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Repubblica e la guerra contro i pirati del giornalismo: la Procura di Bari chiude 19 canali Telegram

Ha avuto inizio già qualche settimana fa la guerra tra Repubblica e gli svariati canali pirata di Telegram. E la prima manche sembra proprio essersela aggiudicata il quotidiano più diffuso in Italia con l’ordine di sequestro da parte della Procura di Bari di 19 canali Telegram, colpevoli di diffondere gratuitamente quotidiani, periodici e libri gratuitamente.

E’ stato Repubblica stesso ad allertare circa questi nodi di pirateria presenti sull’app di messaggistica pubblicando un’inchiesta il 15 Aprile scorso contro i social che diffondono copie di molti giornali a pagamento clonate e rese virali nei sistemi di canali di Telegram. 

Da qui la Procura di Bari ha avviato un’indagine che ha portato la chiusura dei canali incriminati anche se, come riporta Repubblica, i gestori sono ancora da identificare. A questi ultimi si contestano una serie di reati in materia di violazione del copyright.

Tra i più gravi, il reato di riciclaggio che Telegram , conferma la Procura di Bari, sembra non aver mai voluto contrastare collaborando all’indentificazione e spegnimento dei canali pirata aperti sulla sua piattaforma.

"Canali pirata ,sequestrati 19 canali dalla procura di Bari "Al contrario di essersi sempre spesa per “far perdere le tracce dell’origine illecita” l’app avrebbe compiuto una vera e propria operazione di “ripulitura”, assimilabile – secondo recente Cassazione – a quella che viene operata per il denaro provento di illeciti o per le opere d’arte rubate. (fonte Repubblica.it)

E’ questa è una delle tante risposte che ha espresso il quotidiano ,cioè quello di abbattere il “nemico” con un impedimento di entrata al server iniziale del canale .

La lotta è appena iniziata, perché come ha espresso Repubblica sono stati copiati non solo quotidiani  ma anche giornali mensili o settimanali e ed eBook a pagamento.

Un’ inchiesta per mettere al tappeto tutta la pirateria che sta “giocando alle loro spalle”. Sono tantissimi gli utenti – almeno mezzo milione – che navigano all’interno di questi canali per prendere informazioni, in modo gratuito e non curante delle svariate conseguenze .

La stima delle perdite subite dell’imprese editoriali è allarmante –scrive la Fieg- In un’ ipotesi altamente conservativa ,si parla di 670mila euro al giorno ,circa 250 milioni di euro all’anno . Un dato che dovrebbe indurre l’autorità di garanzia del settore ad intervenire senza ulteriori indugi , con fermezza con provvedimenti anche esemplari

La dichiarazione della Fieg parla chiaro: non possono andare avanti tutti coloro che spalmano notizie nei vari canali Talegram o Whastapp tramite Pdf.

Bisogna fermare tutto prima che sia troppo tardi perchè ciò rischia di mettere in pericolo un settore – quello dell’editoria – già economicamente indebolito dall’abitudine dei lettori a sostituire l’informazione giornalistica con l’informazione online gratuita.

Dalila De Benedetto

di Redazione Attualità

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