Addio a Luis Sepúlveda, lo scrittore che ci insegnò a volare

Ha perso l’ultima delle sue innumerevoli battaglie l’instancabile scrittore Luis Sepúlveda, stroncato oggi all’età di 70 anni dal Covid-19 nell’ospedale di Oviedo in cui era ricoverato ormai dal 25 febbraio.

Chi era Sepúlveda?

  “Vola solo chi osa farlo”

Luis Sepúlveda. Fonte: Open

Non solo grande romanziere, ma anche giornalista, sceneggiatore e regista teatrale, nonché attivista, Sepúlveda nasce ad Ovalle in Cile nel 1949 e la sua infanzia è già segnata da due grandi passioni che lo accompagneranno per il resto della vita: la letteratura e la politica. Cresce infatti col nonno e lo zio, che non solo erano anarchici ma avvicinarono anche il piccolo Luis alle opere di grandi della letteratura come Cervantes, Salgari, Conrad e Melville. Già a quindici anni lo scrittore manifesta le sue passioni: entra a far parte della Gioventù Comunista e compone poesie e racconti per il giornale scolastico.

Nonostante il grande amore per il proprio Paese manifestato anche attivamente a fianco di Salvador Allende, Sepúlveda sarà presto costretto a lasciare il Cile, in quanto dissidente politico, durante la dittatura di Pinochet.

La critica al regime era infatti un tema fondamentale dei suoi spettacoli teatrali. Ciò non gli impedirà di continuare a combattere per moltissime cause anche al di fuori dalla sua patria: basti pensare all’impegno nella rivoluzione del ‘78 in Nicaragua e ultimo – e non meno
importante – quello a bordo di una nave di Greenpeace nel corso degli anni ’80. Non a caso la causa ecologista ispirerà l’opera per cui è più caro ai suoi lettori: “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare.”

Dentro due storie dello scrittore

Diario di un killer sentimentale                                                                                                                                  

“Il volto umano non mente mai: è l’unica cartina che segna tutti i territori in cui abbiamo vissuto.”

Diario di un killer sentimentale: copertina. Fonte: kobo.com

Un volto, quello del protagonista di questo breve ma intenso romanzo di Sepúlveda, che non si svela mai fino in fondo se non in originali dialoghi a tu per tu con l’uomo dello specchio. Un volto che non si confessa nemmeno in un’opera composta appunto come un diario, un dramma schietto scandito in sette giorni, quanti sono quelli della settimana.

Sepúlveda scrive quest’opera con irriverenza e maestria, ma non lascia mai rivelare al protagonista il suo nome pur lasciandoci nel titolo un indizio: egli è un killer, uno spietato esecutore di morte, un “assassino free-lance”, assoldato all’occasione per eliminare personaggi che nemmeno conosce. Il codice di un tale professionista ha determinate regole: non lasciare mai tracce e vivere in totale solitudine.

Quale peggiore errore, allora, se non innamorarsi?
L’incontro con una “gran figa francese” e la successiva rottura daranno il via a un’escalation di crolli psicologici e fatali errori, proprio mentre il nostro protagonista deve portare a termine il suo più difficile “incarico”: uccidere un noto filantropo. E in questo gioco di dadi alla cieca, il destino tirerà il suo colpo finale. Chi è veramente l’uomo da eliminare?

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

“Devi volare. Quando ci riuscirai, Fortunata, ti assicuro che sarai felice,
e allora i tuoi sentimenti verso di noi e i nostri verso di te saranno più intensi e più belli,
perché sarà l’affetto tra esseri completamente diversi.”

 

Scena tratta dal film d’animazione “La gabbianella e il gatto”.                                          Fonte: gingergeneration.it

Un altro libro molto famoso del nostro scrittore racconta la storia di un gatto e una gabbianella.

Chi non ha letto il libro o visto il film?

Chi non si è emozionato quando la gabbianella ha spiccato il volo verso il cielo?

