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Il Trono di Spade, The Last Season

La più attesa delle stagioni, ma non la migliore. Voto UvM: 4/5

 

 

 

 

 

 

 

Indubbiamente la stagione più attesa di tutta la saga e di conseguenza la più carica di aspettative da parte dei fan di tutto il mondo.

Il trono di spade infatti è una serie che esiste dal 2011 e vanta milioni di spettatori in tutto il mondo, i quali dal 15 aprile di quest anno erano tutti davanti la tv ad aspettare i classici colpi di scena targati hbo.

Io dal canto mio sapevo che essendo una stagione conclusiva e mancando la penna di George Martin a intrecciare i filoni narrativi non sarebbe stata un granché.

 

 

Tra l’altro fra serie tv e ultime stagioni a mio avviso non scorre buon sangue, basti pensare a Scrubs, How I Met Your Mother, Westworld, Mr Robot e chi più ne ha più ne metta.

Detto ciò, qui abbiamo solo sei episodi della durata di un’ora , un’ora e mezza che teoricamente dovrebbero risolvere domande, dubbi e perplessità circa le più svariate questioni di Westeros che ci portiamo dietro da anni.

I primi due episodi li definirei ‘carini’, nel senso che sono il prologo alla battaglia della terza puntata in cui tutti pensano di andare a morire e quindi via coi sentimentalismi.

Ci sono scene molto belle, come Brienne di Tarth proclamata cavaliere da Jaime davanti al camino di Grande Inverno, o lo scambio di battute tra Arya e il Mastino sui bastioni delle mura.
Altre scene invece molto banali, come quelle di Jon e Daenerys nata dalla tempesta, regina di questo e di quell’altro, ma che nonostante questo non riesce a ricavarsi un attimo di tempo per dare un bacetto a Jon Snow col dovuto pathos.

Cosi arriviamo al terzo episodio, la battaglia con gli Estranei: un’ora e mezza di ansia.

E qui la prima considerazione riguarda una pessima gestione dei draghi, che avrebbero potuto avere un ruolo cruciale e invece svolazzano tranquilli tra le nuvole manco fosse un film di dumbo.

L’inverno è decisamente arrivato e i primi ad avvertire qualche brivido scuotente sono i poveri Dothraki che muoiono tutti nel giro di un nanosecondo, nonostante Melisandra abbia dato il fuoco (e non a fuoco) a tutte le loro spade in stile Berik della Fratellanza.

 

 

Pensavo che questa mossa poco originale ma efficace, avrebbe consentito ai cari Dothraki di durare qualche minuto in più, arrostire qualche Estraneo tanto per dire ‘Ehi ci siamo anche noi’ … e invece no.

A parte queste piccole défaillance, a cui si associa l’inutilità di Jon Snow che non riesce a tirare neanche uno schiaffo per sbaglio al King della Notte, il resto dell’episodio è un capolavoro di fotografia e sceneggiatura, le colonne sonore scelte a pennello partono con un tempismo impeccabile.

Ma quello che mi ha conquistato è stato il gioco di sguardi tra Bran e il Re della Notte nel finale, davvero emozionante.

Un minuto dopo arriva la banalità di Arya a interrompere la magia del momento: il povero Re della Notte al posto di fare qualcosa di epico, (tipo inchinarsi davanti a Bran o qualunque altra cosa), si smaterializza sotto il colpo mortale della ragazzina, che mostra un talento fuori dal comune nella disciplina del salto in alto.

Ora che il pericolo degli Estranei non esiste più, tutta l’attenzione è rivolta verso il Trono di Spade.

C’è questo piccolo problema che ora Jon è un Targaryen e quindi avrebbe più diritto della Regina dei Draghi a prendere il Trono. Ma ovviamente questo è motivo di forte disappunto per Daenerys, che con molta nonchalance e un solo drago improvvisamente arzillo risolve tutti i suoi problemi (coniugali e non) dando fuoco ad Approdo del Re e a tutti i suoi abitanti.

Il giorno dopo il barbecue è tutto coperto di cenere simil neve, ma l’elemento più eclatante è rappresentato dai dieci minuti di carattere di Verme Grigio, che appena ricevuta la carica di Maestro della Guerra assume un tono minaccioso.
Evidentemente si emoziona e decide che è arrivato il momento per allontanarsi finalmente dall’inerzia che muove le sue decisioni.

Ma questo hype dura il tempo di cinque minuti, fino a quando non ripensa a Missandei e dunque decide di stabilirsi a Naath con tutti i suoi Immacolati.

Migliaia di uomini addestrati a uccidere senza esitazione, che ora suppongo si ritroveranno a coltivare lattughe.

Ad ogni modo, non è la migliore tra le stagioni del Trono di Spade e non è ricca dei colpi di scena e delle situazioni ‘scomode’ a cui siamo abituati.

Il mio consiglio è di guardare questi episodi in maniera un pò più disinteressata, mettendo da parte aspettative e pronostici.

Giulia Garofalo

di Benedetta Sisinni

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