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La sindrome di Joker

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Una risata inadeguata

Da diverse settimane Joker di Todd Phillips riempie i cinema di tutto il globo sorprendendo gli spettatori per un’immensa interpretazione di Joaquin Phoenix. Costante durante il film ci accompagna il suono di una risata isterica e nevrotica, che erompe inquietante e, inutilmente strozzata dal protagonista, si fa più intensa nelle situazioni meno adeguate, quando maggiore è la volontà di reprimerla, allontanando Arthur Fleck da una società già di per sé indifferente alla sua condizione e di chi, come lui, è relegato in un ghetto di Gotham dimenticato dalla politica, della quale Thomas Wayne è il simbolo.

La risata è anche sintomo dell’instabilità psichica che porterà alla metamorfosi di Arthur Fleck in Joker ed è tema centrale del film, tant’è che lo stesso Phillips dichiara che l’idea di questo Joker nasce da L’homme qui rit, opera di Vitor Hugo, trasposta in pellicola nel primo dopoguerra. E proprio Phoenix afferma che, con l’obiettivo di rendere al meglio la sua performance, ha studiato dei video di persone affette da risata incontrollata: si tratta infatti di un disturbo assolutamente patologico e reale. Crisi di risa involontarie? Ma di che razza di malattia si parla?

La sindrome di Joker

La sindrome pseudobulbare, o meglio, affettività pseudobulbare è caratterizzata da crisi di risa o pianto inconsistenti con lo stato emotivo dell’individuo che ne soffre. È dovuta a danni neurologici di diversa natura e, sebbene non se ne conoscano a pieno i meccanismi alla base, alcuni recenti studi rivelano il circuito neuronale danneggiato che conduce a queste risposte emotive incontrollate.


Normalmente la corteccia motoria inibisce alcune regioni del tronco encefalico che controllano le espressioni emotive. In seguito a lesioni della corteccia motoria, la mancata inibizione dei nuclei troncoencefalici comporterebbe un aumento della loro attività, con esito in risposte emotive involontarie ed anomale rispetto alla circostanza che l’individuo sta vivendo. In realtà, una più vasta e complessa rete neurale comprendente corteccia frontale, sistema limbico, cervelletto e tronco encefalico concorre alla genesi dell’affezione pseudobulbare. I circuiti limbico-frontali sono infatti coinvolti nei meccanismi che regolano il comportamento in base alle emozioni. Queste vie nervose (cortico-ponto-cerebellare) sarebbero dunque all’origine della “incontinenza emotiva”, ovvero delle manifestazioni motorie di risa o pianto patologiche.

Tali eventi acuti devono tuttavia essere distinti da altri disturbi psichiatrici, quali depressione e disturbo bipolare, caratterizzati – questi – da una persistente durata di uno stato emotivo alterato, in contrapposizione con la transitorietà che definisce l’affezione pseudobulbare. Le crisi possono essere invalidanti dal punto di vista sociale e l’impatto sulla vita quotidiana notevole. Differenti approcci terapeutici permettono però un controllo e una riduzione della frequenza degli episodi. Si tratta di farmaci che regolano la concentrazione di alcune molecole chiamate neurotrasmettitori (in questo caso glutammato e serotonina), stabilizzando la trasmissione nervosa nel cervello.

La trasformazione di Arthur

Nel film, quando Arthur Fleck è costretto a sospendere la terapia a causa della manovra di Thomas Wayne (che taglia i fondi ai servizi sociali), ha inizio la tumultuosa trasformazione di Arthur, individuo solo e inascoltato che vive la scissione tra ciò che è e ciò che la gente si aspetta lui sia – come esprime nel suo diario: <<La parte peggiore di avere una malattia mentale è che le persone si aspettano che ti comporti come se non l’avessi>> – in Joker, personaggio che non deve più strozzare la propria risata, ma che anzi la eleva a simbolo, potendo essere finalmente sé stesso.

Fonti:

Pseudobulbar affecthttps://www.tandfonline.com/doi/full/10.1586/ern.11.68 

Joaquin Phoenix, Todd Phillips – Joker press conference – 76th Venice Film Festival: https://www.youtube.com/watch?v=mK7dkmekfIg 

Mattia Porcino

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