Bar Irrera, com’era e com’è: lo storico ritrovo tra il 1908 e la Messina degli anni ’50

Una cosa semplice, come fermarsi al bar per una pausa dal lavoro o dallo studio, è quanto di più comune ci sia per ognuno di noi. Eppure, con quel semplice gesto, ci ritagliamo quella parentesi di relax necessaria per affrontare meglio la giornata, da passare in compagnia di amici e colleghi, o anche da soli, gustando un piacevole caffè.

Tutto questo assume un ché di speciale se si pensa a quanto siano importanti le tradizioni della pasticceria messinese, di cui lo storico bar Irrera era un chiaro esempio.

La Palazzina Sammarco, dove sorse il bar. Da notare lo stile arabeggiante delle porte. Fonte: ValorizziAmo Messina

Risalente al 1897, fondato da don Vincenzo, il ritrovo appariva molto diverso dalle moderne strutture dell’odierna Pasticceria Irrera. Rispolverando delle vecchie foto d’epoca, è possibile riscoprire l’antica collocazione del bar che dal 1911 – superato il tragico terremoto del 1908 – occupava i locali della Palazzina Sammarco (all’incrocio tra il Viale San Martino e Piazza Cairoli).

Ritrovo Irrera prima della seconda guerra mondiale – Fonte: Villaroel G., Ed. G.B.M.

Spiccano le forme arabeggianti, con archi a sesto acuto ogivale che contornavano il palazzo. Ma ciò che stupiva ancor di più gli ospiti del locale – e che stupirà ancor di più il lettore – erano i grandi spazi interni, con colonne finemente decorate e grandi lampadari in ferro.

Già in quegli anni il bar era famoso per le sue specialità, quali le leggendarie cremolate di fragole, la banana split e il gelato al forno (un tortino cosparso da una copertura calda cotta al forno). Il ritrovo era luogo d’incontro per tutta la cittadinanza, anche dopo la ristrutturazione del 1948 – decisa da Renato Irrera – per opera dell’arch. Filippo Rovigo, che si avvalse dell’artista Peppino Mazzullo (occupatosi di raffigurare la Favola di Orfeo su pannelli di notevole pregio) e del ceramista Giorgio Melandri (famoso per le opere eseguite all’hotel Bauer di Venezia).

 

Pietro Melandri, Gallo sul tavolino o Colazione del mattino (1953), ceramica policroma e a lustro, cm. 311 x 142, collezione Arosio, Milano. Fonte: Ruta A. M., Le preziose ceramiche del caffè Irrera di Messina
Giuseppe Mazzullo, Orfeo (1953 ca.), ceramica policroma, cm. 250 x 200, collezione privata, Messina. Fonte: Ruta A. M., Le preziose ceramiche del caffè Irrera di Messina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questa nuova veste, il bar occupava tutto l’angolo superiore destro di Piazza Cairoli – sul quale si affacciava – con numerosi tavolini e sedie, disposti in modo permanente anche dopo l’orario di chiusura, diventando il luogo preferito per gli avventori serali, amanti delle chiacchiere e della bella vita.

Ma era anche un posto in cui non mancava mai di confrontarsi sull’attualità del tempo, concentrata sulla “guerra fredda” e sulle gare aereospaziali su chi per primo avrebbe messo piede sulla Luna. Quello di trovarsi al bar Irrera era un appuntamento fisso – anche a tarda notte – sorseggiando le bibite servite dal chiosco vicino, ancora oggi esistente e molto frequentato.

Interno del ritrovo Irrera dopo la ristrutturazione del 1948. Fonte: Villaroel G., Messina Anni ’50.

Il bar visse in questo modo gli anni migliori della ripartenza successiva alla Seconda guerra mondiale, tra rassegne cinematografiche e visite a Messina di numerosi intellettuali, che non si negavano una sosta presso lo storico ritrovo. Solo una serie di problemi economici decretò – col venire degli anni ’70 – la definitiva chiusura dei locali, avvenuta il 2 marzo 1977.

Ad oltre 40 anni da quella data “funesta” per i palati di molti messinesi, si può ben capire come quel luogo maestoso fosse in realtà un simbolo per le generazioni di ogni età: un connubio di cibi deliziosi, attimi e spazi di socialità di cui la cittadinanza tutta si era riappropriata, superando le grandi prove (una catastrofe naturale e due conflitti mondiali) che avevano caratterizzato la Storia di quegli anni.

Un simbolo, nonché prova tangibile di quella quasi irrazionale perseveranza con cui ognuno – ogni giorno – si alza al mattino, sapendo di doversi recare a lavoro, di dover portare avanti un progetto, di voler rincorrere un sogno, ricordando sempre di concedersi un buon caffè.

Salvatore Nucera

Bibliografia:

Villaroel G., Messina anni ’50, Ed. G.B.M.

Toldonato F., Messina negli anni ’50, come eravamo e come siamo

Ruta A. M., Le preziose ceramiche del caffè Irrera di Messina

 

Immagine di copertina: Villaroel G., Ed. G.B.M.

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