Il romanzo è stato pubblicato nel 1996 ed è ambientato ad Amburgo, città della Germania situata sulle sponde del fiume Elba. Dal libro è stato tratto appunto un film d’animazione intitolato “La gabbianella e il gatto” diretto da Enzo D’Alò. Lo stesso Luis Sepùlveda partecipò al doppiaggio, interpretando il poeta. La storia racconta di un gatto di nome Zorba che un giorno nel giardino della sua casa incontra una gabbiana di nome Kengah, sfuggita da una macchia di petrolio che aveva avvelenato il mare; ma con sé lo sfortunato volatile porta al nostro Zorba una sorpresa: un uovo pronto a schiudersi, del quale la futura mamma non potrà occuparsi e fa promettere a Zorba di prendersene cura.

“Prometti che non mangerai l’uovo» stridette aprendo gli occhi. «Prometto che non mi mangerò
l’uovo» ripetè Zorba. «Promettimi che ne avrai cura finché non sarà nato il piccolo» stridette
sollevando il capo. «Prometto che avrò cura dell’uovo finché non sarà nato il piccolo». «E prometti
che gli insegnerai a volare» stridette guardando fisso negli occhi il gatto. Allora Zorba si rese conto
che quella sfortunata gabbiana non solo delirava, ma era completamente pazza. «Prometto che gli
insegnerò a volare»”.

Zorba manterrà le promesse e chiamerà la gabbianella “Fortunata”, ma non sarà solo in questa avventura: ad accompagnarlo nell’ardua impresa ci saranno anche i suoi amici gatti. Ma Zorba – in quanto “madre adottiva”- farà di tutto per la sua gabbianella e le insegnerà a volare. Tuttavia, sarà anche Fortunata ad aiutare il nostro gatto: gli insegnerà che non esistono disuguaglianze e che tutti siamo capaci di volare se lo vogliamo.

“«Ora volerai» miagolò Zorba. «Ti voglio bene. Sei un gatto molto buono»
stridette Fortunata avvicinandosi al bordo della balaustra- «Ora volerai. Il cielo sarà tutto tuo»
miagolò Zorba”

Gli insegnamenti di Sepúlveda

“Le mie storie hanno spesso la forma della favola, è un genere che mi consente di creare dei
personaggi soprattutto animali in grado di trasmettere dei valori come la giustizia, la fratellanza, la
solidarietà.” 

Luis Sepúlveda: ritratto. Fonte: tpi.it

Considerato come un vero e proprio guerriero, Luis Sepúlveda ha dato un contributo non solo alla letteratura ma acnhe alle lotte politiche ed ambientalistiche. Con i suoi libri e il suo vissuto ci insegna che niente è perduto, che non dobbiamo mai abbassare la testa davanti a qualcuno o qualcosa, siamo noi ad avere in mano la nostra vita. Si è liberi anche con le catene addosso!

“Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” è un altro dei libri più famosi dello scrittore ed è dedicato a Chico Mendes, un sindacalista
brasiliano vittima dei latifondisti impegnati alla deforestazione dell’Amazzonia. Il libro ci insegna che l’uomo è un essere vanitoso e che pensa solo al guadagno: non si sofferma a pensare al futuro, non si chiede che cosa stia sbagliano ma continua ad andare avanti distruggendo tutto ciò che gli viene incontro.

Ecco perché Luis Sepúlveda è considerato un guerriero!                                                         

Come Zorba, anche il nostro scrittore ci ha insegnato a volare e ci ha fatto capire che siamo noi a dover rendere migliore questo mondo. Ci ha fatto comprendere che la disuguaglianza esiste perché siamo noi a crearla.

Sepúlveda è stato sconfitto dalla pandemia: ma le sue opere ci hanno lasciato il ricordo di un uomo che ha sempre combattuto per difendere i propri ideali, senza mai arrendersi.

“La libertà è uno stato di grazia e si è liberi solo mentre si lotta per conquistarla.”

 

Alessia Orsa, Angelica Rocca

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