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La rassegna “Leggere il presente” comincia con Gherardo Colombo

L’8 maggio, nell’Aula Magna del Rettorato si è tenuto il primo incontro della rassegna “Leggere il presente”. Ospite dell’Università di Messina è stato il magistrato Gherardo Colombo che, mediante una conversazione su “Il legno storto della giustizia”, libro scritto in collaborazione con il giurista Gustavo Zagrebelsky, ha raccontato cosa significa al giorno d’oggi agire nel mondo variegato della giustizia e in un Paese ingabbiato dalla piaga sociale della corruzione.

Colombo è stato intervistato dal Direttore responsabile del quotidiano “La Sicilia”, il dott. Antonello Piraneo. Sono intervenuti all’iniziativa anche il Rettore, prof. Salvatore Cuzzocrea e il Presidente Taobuk, dott.ssa Antonella Ferrara.

Il magistrato Colombo ha sottolineato più volte quanto l’educazione sia determinante per evitare la corruzione nelle istituzioni: fin dalla scuola bisogna evitare di giustificare comportamenti truffaldini da parte degli studenti, che spesso i professori ignorano, per mancanza di voglia. Ci si riferisce ad esempio allo scaricare la versione di latino già fatta da internet. Azioni come queste, ha affermato Colombo, rappresentano un cancello di ingresso verso il pensare che imbrogliare sia corretto.

Ha insistito ancora sul ruolo della scuola, esprimendo la legittima volontà che vengano approfonditi o almeno spiegati i temi come la storia della repubblica italiana, concentrandosi su Tangentopoli e i processi di mani pulite, dato che nei programmi di storia spesso non si arriva a trattare questi argomenti con l’attenuante dei tempi ridotti per le lezioni. Questo già impronterebbe gli studenti appena usciti dal liceo, quindi dopo aver raggiunto l’età per votare, ad essere più informati sul proprio paese, considerato che il ‘92 è abbastanza recente.

Secondo Colombo, urgerebbe anche un modello meno gerarchico nella scuole, in riferimento al rapporto Professore – studente, che potrebbe incentivare maggiore partecipazione e coinvolgimento da parte degli studenti.

In definitiva, dalle parole di Colombo si evince che l’educazione e l’istruzione sono i mezzi più potenti in grado di combattere e contrastare la corruzione.

Alberto Cavarra

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