simbolo protesta (fonte: Euronews)

Le restrizioni sull’aborto in Polonia stanno causando proteste di dimensioni epocali

Protesta a Varsavia (fonte: open.online)

Una decisione che sconvolge la Polonia

Anche se legge ancora non è, gli ospedali nel Paese hanno già cominciato a respingere le donne che si presentano per l’intervento. Parliamo dell’aborto per gravi malformazioni del feto, che, il 22 ottobre la Corte Suprema polacca ha dichiarato illegale.
La sentenza modifica una legge sull’interruzione di gravidanza approvata nel 1993, inasprendola, quando già la Polonia era già uno dei Paesi europei con le limitazioni più stringenti al riguardo. La sentenza non è ancora ufficialmente in vigore, ma quando lo sarà, saranno legali le interruzioni di gravidanza solo in caso di stupro, incesto o di grave minaccia alla vita o alla salute della donna. Questi casi costituiscono soltanto il 2,4 per cento dei circa 1100 aborti avvenuti negli ospedali polacchi nel 2019. Così, in moltissimi hanno deciso di protestare, ma nessuno si sarebbe aspettato l’eco così forte che da lì a poco si sarebbe generato lungo tutta la nazione.

La grande influenza del Pis

Prima di raccontare cosa sta succedendo, bisogna analizzare il contesto socio-politico. Attualmente il governo polacco è in mano al “PiS”, “partito Diritto e Giustizia”, di destra, conservatore, clericale e cristiano, fondato nel marzo del 2001 dai gemelli Lech e Jarosław Kaczyński. Quest’ultimo è la figura più colpita dalle proteste dei manifestanti, proprio perché mente del partito dal quale tutto sarebbe partito: la Corte Suprema, che ha emesso la sentenza sull’aborto, è costituita da quindici membri, di cui quattordici sono stati eletti proprio dal partito.

Kaczyński (fonte: wikipedia.it)

Una protesta così non si vedeva dagli anni 80

La protesta montata in poche ore, polemizza contro tale decisione che danneggerebbe gravemente la libertà individuale delle donne e contro il Pis, considerato estremista. Ha finito per coinvolgere oltre 150 città, tra cui non solo grandi centri urbani, migliaia di persone, anche anziani e intere famiglie. Le donne non sono state lasciate sole. Ciò che ha attirato ancor di più l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale è l’adesione alle proteste da parte delle università, che si sono schierate apertamente.
Non solo studenti, ma anche personale universitario e docenti hanno sposato la causa, manifestando il proprio consenso in diversi modi: dedicando le lezioni a discutere sul tema dell’aborto, invece di proseguire con i programmi didattici, o sospendendole interamente; alcuni sono scesi anche in strada al fianco degli studenti, i quali costituiscono una fetta cospicua della protesta.

Il ministro dell’istruzione ha, di contro, revocato i fondi per la ricerca destinati alle università che stanno supportando la causa. La polizia ha stimato la presenza di 430mila persone in più di 400 manifestazioni lungo tutto il Paese. Mobilitazioni di tali proporzioni non si vedevano in Polonia dagli anni ’80, dai tempi del movimento Solidarność, che ha portato al crollo del governo comunista.

Cartelli contro Kaczyński (fonte: corriere.it)

L’interferenza di frange di estrema destra

Le proteste si stanno svolgendo in maniera pacifica e colorata, se non fosse per le contro-proteste di frange filo-estremista, tra cui neonazisti e nazionalisti, prevalentemente giovani uomini vestiti di nero e armati di spray al pepe che hanno attaccato la folla pacifica. Kaczyński ha chiesto “aiuto” – a sua detta – a “quella parte di popolazione silenziosa che vuole proteggere la Polonia” da chi protesta contro il governo, quasi fomentando, così, una guerra civile. Inoltre, quest’ultimo ha minacciato un brutale intervento dell’esercito. Per questo motivo, molti manifestanti scrivono sulle braccia di altri i numeri di avvocati pronti ad offrire assistenza gratuita, da chiamare, dunque, in caso di arresto.

Gli slogan della protesta e il suo simbolo

Numerosi gli slogan scritti sui cartelli, ma soprattutto molti “Pierdole Pis”, insulto in polacco contro il partito di governo e “Vorrei abortire il governo”.

La protesta, nata da gruppi femministi e dalla comunità lgbt, ha assunto proprio un simbolo del femminismo, la saetta rossa. Saette sui cartelli, sui vestiti, persino sulle mascherine, indossate da tutti per cercare di contenere eventuali impennate di contagi da coronavirus.

Moltissimi gli uomini scesi in strada, convinti che la causa debba essere presa a cuore da tutti. Hanno partecipato anche gli abitanti delle “zone rosse” per il Covid, sventolando lenzuola bianche. Alcune madri con i passeggini hanno infranto il coprifuoco, bloccando il traffico di Varsavia. La protesta, che ormai ha travalicato i confini nazionali, ha raccolto adesioni dalle donne in vari Paesi europei, ma il dettaglio più significativo è il supporto di numerosi medici e poliziotti.

il simbolo della protesta
la saetta rossa (fonte: euronews.com)

Le varie reazioni

Uno shock per una Polonia profondamente cattolica e per il clero polacco, che aveva accolto positivamente la sentenza. “La vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale ha lo stesso valore per Dio e dovrebbe essere ugualmente protetta dallo Stato” – ha dichiarato monsignor Stanislaw Gądecki, il presidente della Conferenza episcopale polacca (Cep) –

Ogni persona di coscienza retta si rende conto di quanto sia una barbarie inaudita negare il diritto alla vita a una persona, soprattutto a causa delle sue malattie”.

Invece, una delle leader della mobilitazione, Marta Lempart, si è rivolta ai paesi membri dell’Ue per chiedere loro di comprendere «la rivoluzione dei giovani», paragonando quanto accade nel suo Paese alle proteste in Bielorussia. Anche l’ex presidente del consiglio europeo, il polacco Donald Tusk, ha commentato la protesta con un Tweet: «La Polonia non è ancora perduta». Nell’attesa di capire come finirà e chi avrà la meglio tra il popolo e il suo governo, possiamo dire che i cittadini polacchi non hanno paura a dire di no e sono in grado di unirsi indissolubilmente per un’unica causa.

(fonte: lifegate.it)

Rita Bonaccurso

di Redazione Attualità

Rubrica di long form journalism; approfondimento a portata di studente sulle questioni sociali, politiche ed economiche dall’Italia e dal mondo.

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