io metterei su un disco dei Queen. Banale. Inutile.

 

Il Volo: 5

Una metà di Bocelli divisa in tre rimane comunque un sesto. Un sesto. E, per quanto gli iscritti in università siano troppi, tre posti liberi in UniMe sono comunque liberi.

 

Ghemon: 7-

Non so chi sia; in realtà pensavo fosse un cartone animato giapponese. Però, sonorità interessante. Non sapendo chi sia (e lo ripeto), degli sconosciuti mi fido più che dei conosciuti.

 

Negrita: 7 1/2

Ecco, il bello della musica è anche che con leggerezza puoi dire una cosa amara, con la capacità di saperla rendere e fare arrivare il tutto sia nelle lacrime sia nei sorrisi. Niente di nuovo però promossi.

 

Ex-Otago: 6+

I TheGiornalisti hanno dominato su Spotify, e riproponendoli in versione sanremese rischiamo davvero che tutto vada in tilt; ma la canzone si fa piacevolmente ascoltare.

 

Motta: 7-

Credevo fosse il Panettone ma non siamo sotto Natale. Quel che viene fuori è una canzone che cresce di ascolto in ascolto, per questo 7-… mi erano finiti i giga perché crescesse ancora.

 

Boomdbash: 6

Ora voi sapete, e se non lo sapete immaginate, quante canzoni vengano presentate per essere intonate sul palco dell’Ariston. E se dobbiamo rinunciare ad Anna Oxa, tante insalate non sostituiscono e non formano una braciola sola.

 

Francesco Renga: 7-

Niente di nuovo, classico, romantico e magari qualcuna di voi che si innamora ancora potrà pure dedicarla; ma Renga è uno che sa cantare e, perdonatemi, se non è poco.

 

Enrico Nigiotti: 7-

Un connubio di immagini comuni, ma se tralasciamo e non ci focalizziamo, né in bene né in male, su quelle immagini comuni così tanto comuni possiamo semplicemente dire che se l’è cavata bene.

 

Einar: 4+

Alla mediocrità e alle imposizioni non voglio abituarmi. Classica imposizione. Neppure al karaoke di quartiere.

 

Nino D’Angelo & Livio Cori: 6+

Un bel miscuglio che in alcuni momenti pare di essere tra i vicoli di Napoli, in altri, invece, in macchina ad ascoltare la radio. Ne avremmo potuto fare a meno ma ora che c’è, la ascoltiamo.

 

The Zen Circus: 7

Rock in rap.

 

Einar: 5

Se una canzone sia di denuncia e ruffiana, che sia almeno credibile. Parole vecchie e per niente nuove.

 

Irama: 5

Una ragazza subisce violenza dal padre. Di questo parla la canzone dell’ex cantante di Amici. Un tema che potrebbe essere importante, ma viene trattato in maniera banale. Oggi si ascolta e domani si dimentica.

Francesco Gratteri

 

di Benedetta Sisinni

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