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Sapresti riconoscere la depressione e il bipolarismo e aiutare chi ne soffre?

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Se esiste qualcosa che affascina gli uomini è l’incompleta comprensione di certi fenomeni naturali.
Tra questi, il confine tra biologia e psiche, tra anima e corpo, è qualcosa che forse l’uomo non riuscirà mai a comprendere sino in fondo.

Espressione di questo confine sono anche i disturbi dell’umore, vere e proprie malattie psichiatriche che vengono spesso sottovalutate perché non capite. L’incomprensibile non è sempre amato, a volte viene stigmatizzato o banalizzato.

” Sono bipolare perché a volte sono triste, altre nervoso”.

” Tirati su, perché stai sempre a piagnucolare, a lamentarti? Rimboccati le maniche e reagisci!”, frasi spesso ripetute da familiari e amici a chi soffre di depressione.

Frasi figlie di un’epoca che ignora il substrato biochimico e neurobiologico di certe patologie, con la conseguente incapacità di aiutare e sostenere chi si trova in queste situazioni, per mancanza di strumenti di conoscenza adeguati.

E’ stata dimostrata l’esistenza di un’alterazione di neurotrasmettitori e neurobiologica nei pazienti affetti da depressione e da disturbo bipolare.

In particolare, caratteristiche della depressione sono:

Alterazione della serotonina (5HT) implicata nel buon umore e nel piacere.

  • Riduzione della concentrazione nel liquido cefalo-rachidiano dell’acido 5-idrossi-indolacetato, il principale metabolita del 5HT;
  • Deplezione dei siti di legame del trasportatore del 5HT nel mesencefalo e nelle piastrine;
  • Riduzione del L-Triptofano, precursore del 5HT;

Alterazione della Noradrenalina (NA) implicata nell’energia, nella vitalità.

  • Bassi livelli dei metaboliti della NA sono stati trovati nelle urine e nel liquido cefalorachidiano;
  • Lo stress aumenta l’attività della NA nei circuiti cerebrali;
  • Gli inibitori del reuptake della NA hanno azione antidepressiva;

Alterazioni della dopamina (DA) implicata nella motivazione, nella memoria.

  • Riduzione dei metaboliti della DA nel liquido cerebrospinale;
  • Studi di brain imaging e studi post mortem hanno rilevato un aumento del trasportatore della DA e un incremento dei recettori D2/D3 ad indicare una riduzione nella trasmissione DA;
  • Farmaci che incrementano la neurotrasmissione DA hanno azione antidepressiva;

Alterazioni neuroanatomiche e neurofunzionali.

  • Diminuzione del volume corticale e subcorticale tramite studi con risonanza magnetica;
  • Studi post mortem hanno mostrato riduzione del volume ippocampale, della corteccia frontale, del talamo e dei gangli della base;
  • Gli studi effettuati con la PET hanno evidenziato una riduzione della sostanza grigia nell’amigdala, nella corteccia prefrontale e nella corteccia del cingolo. Infatti l’amigdala è coinvolta nella salienza emozionale delle esperienze, l’ippocampo nei processi di memoria e la corteccia prefrontale è la sede delle funzioni esecutive e di autostima.

Alterazioni dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrenale.

Si tratta di strutture aventi un ruolo importante nelle funzioni di base come il sonno, l’appetito e la libido, che mediano anche la risposta agli stress.

Le aree di interesse delle manifestazioni cliniche

Area affettiva-emotiva: l’umore altamente depresso non è modificabile da eventi positivi. Il dolore è un’esperienza soggettiva difficile da comprendere, deriva da un’idea di male presente pervasiva, attuale, immodificabile, nel quale l’unica via d’uscita è l’idea suicidaria per sfuggire.

Rallentamento nella psicomotricità: qualsiasi azione richiede uno sforzo immane. A volte l’unica azione possibile è un pianto continuo e disperato.

Area cognitiva: l’alterazione di quest’area comporta difficoltà di concentrazione, disturbi della memoria, difficoltà ad affrontare la vita quotidiana, il lavoro e tutto ciò porta all’isolamento sociale.

