5 film da vedere di Al Pacino, l’attore di origini siciliane che ha conquistato Hollywood

Ad 80 anni appena compiuti, Al Pacino è a tutti gli effetti un mostro sacro della recitazione. Ha dato vita a personaggi rimasti impressi nella storia del cinema che, grazie alle sue prestazioni, hanno affascinato il pubblico di diverse generazioni. Noi di UniVersoMe vogliamo rendere omaggio a questo grande interprete ricordando 5 dei suoi più grandi capolavori.

Al Pacino vince il premio Oscar nel 1993 per Scent of a Woman – Fonte: cinemaclassico.com

Scarface di Brian De Palma (1983)

Il film diretto da Brian De Palma è una pietra miliare del genere gangster. La pellicola racconta la storia di Tony Montana (interpretato da Al Pacino), criminale cubano che cerca di imporsi nel mondo della malavita grazie alla propria tenacia ed alla propria furbizia.

Scarface è un film che indubbiamente rimane impresso nella memoria di tutti gli amanti del cinema grazie principalmente alla splendida performance di Al Pacino.

Al Pacino nei panni di Tony Montana in una scena di Scarface -Fonte: artphotolimited.com

L’attore infatti ha potuto dare sfoggio di tutte le sue doti teatrali riuscendo a creare un personaggio in parte schizoide, dotato di un grande carisma e – tramite una mimica marcata – ne ha rappresentato perfettamente la personalità sbruffona.

Il film costituisce un elemento di primaria importanza per la filmografia di Al Pacino in quanto ci permette di osservare come egli sia stato capace di ricoprire magnificamente il ruolo di un mafioso seguendo due chiavi di lettura completamente diverse tra loro: Michael Corleone ne Il padrino si presenta come un uomo calmo e sofisticato, Tony Montana invece appare come rude e spregiudicato.

Donnie Brasco di Mike Newell (1997)

Ispirata alla vera storia del poliziotto Joe Pistone (interpretato nel film da Johnny Depp), la pellicola di Mike Newell narra le vicende di un agente FBI infiltrato all’interno di un’organizzazione mafiosa tra gli anni ’70 e ’80. Nel contempo il film si concentra sul rapporto di amicizia che nasce tra Joe ed il suo mentore Benjamin “Lefty” Ruggiero (Al Pacino) il quale lo farà entrare nel clan di cui fa parte ed in seguito gli insegnerà tutti i meccanismi ed i segreti della malavita.

L’interpretazione degli attori è magistrale.

Grazie alla chimica instauratasi tra i due, la narrazione scorre meravigliosamente coinvolgendo e mantenendo alta l’attenzione dello spettatore.

Johnny Depp e Al Pacino nel film Donnie Brasco – Fonte: pinterest.it

Al Pacino si ritrova nuovamente a vestire i panni di un mafioso, al quale stavolta dona tramite i gesti, gli sguardi e le espressioni una forte venatura di malinconia e di rassegnazione, che viene però attenuata dalla voglia di riscatto quando Lefty conosce Joe. Egli infatti lo considera un figlio acquisito al quale vuole insegnare tutto ciò che ha imparato ed al tempo stesso proteggerlo dalle molteplici insidie. Si assiste quindi ad una vera e propria rinascita del personaggio interpretato da Al Pacino che mette in atto una delle sue migliori performance insieme a Johnny Depp.

Il padrino di Francis Ford Coppola (1972)

Non è stato il film di debutto del nostro attore come molti invece pensano, ma sicuramente il gangster movie che l’ha fatto entrare a buon diritto nell’ Olimpo dei grandi del cinema.

In realtà tanti erano i numi avversi all’ingaggio di Al Pacino come protagonista della celeberrima trilogia tratta dal romanzo di Mario Puzo e diretta da Francis Ford Coppola. La Paramount, per il ruolo di Michael Corleone, inizialmente innocuo pesce fuor d’acqua in una losca famiglia d’italo-americani nella New York degli anni Cinquanta e poi il “padrino” che prende in mano le redini dell’organizzazione mafiosa, aveva pensato a Dustin Hoffman o Robert Redford, già più affermati ad Hollywood e dintorni.

