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Un’altra vita – Mug: un film tra dolore, ipocrisia e amara ironia

Per iniziativa del Cineforum Don Orione sono stati proiettati ogni lunedì, dal 7 Settembre al 5 Ottobre, presso la Multisala Apollo di Messina, i titoli della stagione cinematografica 2019/2020, posticipata a causa dell’emergenza Covid-19. Tra le opere cinematografiche proposte quest’anno troviamo “Lo sceicco bianco” di Federico Fellini, “Il vento fa il suo giro” e “L’uomo che verrà” di Giorgio Diritti, “Parlami di te” di HervéMimran, ed infine “Un’altra vita – Mug” della regista Malgorzata Szumowska, Orso d’Argento al Festival di Berlino 2018, che ha segnato la fine di questa stagione.

L’obiettivo, secondo il presidente del Cineforum Don Orione, il professore Nino Genovese, è stato quello di avvicinare un numero sempre più elevato di persone, in modo particolare i giovani, ad un cinema diverso e di qualità.

“Un’altra vita – Mug” o, in lingua originale, “Twarz”, è l’ultimo film proposto dal cineforum.

Jacek vive a Świebodzin, un paesino rurale della Polonia occidentale caratterizzato da una comunità estremamente cattolica. Jacek è un ragazzo buono e amato da tutti, ambizioso e trasgressivo. Lavora come operaio, è appassionato di musica metal e ama tanto la sua fidanzata Dagmara, tanto da chiederle di sposarlo. Poco dopo, un tragico evento rovinerà la sua vita. Mentre lavora alla costruzione della grande statua del Cristo su una collina del paese, cade da un’impalcatura e ciò causa gravi danni al suo volto. Questo lo porterà a subire un trapianto completo della faccia, il primo mai avvenuto in Europa. Quando torna al paese, mostra con fierezza il suo volto, nonostante non fosse più come quello di prima. Ha avuto la capacità di superare questo incidente con forza e speranza, dimostrando che, nonostante tutto, la vita va avanti e bisogna sfruttarne ogni attimo. Invece di stargli vicino e ammirarlo per il suo coraggio, tutti, persino la madre e la fidanzata, faticano ad abituarsi al suo nuovo aspetto tanto che quest’ultima rinuncia a sposarlo. Gli abitanti del paese lo guardano come se fosse un mostro e la televisione lo usa solo per aumentare gli ascolti. L’unica persona che decide di prendersi cura di lui è sua sorella. Per via del suo volto deforme, Jacek non riuscirà a trovare un lavoro e soprattutto non riceverà l’amore e l’affetto delle persone che riteneva fossero parte fondamentale della sua vita.

Questo film vuole mettere in risalto i sentimenti, in questo caso superficiali. Tutto sembra andare bene fin quando non ci si trova davanti una situazione inaspettata e lì solo si avrà la capacità di conoscere davvero le persone che ci stanno (o stavano) accanto. La statua del Cristo doveva superare le dimensioni di quella di Rio de Janeiro, raggiungendo così il primato di statua più alta del mondo. In questo modo la comunità poteva dimostrare quanto fossero cristiani, ma la religione non si dimostra in questo modo. Si dimostra aiutando e stando vicino a chi ha bisogno, anche attraverso piccoli gesti che, se provengono dal cuore, non saranno mai così piccoli.

Diana Colombraro

di Redazione UniVersoMe

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