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Giornata contro la violenza sulle donne. Anche Unime ricorda le vittime

La storia dietro la triste ricorrenza

Tre donne di 25, 36 e 34 anni il 25 novembre 1960, trovarono la morte, nel nord dell’attuale Repubblica Dominicana. Patria, Minerva e María Teresa Mirabal erano tre sorelle. Erano andate a fare visita ai propri mariti, che si trovavano in carcere, perché condannati come dissidenti politici. La Jeep su cui viaggiavano di colpo si arrestò davanti ai militari del “Servicio de Inteligencia Militar” (Sim) mandati a cercare le donne per conto del dittatore Rafael Trujillo. Le tre sorelle furono prima divise, poi portate su una montagna, a La Cumbre, brutalmente picchiate, stuprate e infine strangolate. I sicari misero i corpi senza vita in macchina e inscenarono un incidente stradale.

Le tre giovani furono uccise perché attiviste politiche molto esposte. Avevano iniziato con piccole riunioni, per poi dar vita a un vero e proprio fronte di resistenza democratica diffusosi in tutto il Paese: il Movimiento Revolucionario 14 de Junio.

Il dittatore Trujillo, era un criminale che, già da trent’anni teneva sotto controllo le tre sorelle, dette, all’interno del loro movimento, “las mariposas” (“le farfalle”). Prima le fece carcerare insieme ai mariti e, successivamente, le rilasciò, ma solo per destinarle all’atroce vendetta. I quattro militari scelti per portarla a termine, tentarono prima per due volte invano, il 18 e il 22 novembre, trovando le donne in compagnia dei propri bambini. Il 25, invece, furono trovate sole.

Nel 1981, a Bogotà, in Colombia, si tenne uno storico convegno femminista, durante il quale si decise che il 25 novembre sarebbe stata laGiornata contro la violenza sulle donne“, riconosciuta dalle Nazioni Unite nel ’99.

La violenza di genere oggi

Nel corso degli ultimi dieci anni quello della violenza di genere è stato uno dei temi al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. Numerose le Onlus, le campagne di sensibilizzazione a tutela delle donne ascoltate anche dal mondo politico. In Italia, nel 2013 è stata emanata la “Legge sul femminicidio” non solo contro le uccisioni, ma ogni forma di violenza di genere. Nel 2019, il “Codice Rosso” che ha introdotto nell’ordinamento italiano nuove fattispecie di reato quali: il reato di diffusione illecita di immagine private il reato di costrizione o induzione al matrimonio e quello di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso. A ciò è stato aggiunta l’introduzione di canali preferenziali per garantire un più celere avvio dei procedimenti penali a tutela delle vittime.

Nonostante tutto, i numeri, ad oggi, sono ancora allarmanti. Nei primi dieci mesi del 2020 le donne vittime di femminicidio sono state 91. Un numero pressoché identico a quello del 2019, non fermato dalla quarantena per il Covid-19, durante la quale, anzi, si è registrato un aumento degli abusi e ha costretto le vittime a stare maggiormente a contatto con i propri carnefici.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel celebrare la ricorrenza non ha mancato di sottolineare come “in questo momento drammatico per il nostro Paese e per il mondo intero le donne siano state particolarmente colpite” e che “la pandemia ha accresciuto il rischio di violenza che spesso ha luogo proprio tra le mura domestiche”.

Andrea Rapisarda © – Scalinate del Rettorato, Messina 2020

Posto Occupato.

Anche l’Università di Messina, su proposta di Maria Andaloro, ideatrice di “Posto Occupato”, nella giornata di oggi ha ricordato le vittime di violenza. In molte parti dell’Ateneo sono state appese locandine nominative in ricordo di ciascuna di esse, anche su delle sedie appositamente disposte.

Un posto lasciato “vuoto” per riempire le coscienze di consapevolezza. Partita nel 2013 da Rometta, piccolo comune del Messinese, Posto Occupato è una campagna virale, gratuita contro la violenza di genere sulle donne. Occupare un posto a teatro, al cinema, all’università, in un parco ed ovunque si possa, è l’iniziativa che propone la campagna perché tutti abbiano sempre la consapevolezza di ciò che succede, ingiustamente, ogni giorno nel mondo.

Storie nelle pagine di cronaca che poi dimentichiamo, forse perché riguardano di donne sconosciute.

“Ma se la prossima che leggiamo fosse la storia della nostra vicina di casa, della nostra compagna di scuola, di nostra sorella, nostra madre o noi stesse?” si legge sul sito ufficiale della campagna.

Dunque, occupare un posto a sedere, simboleggia un posto nel cuore e nella mente di tutti, che per sempre sarà di una qualsiasi donna che avrebbe voluto, potuto e dovuto essere lì.

Fonte: Unime.it

 

 

Filippo Giletto

Rita Bonaccurso

di Redazione Attualità

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