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AUT AUT (1843) di Sören Kierkegaard

La vita etica e la vita estetica secondo Kierkegaard. Voto UvM: 4/5

 

 

Aut Aut, del filosofo Sören Kierkegaard, considerato il padre dell’esistenzialismo, si presenta come una lettera dal tono informale in cui un personaggio fittizio, Wilhelm, che incarna la figura del bravo lavoratore e padre di famiglia, illustra al suo amico i vantaggi della vita etica, improntata all’assunzione della responsabilità e al rispetto del dovere, su quella estetica, incentrata sulla fuga dalla noia e sulla ricerca del godimento.

«Cosa vuol dire vivere esteticamente e cosa vuol dire vivere eticamente?»

Estetica è indifferenza, essere tutto e niente, et et in base alle contingenze del momento, signore assoluto nella vita del Don Giovanni; è un continuo vestire e svestire molteplici maschere in un vorticoso carnevale in cui ci si nasconde persino a sé stessi.

 

 

Etica invece è quello stile di vita che ha il coraggio, l’energia e la serietà di porre l’assolutezza della scelta. Aut aut. O questo o quello. Non et et.

Γνῶθι σαυτόν, conosci te stesso, recita appunto il detto delfico accolto da Socrate di cui l’autore si proclama erede, esponente come lui di una filosofia che sia capace di tornare per strada, sandali ai piedi, a interrogare nuovamente non lo Spirito, la Sostanza, l’Idea eterna, ma l’individuo, il singolo uomo.

 

 

Diventa te stessopartorisci te stesso dice inveceKierkegaard perché «[…] la più ricca personalità non è nulla prima di aver scelto sé stessa […].»

Attraverso una serie di temi tipici della filosofia kierkegaardiana, tra cui spicca la disperazione e una dialettica che si gioca sui termini momento/continuità, eccezione/ regola, casualità/universalità, infinità/ finito, eterno/temporalità , il filosofo sarà in grado di ribaltare tutti i miti e i cardini del vivere estetico, primo su tutti quello dell’eroe, l’uomo al di fuori d’ogni norma, l’eccezione.

«Uno può conquistare regni e paesi senza essere un eroe, un altro invece nel signoreggiare il suo carattere può rivelarsi un eroe […] Ciò che importa è il modo in cui agisce» ed ancora «Il vero uomo eccezionale è il vero uomo comune».

Se Aut aut si distingue nettamente da altre opere filosofiche coeve, è perché il problema che tratta è di urgenza esistenziale e non esclusivamente speculativa.

A Kierkegaard non interessa costruire un sistema.

Il suo pensiero, ancor prima di quello di Nietzsche, è reazione antihegeliana per eccellenza in quanto si pone intenzionalmente il più lontano possibile dalla pura e astratta teoresi, dalla ricerca metafisica del principio infinito e più prossimo alla vita concreta, all’esistenza determinata dell’individuo in quanto persona.

Non a caso la scrittura stessa non ha niente della classica prosa scientifico-filosofica.

Aut aut è invece una lettera ricca di metafore ed esempi di vita quotidiana e non, un’opera scorrevole che non suona ostica nemmeno ad un lettore della contemporaneità se non su alcuni punti.

Che dire infatti dell’esaltazione del matrimonio come necessaria tappa in cui si attua l’ideale del vivere etico? E della condanna di qualsiasi altro tipo di legame o sentimento amoroso che non si inquadri nei rigidi contorni di questo?

Appare invece di una democraticità quasi moderna la concezione etica che valorizza ogni uomo in quanto dotato di un particolare talento e capace di realizzare sé stesso attraverso il lavoro – «L’etica […] dice: ogni uomo ha un mestiere» – in opposizione alla visione aristocratica dell’esteta che gioca sul contrasto svilente individuo eccezionale/massa.

Spicca inoltre per bellezza e poesia la rappresentazione della donna come ancora di salvezza, come colei che è capace di riconciliare l’uomo al finito, alla temporalità e alla vita vera.

Angelica Rocca

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