 

Michael Corleone (Al Pacino) con i suoi scagnozzi in Sicilia. Fonte: La voce di New York.

L’occhio da buon regista di Coppola, nell’immaginare le scene di Michael che vagava per la campagna siciliana ne Il padrino (1972) vide invece il viso di Pacino, dai tratti decisamente più siciliani. Non dimentichiamoci infatti che nelle vene di Alfredo James Pacino (così all’anagrafe) scorre sangue siculo: i suoi nonni paterni erano di San Fratello, mentre quelli materni proprio di Corleone!

In definitva Pacino convince tutti soprattutto quando si siede per la prima volta sulla poltrona di Don Vito (Marlon Brando) e la metamorfosi da bravo ragazzo a criminale è compiuta. Il suo è un personaggio fuori dai canoni del boss violento stile old mafia: Michael Corleone è posata spregiudicatezza, astuzia calcolata e sangue freddo resi da una mimica perfetta e da uno sguardo glaciale.

Michael Corleone ormai diventato “il padrino”. Fonte: sorrisi.com

La scelta di Coppola si rivela azzeccata : l’attore è così bravo  che lo spettatore finisce per stare dalla parte del cattivo.

 

L’avvocato del diavolo di Taylor Hackford (1997)

Spregiudicatezza e mistero caratterizzano sempre un altro ruolo di Al: quello di John Milton, affermato avvocato newyorkese che prende sotto la sua ala protettiva un giovane e talentuoso legale di provincia Kevin Lomax (Keaneau Reeves). Lo sprovveduto Lomax appena entrato “come pecora tra i lupi” nella società di Milton, sarà coinvolto in un giro di corruzione e degrado morale che lo porterà a perdere i suoi legami più cari, in una trama surreale e a tratti horror che molti critici hanno trovato esagerata.

John Milton ( Al Pacino) nel celebre monologo. Fonte: ciakclub

Per niente esagerata è invece la performance di Pacino: solo un attore del suo calibro poteva dare così tanto pathos al monologo in cui Milton rivela la propria identità. Chi è davvero il più potente avvocato di New York?

Profumo di donna di Martin Brest (1992)

Personaggio sicuramente più complesso è invece quello che gli valse l’oscar come miglior attore protagonista nel 1993: Frank Slade, colonnello rimasto cieco in un incidente militare che decide di farsi accompagnare in un “viaggio di piacere” a New York da Charlie Simms (Chris O’ Donnel), liceale a corto di quattrini e con qualche problema di integrazione in una scuola esclusiva del New England.

Il viaggio rivelerà parecchie sorprese, ma a sorprenderci ancor di più (anche sul finale) è proprio il colonnello Slade, uomo mai statico e in continua evoluzione: ora cinico, ora paterno nei confronti del suo accompagnatore, a volte sfrenato edonista a caccia di donne e nuove emozioni, altre volte uomo profondamente scosso e depresso.

Al Pacino e Chris O’ Donnel per le strade di New York.  Fonte: nospoiler.it

 

Il dinamismo di Pacino incarna perfettamente il personaggio! Ma la migliore prova d’attore è ancora una volta lo sguardo: spento come quello di un uomo che non trova più alcun senso nel vivere.

Curiosità on topic: quello di Martin Brest è il remake più fortunato dell’omonimo film del 1974 di Dino Risi con protagonista Vittorio Gassman. Pare che Pacino, per interpretare il protagonista, non solo abbia preso contatti con delle associazioni americane di non vedenti, ma abbia anche incontrato il nostro Mattatore.

Al Pacino. Fonte: lascimmiapensa.com

La carriera di Al Pacino parla da sé e rivela un professionista della recitazione che si ispira alla realtà per interpretare personaggi di fantasia e non ha mai rinnegato le sue umili origini.

“Mi sento più vivo in un teatro che in qualunque altro posto, ma quello che faccio a teatro l’ho preso dalla strada.”

Angelica Rocca, Vincenzo Barbera

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