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Maxi operazione Luna Park contro la pedopornografia online. Incriminati 400 soggetti e 159 chat

fonte: lastampa.it

81 italiani tra i 432 soggetti responsabili di crimini contro minori. Abusi prevalentemente su bambine e bambini in tenera età e, in alcuni casi, anche neonati. Una maxi operazione, scattata ieri, dopo lunghe indagini, con l’impiego di oltre 300 agenti della Polizia Postale, i quali, in queste ore, stanno eseguendo perquisizioni e arresti in flagranza, in tutta Italia. Finora sono intervenuti in 53 province e 18 regioni italiane.

La più grande operazione degli ultimi anni

Gli agenti hanno lavorato sotto copertura online per due anni, insinuandosi su Telegram e WhatsApp. Hanno scovato 159 chat di gruppo create per pedopornografia e smantellato, tra queste, vere e proprie associazioni criminali, 16 per l’esattezza.

La più grande operazione contro la pedopornografia online degli ultimi anni – intitolata “Luna Park” – coordinata dalla Procura di Milano e condotta dalla Polizia Postale di Milano e dal “Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia Online” del servizio Polizia Postale di Roma. Gli investigatori sono stati diretti dai procuratori aggiunti Eugenio Fusco e Letizia Mannella e dai Pm Barilli e Tarzia.

432 utenti attivi su chat finalizzate alla condivisione di foto e video pedopornografici, ritraenti vere e proprie violenze sessuali su minori. Il 35% degli italiani indagati si concentra tra Lombardia e Campania. Professionisti, operai, studenti, consulenti universitari, pensionati, impiegati privati e pubblici, tra cui anche un vigile urbano.

Nelle 16 chat organizzate come vere e proprie associazioni a delinquere, era possibile, per l’appunto, distinguere figure con ruoli precisi: promotori, organizzatori e partecipanti, che si scambiavano il materiale pedopornografico tramite “stanze virtuali” create sulle suddette app.

C’erano regole ben precise per limitare al massimo l’esposizione e il possibile tracciamento da parte delle forze dell’Ordine, tanto che, appena vi era il sentore che un utente potesse esser scoperto, veniva espulso dal gruppo. L’anonimato veniva protetto con grande attenzione, ma la lunga e capillare attività di indagine ha consentito di scoprire i nomi dietro i nickname utilizzati in rete dai pedofili, portandoli allo scoperto.

Due italiani all’origine di tutto

Due sono ritenuti i promotori e gestori dei gruppi, attraverso i quali reclutavano altri complici da ogni parte del mondo. Un 71enne napoletano, ottico di professione e che lavorava anche a collaborazioni universitarie, e un 20enne veneziano disoccupato. Questo carattere di transnazionalità accomuna tutti i gruppi scoperti. Sono infatti 351 gli utenti stranieri coinvolti nell’indagine, ognuno pedinato online fino all’individuazione.

Oltre allo scambio di video e immagini di violenze, in alcuni casi, vi sarebbe stata la possibilità di poter avere occasione di arrivare ad avere contatti diretti con minori.

Gli investigatori e gli agenti che hanno condotto l’operazione, stanno approfondendo sempre di più i controlli sul materiale fatto circolare dalla rete criminale, per cercare di scovare ed contrastare ogni eventuale altro caso di abuso. Inoltre, sono in contatto con le autorità di diversi altri Paesi, anche perché proprio questa inchiesta sarebbe partita grazie ad una segnalazione arrivata dagli Stati Uniti.

 

I rischi del web sono aumentati con il coronavirus

Durante il lockdown a causa della pandemia da coronavirus, i bambini “sono molto più indifesi e più facilmente vittime di adescamenti” e c’è stato un “aumento dei reati di pedopornografia”, secondo quanto spiegato dal procuratore aggiunto Mannella. Stare davanti al pc è stato, per i bambini, un modo per non rinunciare all’apprendimento, vista l’impossibilità di andare a scuola durante lunghi periodi, ma allo stesso tempo è aumentato il rischio dell’involontaria esposizione a tali pericoli.

La possibilità di non rivelare la propria vera identità sul web è una tematica molto discussa da sempre, proprio a causa degli alti rischi che genera, anche se, dall’altra parte, è un importante strumento per proteggere la propria privacy e di conseguenza se stessi dal finire vittime di reati di questo genere.

Ancora una volta il web si rivela un’arma potentissima, ma a doppio taglio. Si sta lavorando molto affinché la trasparenza sulla rete sia sempre maggiore e affinché vengano ridotti quasi a zero i rischi legati alla possibilità di creare false identità con poco. Ci vorrà molto tempo o forse i pericoli non verranno mai estirpati completamente. Dunque, non ci resta che essere attenti e non lasciare che i più piccoli usino il web senza la supervisione di qualcuno in grado di percepire eventuali rischi.

 

Rita Bonaccurso

di Redazione Attualità

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