Voli fantasma: ora l’Enac prepara le sanzioni

 

“Guardando all’Italia ci sono 2.513 voli previsti questa settimana e 4.500 la prossima, ma è evidente che si tratta di un tasso di crescita improbabile dato il modesto incremento della domanda che stiamo registrando”, John Grant, analista dell’Oag

Dal 3 giugno in Europa e negli Usa sempre più voli vengono cancellati con un tempo di preavviso eccessivamente breve. Voli cancellati anche sette giorni prima del momento programmato per la partenza e che difficilmente copriranno la tratta prevista anche nelle settimane successive. Il motivo? A detta delle compagnie aeree la causa delle cancellazioni è da rinvenire nella persistenza della minaccia pandemica rappresentata dal Covid-19. Se si analizzano attentamente i dati offerti dai database internazionali è però possibile constatare che a fine maggio, nella sola Europa, i posti passeggeri messi in vendita per la settimana 15-21 giugno erano circa 18 milioni. Di questi solo 4 milioni hanno affrontato la tratta indicata nel biglietto mentre gli altri, sebbene venduti, sono andati persi.

Ad andare persi sono stati soprattutto i soldi spesi dagli utenti. Le compagnie aeree hanno continuato infatti a rilasciare dei voucher come previsto all’interno dell’art. 88bis del D.l. “Cura Italia” dello scorso aprile che garantiva tale possibilità ai vettori aerei adducendo come causale l’emergenza epidemiologica in corso. Come chiarisce l’Enac (Ente Nazionale dell’Aviazione Civile) – l’autorità principale in Italia in tema di trasporto aereo – le scelte praticate dalle compagnie aeree dopo il 3 giugno, giorno in cui sono state rimosse le restrizioni alla circolazione delle persone fisiche all’interno del territorio nazionale e nell’area europea Schengen, Regno Unito e Irlanda del Nord, attengono palesemente ad altre ragioni.

Ragioni di tipo commerciale imprenditoriale, adottate sicuramente in risposta al periodo critico del lockdown. Nel periodo marzo-maggio il numero complessivo dei voli effettuati è stato fortemente ridimensionato, infliggendo un duro colpo alle casse di tutte le compagnie aeree e portando anche al fallimento di un gigante come l’inglese Flybe.

Le spiegazioni fornite dalle principali compagnie però sono altre. La prima è tecnica: i collegamenti sono stati messi in vendita diversi mesi fa e non sono stati mai tolti, anche per capire l’andamento del mercato post-Covid. Una seconda è di tipo operativo: dato che i flussi sono ancora ridotti e gli aerei non si riempiono è più conveniente cancellare il volo invece che farlo decollare. Ed ultimo ma non meno importante: il fatto che il vettore possa offrire un voucher e non restituire denaro adducendo come causa l’emergenza covid-19, possibilità prevista all’interno dello stesso Cura Italia fino al 30 settembre. Proprio quest’ultimo punto è stato fortemente criticato dalle associazioni a tutela dei consumatori che hanno visto in tale strumento una deroga significativa al diritto dell’Unione Europea per un lasso di tempo eccessivo. Il Regolamento comunitario n. 261 del 2004, prevede, che nei casi di cancellazione di voli per cause non collegate all’emergenza Covid-19, le compagnie forniscano ai passeggeri l’informativa, la riprotezione, la compensazione ove dovuta e il rimborso del prezzo del biglietto.

L’Enac già il 18 giugno aveva presentato un richiamo ufficiale alle compagnie interessate che operano in Italia, ma nei giorni successivi le segnalazioni sono continuate ad arrivare e l’autorità ha deciso di prendere l’iniziativa. L’Ente, domenica 21 giugno, ha comunicato di aver avviato alcune istruttorie per l’erogazione di sanzioni nei confronti di quelle aviolinee che non applicano il regolamento europeo.

Alitalia sta aggiornando le modalità di ri-prenotazione e rimborso garantendo che i passeggeri dei voli cancellati dal 3 giugno al 30 settembre potranno scegliere un altro collegamento, optare per un buono maggiorato di 15 euro per le rotte nazionali ed europee e di 60 euro per quelle intercontinentali oppure chiedere il rimborso.

Al di fuori dell’Italia la situazione appare ancora molto confusa e in molti auspicano l’intervento della Commissione UE.

Filippo Giletto

di Attualita

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