3 film di Troisi per vivere meglio

In questi tempi sicuramente non tranquilli per quello che sta accadendo nel mondo, ci manca qualcosa o qualcuno capace di tirarci su.

In Italia abbiamo avuto la fortuna di avere chi è in grado di risollevarci il morale, ma che purtroppo ci ha salutato troppo presto.

Il 4 giugno del 1994 Massimo Troisi moriva alla sola età di 41 anni: l’attore e regista è riuscito comunque ad arricchirci immensamente lasciandoci in eredità tutta la sua arte.

Massimo Troisi – Fonte: peopleforplanet.it

Ricomincio da tre (1981)

Il film segna il debutto sul grande schermo di Troisi sia come attore che regista.

Massimo Troisi e Lello Arena nel film Ricomincio da tre – Fonte: vesuviolive.it

La pellicola narra la storia di Gaetano, un giovane napoletano che vuole andarsene dalla sua città natale per estendere i suoi orizzonti. Più volte nel corso del film viene identificato come “emigrante” ma lui stesso afferma che vuole solamente viaggiare per fare nuove esperienze, senza comunque distaccarsi dalle sue radici partenopee.

Così facendo Troisi crea un personaggio del tutto nuovo rispetto al passato. Fin lì i napoletani venivano rappresentati come appunto degli emigranti in cerca di lavoro, membri di famiglie assai numerose e un po’ furbacchioni. Gaetano invece è un timido ragazzo, desideroso di mettersi in viaggio solo ed esclusivamente per confrontarsi con realtà diverse.

La sua mentalità è profondamente segnata dal passato, ma egli non si tira indietro quando gli si presenta una novità; anzi la affronta con tutta la simpatia e l’innocenza che appartengono alla sua forma mentis napoletana.

Troisi infatti, mediante la napoletanità, ironizza su tutto ciò che lo circonda, riuscendo ad analizzare tematiche di primaria importanza (come l’emancipazione delle donne o l’instabilità mentale) ed allo stesso tempo far ridere a crepapelle lo spettatore.

Non ci resta che piangere (1984)

La pellicola narra la storia di Mario (Massimo Troisi) e Saverio (Roberto Benigni).

I due amici lavorano nella stessa scuola e durante un viaggio in macchina discutono sulle problematiche amorose della sorella di Saverio, la quale è stata lasciata dal fidanzato americano. Ad un certo punto la macchina va in panne e i due sono costretti a passare la notte in una locanda.

Al risveglio vedono un uomo intento ad urinare dalla finestra, ma quest’ultimo viene trafitto da un lancia. Chiedendo spiegazioni alla gente che si trova al piano di sotto, comprendono di essersi ritrovati negli anni del Rinascimento.

Mario e Saverio alla dogana nel film Non ci resta che piangere – Fonte: altrapsicologia.it

Il film è un agglomerato di sketch comici in cui Troisi e Benigni danno il meglio di loro stessi.

Mario è costantemente spaventato dai numerosi pericoli di quell’epoca storica e pone in essere comportamenti assai buffi; allo stesso tempo corteggia una ragazza di nome Pia cantandole Yesterday, l’inno di Mameli ed altre canzoni decisamente fuori luogo con quegli anni.

Saverio vuole a tutti i costi impedire a Cristoforo Colombo di scoprire l’America così che il fidanzato di sua sorella non la possa far soffrire.

Memorabile la scena della dogana dove i due protagonisti non riuscivano a smettere di ridere durante le riprese (la scena era improvvisata), emblema di un cinema che fa divertire non solo gli spettatori, ma in primis gli attori stessi.

Il postino (1994)

Il postino racconta la storia di Mario Ruoppolo (Massimo Troisi), un disoccupato che abita su un’isola del Sud Italia.

Mario per vivere potrebbe seguire la tradizione di famiglia diventando un pescatore, ma l’idea non lo aggrada.

Un giorno viene condotto in esilio sull’isola il celebre scrittore cileno Pablo Neruda e Mario viene assunto come postino per consegnargli la posta; piano piano tra i due si instaurerà un rapporto ancor più intenso di una solida amicizia.

Lo scrittore infatti accenderà l’amore per la poesia nell’animo del postino, il quale a sua volta riconoscerà in Pablo una sorta di mentore e gli chiederà consigli per conquistare la bella Beatrice.

Massimo Troisi e Philippe Noiret nel film Il postino – Fonte: mam-e.it

L’interpretazione di Troisi è fuori dagli schemi: sublime e profonda. È completamente immerso nel personaggio ma non rinuncia a donare a Mario i caratteri distintivi della propria personalità.

Philippe Noiret ancora una volta è autore di una prova d’attore magistrale e non è un caso che sia presente in diversi capolavori del cinema italiano (lo troviamo anche in Amici miei del 1975 e Nuovo Cinema Paradiso del 1988).

Il postino inoltre lancia la carriera di una giovane e favolosa Maria Grazia Cucinotta che nel film ha dato prova di essere tranquillamente all’altezza di una qualsiasi diva hollywoodiana.

Il film ha ottenuto 5 nomination ai premi Oscar del 1996 tra le quali quella a miglior attore protagonista per Massimo Troisi ed ha vinto la statuetta per la miglior colonna sonora.

 

Massimo Troisi ha dato sé stesso al cinema nel vero senso della parola. I suoi personaggi, se pur con sfumature diverse, presentano molti aspetti del suo carattere che vengono enfatizzati esponenzialmente nei vari film. La dote principale di Troisi è quella di creare spensieratezza dinnanzi ad una qualsiasi problematica, anche la più grave, approcciandola di petto ma ridendoci e scherzandoci su. Noi abbiamo bisogno di un Massimo Troisi, soprattutto ora, ma non può essercene un altro. Non ci resta che ricominciare da tre.

Vincenzo Barbera

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