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L’aracnofobia

Chiunque ne soffra in maniera lieve o grave sa come ci si sente quando si nota quel minuscolo, o un po’ più grande, insetto con 8 gambe che si dimenano.

Un brivido, misto schifo, misto paura ti assale.

Noi aracnofobici siamo dei grandi osservatori: riusciamo ad individuare la bestiola nel giro di un minuto su una superficie quadrata di 12 km. Abbiamo un radar. E quando finalmente lo scorgiamo sono due le possibilità: o ci allontaniamo con fare sospettoso, cambiando casa o automobile oppure passiamo all’attacco, mai direttamente, ma incitando gli altri a fare qualcosa.

Grazie a questa diffusissima paura, si riescono a stringere forti legami con il genere umano che, per una volta nella vita, si presenta affabile e ben educato, quasi.

Due volte mi capitò di vedere un ragno sul parabrezza della moto.

La prima volta ho rischiato di andare a sbattere perché guardavo quell’insetto demoniaco e non la strada. Mi sono fermata e ho chiesto ad una passante, sulla sessantina, dai modi poco fini, se avesse paura dei ragni e se potesse uccidere quello che si trovava lì, sul mio bolide. La signora in tutta eleganza si è tolta la ciabatta e ha dato un colpo così forte al parabrezza che anche il ragno ha detto “ao, guarda che lo rompi”.

Preferivo il ragno.

La seconda volta, per lo stesso motivo, ho chiesto ad un giovane della mia facoltà se potesse far qualcosa per allontanare il ragno, e lui, senza perdere l’occasione prima ha cacciato l’animale e poi si è dato al corteggiamento più sfrenato. È circa due mesi che siamo amici.

La situazione cambia un po’ se il ragno lo vedete a casa o comunque coi parenti, perché non c’è potenza di farlo uccidere, preferiscono muoia tu perché il ragno porta bene, tu sei inutile.

Poi ci sono i simpatici “e in Australia come fai?” “E in Congo come fai?” “E in Nicaragua come fai?” MA CHI CI VUOLE ANDARE?!

Oltre che sono povera ma poi, secondo voi, sapendo che posso incontrare un ragno grande come un gatto ho interesse a visitare il posto? Che per carità meriterà pure, ma anche mai.

Una volta persi il telefono per un ragno. Stavo guardando uno di quei video dove un ragazzo cerca di prendere un ragno grande quanto il Molise, ma la bestiola salta e finisce sulla fotocamera. Mi è partito il telefono ed è caduto fuori dalla finestra. Ma si può?! Voglio i danni.

Per l’aracnofobico puro non esistono peluche carini, giocattolini, video teneri. Quella bestiaccia rimane sempre uno strumento del Signore per punirci.

In questo caso, più che in altri, è proprio vero che le dimensioni non contano.

A tutti i ragni che ci stanno leggendo: sappiate che non vi detestiamo, cioè potete anche condividere il pianeta con noi, chiaramente, ma, possibilmente e ve ne preghiamo, sull’altro emisfero dell’equatore.

 

Paola Puleio 

di Tempo Libero

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