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Marò: All’Aja udienza sulla giurisdizione tra Italia e India

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Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono a casa già da qualche anno, i rapporti tra Italia e India sono lentamente tornati alla normalità, ma la vicenda dei due marò, cominciata nel febbraio del 2012, non è ancora finita.

Oggi si è aperta all’Aja l’ultima udienza davanti al Tribunale arbitrale internazionale chiamato a decidere chi, tra Italia e India, abbia la giurisdizione ad accertare le eventuali responsabilità dei due marò accusati della morte di due pescatori indiani, scambiati per pirati, al largo del Kerala.

Si tratta dell’ultima tappa della procedura arbitrale avviata dal governo Renzi nel giugno del 2015.

L’udienza durerà due settimane, fino al 20 luglio, ma la sentenza arriverà, in base alle norme procedurali, entro sei mesi. L’Italia rivendica la giurisdizione del caso. Il team legale italiano, guidato dall’avvocato Sir Daniel Bethlehem, sosterrà la tesi dell’Italia che rivendica la giurisdizione del caso: e cioè che i due fucilieri di Marina godono dell’immunità all’estero che spetta ad agenti dello Stato nell’esercizio delle loro funzioni.

I marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone “sono funzionari dello Stato italiano”, ha detto l’ambasciatore Francesco Azzarello aprendo l’udienza al Tribunale dell’Aja, impegnati nell’esercizio delle loro funzioni “a bordo di una nave battente bandiera italiana” e “in acque internazionali”, e pertanto “immuni dalla giustizia straniera”.

“Agli occhi dell’India – ha proseguito Azzardello – non c’è presunzione di innocenza: i Marò erano colpevoli di omicidio ancora prima che le accuse fossero formulate”. “Ci sono stati ingiustificabili rinvii del processo – ha ricordato – sono state inventate speciali procedure, in violazione con la stessa Costituzione indiana”.

L’ambasciatore ha poi sottolineato come anche “le considerazioni umanitarie sono rilevanti: alla fine di questo arbitrato, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone saranno stati privati, a vari livelli, della loro libertà senza alcuna imputazione per otto anni”. Considerazioni umanitarie definite “rilevanti” anche nei confronti delle famiglie dei due pescatori, Ajeesh Pink e Valentine Jelastine: per questo, ha aggiunto Azzarello, l’Italia si impegna a “facilitare la loro partecipazione e rappresentanza” in qualunque procedimento successivo, nel caso venga riconosciuta la giurisdizione italiana.

“L’Italia sostiene di avere l’esclusiva giurisdizione” sulla vicende dei marò, “ma bisogna tenere a mente che l’India e due suoi pescatori sono le vittime di questo caso”: “due esseri umani a bordo di una barca indiana sono stati uccisi da individui che erano su una nave commerciale”, ha detto il rappresentante di Delhi, G. Balasubramanian, durante l’udienza.

“L’Italia ha infranto la sovranità indiana nella sua zona economica esclusiva” con i due marò che hanno “sparato con armi automatiche contro un peschereccio indiano, il St. Antony, che aveva pieno diritto a operare in quell’area senza” il timore di “essere fermato, essere oggetto di spari e avere due dei suoi membri di equipaggio uccisi”, ha aggiunto il rappresentante indiano in aula.

Il caso “è materia di tribunali nazionali e non dell’arbitrato internazionale” il cui mandato “si limita all’interpretazione e all’applicazione dell’Unclos (la Convenzione dell’Onu sul diritto del mare, ndr)”, ha concluso Balasubramanian.

 

Santoro Mangeruca

di Attualita

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