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Il caso Suarez e l’esame irregolare per la cittadinanza italiana

Il caso Suarez, giocatore uruguaiano, attaccante dell’Atlètico Madrid e della nazionale uruguaiana non è passato di certo inosservato poiché si aggiunge a una coda di casi che non fanno altro che far apparire l’Italia come un paese dove valgono due pesi e due misure, in funzione di una rete di interessi maggiori.

Questa volta al centro del dibattito c’è il giocatore Luis Suarez, il quale promesso alla Juventus, sarebbe stato ottenuto con una truffa. Il decreto sicurezza –  voluto fortemente dall’ex ministro degli interni Salvini e diventato legge nel 2019 –  introduce, infatti, il requisito della conoscenza della lingua italiana (Esame B1), per poter conseguire la cittadinanza. L’attaccante, dunque, per poter essere acquistato dalla Juventus, ha sostenuto un esame di conoscenza della lingua ma pare che questo non si sia svolto nelle modalità previste dalla legge. Un’esame definito come “farsa” con “previa consegna” dei contenuti della prova al calciatore, secondo la procura di Perugia.

Luis Suarez, le tappe del caso: la cittadinanza e la trattativa con la Juventus, che poi lo ha scaricato. Ora l'inchiesta sull'esame di italiano - Il Fatto Quotidiano

Inchiesta della procura della Federcalcio

La procura della Figc ( Federazione Italiana Giuoco Calcio) ha aperto un’inchiesta a proposito. Nè Suarez nè i membri del suo entourage risultano al momento indagati. Il giocatore barcellonese circa cinque giorni fa aveva sostenuto il B1 di italiano, presso l’Università per stranieri di Perugia, superandolo. Lorenzo Rocca, professore ed esaminatore dell’esame “farsa”, aveva dichiarato alla stampa la capacità di Suarez di comprendere con facilità la lingua italiana e farsi comprendere. Una versione che però è risultata contraddittoria, rispetto alle parole di Stefania Spina, direttrice del Centro di valutazione e certificazione linguistica dell’Ateneo, la quale non consapevole di essere intercettata dalla guardia di finanza di Perugia aveva sostenuto il 12 settembre, l’incapacità del giocatore di coniugare verbi o semplicemente parlare l’italiano.

Gli indagati

Tra gli indagati risultano Stefania Spina, Lorenzo Rocca, il direttore generale Simone Olivieri, un’impiegata dell’università, la rettrice Giuliana Grego Bolli, quest’ultima accusata anche di concorso in corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. Dalla nota del magistrato Cantone, si legge l’ipotesi di come gli argomenti d’esame fossero stati stabiliti in precedenza con il giocatore, attribuendo un punteggio ancora prima dello svolgimento della prova linguistica. Prova che sarebbe durate solamente 10 minuti per la parte orale, un tempo molto ridotto da quello previsto dalle modalità d’esame per il conseguimento del B1.

“Ma te pare che lo bocciamo!”,  “con dieci milioni a stagione di stipendio non glieli puoi far saltare perché non ha il B1” sono queste le parole di Spina intercettate dalla guardia di finanza.

Il comandante della guardia di finanza perugina, Selvaggio Sarri ha spiegato che è stata “la Juventus, attraverso il suo staff, a rivolgersi all’Università per Stranieri per sapere se ci fosse la possibilità di far svolgere a Suarez l’esame”. Il colonnello Sarri ha fatto presente la fuoriuscita dall’indagine di contatti tra lo staff della Juventus e la direzione dell’Ateneo di Perugia, dove quest’ultima non ha tardato a sottolineare“la correttezza e la trasparenza delle procedure seguite per l’esame sostenuto dal calciatore Luis Suarez”.

A tal proposito anche il segretario della Lega Matteo Salvini si è espresso a Mattino Cinque dichiarando:

“Se qualcuno ha truccato un esame deve essere licenziato in tronco, anche per rispetto alle migliaia di studenti che si impegnano. L’università è una cosa seria e non si può permettere che la sua immagine di eccellenza venga infangata da questa vicenda”.

La vicenda di Suarez  può essere inserita in un quadro generale più ampio. Sono tantissimi gli stranieri oggi, che per ottenere la cittadinanza italiana si impegnano nell’apprendimento della lingua, attraverso corsi, libri, dedizione, sacrifici e quant’altro. Ma avvenimenti come questo fanno riflettere su come in Italia si è tanto bravi a dar voce alla meritocrazia con le parole, per poi essere in un secondo momento smentita attraverso i fatti concreti, creando differenze sociali, tensioni e malessere nella società.

Eleonora Genovese

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