Covid-19, primo studio: su quali superfici e per quanto tempo sopravvive il virus

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Siamo in piena pandemia da Coronavirus. Ridurre al minimo gli spostamenti, distanziamento sociale, igiene personale accurata, disinfezione quotidiana di superfici: sono solo alcuni degli accorgimenti che in questo periodo è consigliabile (se non obbligatorio) seguire.

Disturbo ossessivo compulsivo per l’igiene o pericolo reale?

È sicuramente possibile che un soggetto infetto possa depositare, inconsapevolmente, il virus toccando oggetti vari dopo aver tossito o starnutito nella propria mano, o non schermando correttamente un colpo di tosse o starnuto (per questo motivo viene indicato di starnutire o tossire nel proprio gomito). Sappiamo infatti, che i virus possono sopravvivere su determinate superfici per un tempo indeterminato.

Quanto tempo resiste il Coronavirus?

Se prima la durata della sopravvivenza del virus sulle superfici non era certa, adesso emergono i risultati del primo studio. Questa ricerca conferma come sia considerevole la trasmissione del virus attraverso vie “indirette” (attraverso le nostre mani toccando superfici infette e poi portandole, senza renderci conto, alla bocca, negli occhi o nel naso).

Il lavoro, pubblicato sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine, spiega come il virus potrebbe sopravvivere su varie superfici da alcune ore fino a tre giorni. La particolarità di questo studio è di aver valutato, oltre alla permanenza del microrganismo, anche la sua capacità di infettare col passare delle ore.

I ricercatori, attraverso particolari tecniche, hanno simulato la diffusione del virus da parte dell’uomo su varie superfici.  Sono state analizzate quattro diverse tipologie di materiali: plastica, acciaio inossidabile, rame e cartone. Successivamente è stato verificato anche come la capacità infettiva dalla deposizione, cambi nel tempo. Gli esperimenti sono stati condotti in condizioni di temperatura ambiente, ovvero 21-23°C e 40% di umidità relativa.

In base ai risultati ottenuti sembra che il SARS-CoV-2 sia molto stabile sulla plastica e sull’acciaio inossidabile rispetto al cartone e al rame. Per quanto riguarda i primi due tipi di materiale è stato rilevato che il virus permane per 72 ore sulla plastica e 48 ore sull’acciaio inossidabile. Sembra invece che non gradisca molto il rame e il cartone, dove resiste rispettivamente per non più di 4 ore e 24 ore.

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Ma la possibilità di infettare resta costante per tutte queste ore?

A prima vista questi dati possono spaventarci, però lo studio ha dimostrato che, nonostante il SARS-CoV-2 rimanga vitale su queste superfici per un periodo così lungo, la sua carica virale precipita nel tempo, ovvero si riduce la sua capacità di infettare. Nel caso della plastica e dell’acciaio inossidabile, dopo rispettivamente 6 e 7 ore, si ha il dimezzamento della capacità infettiva.

I dati ottenuti sono molto simili a quelli riscontrati in altri studi effettuati sul SARS-CoV-1 (il ceppo che causò SARS nel 2003). Quest’ultimo permane più tempo sul rame (8 ore) e meno sul cartone (8 ore). Per quanto riguarda gli altri due tipi di materiali i due ceppi presentano una permanenza e un dimezzamento della carica virale pressoché uguale.

Come possiamo proteggerci?

L’utilizzo di disinfettanti a base di alcol o candeggina rimane sempre un sistema valido in grado di ridurre al minimo la possibilità di contrarre l’infezione. Da non dimenticare però che tra le prime raccomandazioni nel prevenire la diffusione del Coronavirus c’è il lavaggio accurato delle mani (ne avevamo già parlato in un articolo precedente).

Questi dati non fanno altro che confermare che un’adeguata igiene personale e delle superfici è fondamentale per prevenire la contaminazione. La fonte principale rimane sempre il contatto interumano, ma non è da trascurare un contagio attraverso superfici infette. Il rischio di contrarlo con questa seconda modalità si riduce dopo alcune ore, ma si azzera completamente solo dopo due o tre giorni.

Non solo contro il Coronavirus, ma sempre, lavarsi le mani serve!

Georgiana Florea

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