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Silvia Romano è finalmente tornata a casa. L’abbraccio della sua Milano tra polemiche e indiscrezioni

Ieri pomeriggio Silvia Romano, la 24enne volontaria-cooperante italiana liberata sabato scorso in Somalia dopo 18 mesi di lunga e straziante prigionia, è rientrata nella sua abitazione in via Casoretto, a Milano.

Un applauso sincero e commosso l’ha accompagnata all’ingresso dell’appartamento, che mai come in questa circostanza emotiva, diventa metafora di accoglienza e rifugio da un mondo che aveva provato, attivamente, a rendere migliore.

In strada, ma anche dalle finestre attraverso una coreografia di abbracci balconati, in moltissimi hanno sentito il bisogno di dare il bentornato alla giovanissima ragazza che era rapita il 20 novembre del 2018 in Kenya.

Lungo, complesso e misterioso il meccanismo che ha portato i Servizi Segreti Italiani, in collaborazione con l’Intelligence turca, a sbloccare il rientro di Silvia a casa.

Task Force dei Servizi Segreti che ha portato non poche polemiche: l’agenzia governativa turca ha fatto trapelare dettagli della vicenda Romano, che pare fosse già monitorata da Dicembre dell’anno scorso.

L’intelligence italiana non ha nascosto la propria irritazione per l’indiscrezione, precisando che: “Silvia Romano è stata recuperata dagli uomini dei servizi italiani”.

Al netto degli strascichi spiacevoli della vicenda, adesso quello che conta davvero, è la serenità ritrovata (si spera) ed il sorriso di Silvia, o Aisha, come ha deciso di chiamarsi dopo la sua conversione all’Islam maturata lungo il periodo di prigionia.

La 24enne negli attimi emozionanti del rientro, ha indossato infatti  il vestito della tradizione femminile somala.

C’è stato, anche solo per qualche fuggevole istante, un sorriso timido e stanco fuoriuscito dalla mascherina.

Alle raffiche di domande (che ammiccavano inopportunamente persino ad un’eventuale ritorno in Africa) che le sono state rivolte dall’oceano di reporter, giornalisti e fotografi, ha opposto pacata risposta: “Rispettate questo momento, per favore”.

Gli applausi e le grida in suo nome l’hanno spinta ad affacciarsi alla finestra: la giovane ha mostrato il pollice alzato ed ha posto, teneramente, la mano sul cuore.

Un grazie silenzioso, ma sincero e forse un po’ commosso, che ha anticipato un altro sorriso, l’ultimo prima che Silvia rientrasse nella sua abitazione.

Ciò di cui Silvia adesso ha bisogno è soprattutto il silenzio e la tranquillità che scaccino le polemiche sterili, empie ed abiette riferite al pagamento di un esoso riscatto, che hanno accompagnato la sua liberazione ed anche la sua conversione all’Islam, semplice manifestazione di libertà.

“È stata una mia libera scelta, non c’è stata nessuna costrizione da parte dei rapitori”, ha ribadito con convinzione più volte agli inquirenti.

Fin troppi gli insulti beceri e privi di qualsiasi sentire umano, quelli che si sono scagliati sulla questione del presunto riscatto, e che hanno portato a valutare una tutela fissa o mobile, misure che sono poi state considerate dalla Prefettura di Milano inappropriate.

E’ triste notare che l’Italia, in questi giorni cadenzati solo da paura ed incertezza, non riesca ad unirsi nemmeno nell’abbraccio ad una ragazza, che aveva provato con coraggio romantico, a rendere migliore un mondo, che forse, non la merita, ma che ha un disperato bisogno di altre Silvia Romano.

Bentornata, Silvia!

Antonio Mulone

di Redazione Attualità

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