Elezioni Europee 2019: vince la Lega

Con 61.524 sezioni scrutinate su 61.576 è arrivata al 34,33% dei voti ricevuti la Lega è diventata di gran lunga il primo partito in Italia, con una crescita notevolissima rispetto alle elezioni politiche del 2018.

Il risultato è molto deludente per il Movimento 5 Stelle, che anche a causa dell’astensione nel Sud Italia è passato dal 32,68% del 2018 al 17,07%, diventando il terzo partito più votato dopo il Partito Democratico, che domenica ha ricevuto il 22,7% dei voti.

Anche Forza Italia è calata molto rispetto alle politiche del 2018, passando dal 14,1% all’ 8,79%: un risultato solo di poco migliore di quello di Fratelli d’Italia, che invece è cresciuto passando dal 4,35% del 2018 al 6,46%. In tutto ha votato il 56,09 degli aventi diritto, in leggero calo rispetto alle europee del 2014.

Nessun altro partito, oltre questi cinque, è riuscito a superare lo sbarramento del 4% richiesto per eleggere deputati al Parlamento Europeo: +Europa si è fermato al 3,09%; la lista Europa Verde è arrivata al 2,29%; la Sinistra è all’1,74% e tutte le altre liste minori hanno preso meno dell’1% a testa.

Il grosso calo del Movimento 5 Stelle e il notevole risultato della Lega, che è stato anche uno dei partiti che ha fatto meglio a livello europeo, saranno le cose di cui si parlerà di più nelle prossime settimane, perché di fatto cambiano i rapporti di forza tra i due partiti della maggioranza di governo. Matteo Salvini, domenica sera, ha ribadito di non avere intenzione di far cadere il governo o chiedere un rimpasto, spiegando che «il mio avversario resta la sinistra, gli alleati di governo sono amici con i quali domani si torna a lavorare serenamente». Luigi Di Maio, leader del Movimento 5 Stelle, non ha invece diffuso commenti sul risultato del voto e sembra che ne parlerà solo oggi  pomeriggio.

 

Europee 2019: Lega primo partito, crolla il M5s scavalcato dal Pd | Il Ppe in testa in Europa

 

In Francia ha vinto il Rassemblement National (RN), di destra radicale, che è diventato il primo partito davanti a quello del presidente Emmanuel Macron, En Marche. In Germania il primo posto è saldamente della CDU di Angela Merkel col 28%; dietro ci sono i Verdi con il 20%, mentre i Socialisti sono solo terzi con uno dei peggiori risultati della loro storia, il 15%. In Spagna i Socialisti del primo ministro Pedro Sánchez hanno ottenuto il 33% dei voti, al secondo posto è arrivato il Partito Popolare, Vox (di destra radicale) ha preso il 6%, in netto calo rispetto alle politiche del mese scorso. Nel Regno Unito il Brexit Party di Nigel Farage ha ottenuto il 31% delle preferenze, i Liberal Democratici il 20%, i Laburisti il 14, i Conservatori l’8,8%, uno dei peggiori risultati della loro storia.

A livello europeo il voto di ieri ha quindi determinato la fine dell’egemonia al Parlamento Europeo dei due partiti più “istituzionali”: il Partito Popolare Europeo, cioè il principale di centrodestra, e il Partito Socialista Europeo, di centrosinistra, hanno perso una quarantina di seggi a testa e non avranno più una maggioranza da soli. Ad essere cresciuti molto sono stati i Liberali, l’ALDE, che ha ottenuto il miglior risultato della sua storia superando i 100 seggi, e i Verdi, che dovrebbero passare da 50 a circa 70 seggi. Sono cresciuti anche i gruppi legati alla destra radicale ed euroscettici, che dovrebbero guadagnare complessivamente qualche seggio, anche se sono lontani dall’avere una maggioranza, come ampiamente previsto dai sondaggi. Cambieranno comunque i rapporti di forza al loro interno: ENF di Matteo Salvini e Marine Le Pen – entrambi vincitori nei loro paesi – si avvicinerà molto al gruppo degli euroscettici moderati ECR, che comprende la destra polacca e i Conservatori britannici, e risulterà sempre più attraente per i partiti più piccoli. I partiti alleati del M5S sono andati invece molto male quasi ovunque.

 

Santoro Mangeruca

di Redazione Attualità

Rubrica di long form journalism; approfondimento a portata di studente sulle questioni sociali, politiche ed economiche dall’Italia e dal mondo.

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