Un depresso non sceglie la sua malattia, non sceglie di rimanere fermo immobile come un vegetale nel letto bloccato a piangere, perché è poco intelligente, perché ha poco carattere. I suoi sensi di colpa aumentano quando gli si dice: “Forza alzati! Reagisci!”

Finiscono per essere lasciati dalla moglie, dal marito, abbandonati dagli amici. Chi vuole star accanto ad una persona che piange sempre?

C’è una paralisi della mente, non si può motivare chi biologicamente non ce la fa. In questo tunnel buio si è completamente soli, incompresi dalla società.

Il bipolarismo è un sistema più complesso. Il soggetto oscilla da un umore basso ad un umore alto, che può salire vertiginosamente in breve tempo. Vira da periodi di depressione ripetuti ad episodi ipomaniacali e maniacali.

In fase ipomaniacale il soggetto sperimenta l’euforia, la gioia di vivere, l’entusiasmo, l’aumento di energia o dell’attività finalizzata, il diminuito bisogno di sonno, per poi arrivare alla fase maniacale dove le idee sono troppo veloci, si ha un autostima grandiosa, idee di onnipotenza, coinvolgimento in attività che hanno alto rischio, oppure un umore disforico caratterizzato da grande aggressività, maggiore loquacità, discorsi sconnessi, che può degenerare fino al delirio.

E’ come essere in una giostra continua di alti e bassi, come essere sulle montagne russe: salire su, per poi toccare il fondo e sperimentare il vuoto e l’anedonia.
I soggetti bipolari presentano un rischio molto più alto di suicidio.

Eppure molti personaggi bipolari non sono tanto lontano da noi, a volte si nascondono per vergogna, altri hanno scritto la storia. Ad esempio in ambito politico erano bipolari Winston Churchill, Napoleone Bonaparte, ma anche Silvio Berlusconi e Francesco Cossiga, più vicini ai nostri tempi, o in ambito letterario e filosofico Charles Baudelaire, Virginia Woolf, Carl Gustave Jung.

Francesco Cossiga

 

Silvio Berlusconi

In ambito umanitario invece Gandhi o Martin Luther King, o personaggi famosi, come cantanti o calciatori, dai quali ci si aspetterebbe una vita felice grazie al loro successo e alla loro popolarità, in realtà hanno sofferto del disturbo della depressione.

Probabilmente, però, senza questo aspetto della loro vita, questi personaggi avrebbero perso un pezzo di tessuto in loro che li ha arricchiti.

Tutto ciò non nega il caro prezzo che hanno dovuto pagare, un dolore immenso perché come scriveva Goethe descrivendo la sua depressione:

Quando siamo derubati di noi stessi, siamo derubati da tutto. Le mie forze creative sono state ridotte a un’irrequieta indolenza. Non ho fantasia, nessun sentimento per la natura e leggere mi è diventato ripugnante.”

Forse bisognerebbe conoscere meglio certe patologie, per amare ed aiutare veramente chi non ha un “io” molto forte per uscirne fuori.

Ma come aiutare una persona affetta da depressione?

  • Non dirle “Forza, reagisci!”.
  • Spronarla a uscire di casa.
  • Evitare l’isolamento sociale.
  • Evitare che abbandoni il lavoro per la sua malattia.
  • Farle conoscere gente nuova.
  • Risvegliare passioni abbandonate e stimolare passioni nuove.
  • Farle praticare sport, il più potente antidepressivo naturale.
  • Consigliarle un consulto medico da uno specialista.

Per aiutare una persona bipolare bisogna:

  • Farle prendere coscienza e adeguata conoscenza della sua malattia.
  • Raccontarle biografie di persone che hanno condotto una vita brillante con il loro stesso disturbo: la diversità può essere fonte di grande ricchezza.
  • Spiegarle che non ha nulla di cui vergognarsi dei gesti compiuti in fase maniacale.
  • Farle comprendere che con un’adeguata cura farmacologica che tiene costantemente in equilibrio l’umore, può evitare gli up e down.
  • Evitare di alterare il ritmo sonno-veglia (dormire almeno 8 ore al giorno).

                                                                                              Daniela Cannistrà

 

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