Gli effetti del distanziamento sociale forzato. La psicologia risponde

Il distanziamento sociale ci sta distruggendo!

L’essere umano è un animale fortemente sociale. Dunque, non ci sorprenderà scoprire che si può vivere “un’astinenza da contatto” in seguito alle misure del distanziamento sociale, attuate per il Covid-19. Per la prima volta nella storia, ciò emerse da un inquietante esperimento di Federico II. Egli isolò un gruppo di neonati per scoprire quale fosse la lingua umana originaria, nutrendoli e limitando i contatti con le nutrici alle necessità igieniche. Risultato? Queste povere creature morirono. Questo evento (narrato dallo storico Salimbene de Adam) trovò una conferma in seguito. Le osservazioni dello psicoanalista Renè Spitz, presso un orfanotrofio, risalgono infatti agli anni ’40.  Molti bambini abbandonati (anch’essi con contatti minimi con le educatrici) si ritrovarono a vivere in una condizione simile al letargo, di totale apatia. Nei peggiori dei casi, alcuni non riuscivano nemmeno a stare seduti da soli o ad attuare una coordinazione oculare.

Analizziamo le conseguenze psicologiche del distanziamento sociale, appellandoci anche alle neuroscienze.

Il Corriere della Sera, “L’amore (senza baci e abbracci) al tempo del Coronavirus: «Si rafforzano nuove forme di affetto”

La “fame da contatto”

Si chiama “skin hunger” (lett. fame di pelle) ed è un bisogno fisiologico primario per l’essere umano (come la sete). Spesso viene sottovalutato. I neonati hanno il riflesso della prensione sin da subito: questo ci fa capire quanto sia basilare il contatto fisico.  La pelle è il nostro primo organo sociale: definisce il nostro confine del nostro Sé corporeo ma – allo stesso tempo – ci consente di entrare in connessione con gli altri. Avere un contatto tramite la pelle (carezze, abbracci, baci, strette di mano, ecc…) consente al nostro cervello di rilasciare l’ossitocina. Essa viene anche definita “ormone dell’amore” ed è fondamentale per la creazione di legami. L’ossitocina ci permette di creare rapporti sociali basati sull’altruismo, sulla fiducia, sulla generosità e sull’empatia. Infatti, è anche responsabile dell’induzione del travaglio e non è un caso che venga prodotta in quantità maggiore nelle donne che allattano.

Avere maggiori contatti fisici significa produrre più ossitocina

E contrastare gli alti livelli del cortisolo (ormone dello stress) e quindi ridurre i livelli di ansia, stress e paura. Si riduce così la pressione arteriosa, della circolazione sanguigna e respiratoria. Ciò aiuta a rendere il nostro sistema immunitario più forte. Avere meno ossitocina (perché ovviamente dobbiamo rispettare il distanziamento sociale) vuol dire toglierci tutti questi benefici.

Bassi livelli di ossitocina sono correlati ad ansia, depressione, disturbi dell’umore, ad alterazioni del ritmo del sonno e del nostro legame col cibo, diminuzione del desiderio sessuale, minor comprensione delle situazioni socio-relazionali, aumento di atteggiamenti conflittuali.

Avere un animale domestico può aiutare. In casa non possiamo parlare di veri e propri interventi di pet therapy. Nonostante ciò, il contatto con l’animale e il processo affettivo-relazionale che si viene a creare possono venirci in soccorso.

Nel nostro cervello i lobi frontali hanno varie funzioni

Fra queste vi è il loro coinvolgimento per quanto riguarda la modulazione comportamentale e, di conseguenza, anche sociale.

Nello specifico:

  • La corteccia orbito-frontale è coinvolta nella capacità di inibire i comportamenti impulsivi e le reazioni emotive inadeguate, di regolare emozioni e processi decisionali;
  • La corteccia cingolata anteriore controlla la motivazione e l’inibizione di stimoli interferenti;
  • La corteccia prefrontale dorso-laterale è coinvolta nella capacità di giudizio e valutazione critica delle circostanze, nella messa in atto di comportamento organizzato e appropriato al fine prefissato e gestione adeguata di situazioni nuove e complesse.

Per i nostri contatti sociali fondamentale è anche l’amigdala

L’amigdala è un regione cerebrale che gestisce le emozioni e le motivazioni. È stato dimostrato che soggetti con lesioni ad essa dimostrano difficoltà a rispettare le norme e le gerarchie sociali. Inoltre, le informazioni che riceve dalle connessioni con le aree sensoriali primarie sono molto dettagliate e le consentono di preparare risposte adeguate alla situazione.

Sicuramente il momento storico è delicato.

Abbiamo la responsabilità di stare attenti per noi stessi e per gli altri ed abbiamo una grande opportunità: quella di dimostrare che abbiamo davvero il senso della socialità e rispetto reciproco. Non sprechiamola!

Per molto tempo potremmo vedere l’altro come un nemico, come colui che può contagiarci. Avremo maggiore diffidenza e ciò potrebbe portare ad una maggiore distanziamento sociale anche dopo, trasformandolo in una vera e propria fobia. Questo non deve avvenire!

Cerchiamo di essere prudenti, di prendere tutte le cautele del caso ma non isoliamoci come delle piccole monadi.

Appena sarà possibile, più abbracci e più ossitocina per tutti!

 

Chiara Fraumeni

 

Bibliografia

A. Moschetti,M. Tortorelli, Ossitocina e Attaccamento (2007)

I.Morrison,Line S.Loken,H. Olausson, The skin as a social organ(2009)

E. De Luca, C. Mazza, F. Gazzillo, La centralità dell’adattamento: emozioni primarie, funzionamento
motivazionale e moralità tra neuroscienze, psicologia evoluzionistica e Control Mastery Theory (2017)

 

 

 

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