Fase 2: arriva IMMUNI, l’app di Contact Tracing Digital per la prevenzione dei contagi

Il 4 Maggio inizierà la seconda fase della strategia elaborata dal Governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Il momento in cui usciremo di casa non avverrà però a “nuovi contagi 0”, bensì dovremo imparare a convivere con l’idea che qualsiasi occasionale momento di ritrovo o di condivisione comporti di per sé un rischio. Rischio abbattibile grazie all’uso di mascherine, guanti, il rispetto delle regole di distanziamento sociale e altri/nuovi strumenti.

Tra questi ultimi vi è il Contact Tracing Digitale, ovvero un sistema di tracciamento dei soggetti entrati in contatto con cittadini risultati positivi al Covid-19 e che si basa su una ratio molto semplice: viviamo in un mondo interconnesso in cui tutti hanno uno smartphone.

Nell’ottica di garantire una soluzione che permetta una convergenza da parte dei Paesi UE verso un approccio comune e che minimizzi il trattamento dei dati personali, limitando il rischio di violazioni della privacy e della sicurezza dei cittadini, la Commissione Europea ha dettato dei criteri inderogabili. Deve essere garantito l’anonimato, vietata ogni forma di localizzazione e l’adesione deve avvenire su base volontaria. Criteri che hanno ricevuto l’approvazione e il plauso da parte del Garante della Privacy. L’Ue si è soffermata in particolare sulla tecnologia più idonea per le app di tracciamento, individuata nel Bluetooth. Quest’ultimo deve stimare con sufficiente precisione (circa 1 metro) la vicinanza tra le persone per rendere efficace l’avvertimento se si è venuti in contatto con una persona positiva al Covid-19. Per garantire l’anonimato dell’utenza le app utilizzeranno un codice d’identificazione “anonimo e temporaneo”.

In Europa esiste già un progetto che soddisfa questi criteri e verso cui sia Francia che Germania stanno convergendo: il Pepp-Pt (Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing) al quale lavorano attualmente un gruppo di 130 scienziati e 32 fra aziende e istituti di ricerca di 8 Paesi diversi.

Un secondo progetto, ancora senza nome, vede interessate congiuntamente Apple e Google.  I due giganti della Silicon Valley, che assieme garantiscono la quasi totalità dei sistemi operativi degli smartphone, garantirebbe un minore sforzo per i governi che dovrebbero unicamente appoggiarsi, con le loro app, alla rete già costruita dalle due aziende americane.

In Italia il Commissario Domenico Arcuri, con l’ordinanza n°10 del 16 Aprile pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, ha dato il via libera «alla stipula del contratto di concessione gratuita della licenza d’uso sul software di Contact Tracing e di appalto di servizio gratuito con la società Bending Spoons Spa».

La Bending Spoons ha creato, insieme al Centro Medico Santagostino, alla società di marketing digitale Jakala, a quella di localizzazione GeoUniq e all’avvocato esperto di privacy Giuseppe Vaciago, «Immuni», l’applicazione italiana di tracciamento e contenimento dell’epidemia. La sperimentazione avverrà in alcune regioni pilota per poi essere estesa sull’intero territorio nazionale con l’auspicio di «una massiccia adesione volontaria da parte di tutti i cittadini». Luca Foresti, amministratore delegato del Centro Medico Santagostino, in un’intervista al Corriere della Sera del 17 Aprile ha confermato che l’app «una volta scaricata sul cellulare, permetterà di sapere se nelle settimane precedenti si è entrati a contatto con una persona positiva al Covid-19 e quindi se si è a rischio contagio. Sarà inoltre dotata di un diario clinico che monitora gli eventuali sintomi e permetterà agli utenti di comunicare in modo anonimo se hanno tosse, raffreddore, perdita dell’olfatto e simili».

Filippo Giletto

di Redazione Attualità

Rubrica di long form journalism; approfondimento a portata di studente sulle questioni sociali, politiche ed economiche dall’Italia e dal mondo.

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