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Tu chiamale se vuoi Emozioni

É ormai risaputo che la grande famiglia Disney – Pixar non fa cartoni per bambini o comunque non solo per loro; infatti, dietro gli occhi rotondi e i colori sgargianti dei protagonisti si nasconde qualcosa di ben più complesso, ma allo stesso tempo qualcosa di reale e sempre attuale.

Eh si, uno dei suoi più grandi film è proprio Inside Out, film scelto da AEGEE per il cineforum sulla #mentalhealth, e che dire? Sicuramente è un successo intramontabile.

Voto UVM: 5/5; l’inconfondibile matita Pixar riesce a disegnare le nostre emozioni passate, presenti e future

Il genio Pixar

In Inside Out si evidenzia la bravura dei registi – tra cui Pete Docter famoso per essere il cantastorie che ha incantato il mondo con Toy Story, Up e l’attualissimo Soul – nel regalare al pubblico la possibilità di immedesimarsi, di riflettere e forse, di autocriticarsi.

fonte: mymovies.it; Locandina Film 

La vicenda si svolgerà sia dentro (inside) che fuori (out) la mente della protagonista; la bellezza di ciò è rendersi conto di quanto l’out sia influenzato dall’inside. Questo cosa vuol dire? Non perdendoci in ragionamenti psicologici, sicuramente indica l’importanza di dare peso ai sentimenti e alle emozioni perché sono queste che ci permetteranno di affrontare qualsiasi prova che si presenta all’esterno.

Inside

Il cervello di Riley – nome della protagonista del film – ci viene rappresentato come un grande centro di comando (d’altronde cos’altro è il cervello se no?) al cui “capo” c’è Gioia.

Attenzione, perché la gioia qui è capo logistico delle altre emozioni ma non per questo è la più importante. E qui ci viene svelata una delle grandi verità del film: la vita è gioia ma non soltanto… Se non ci fosse Rabbia a far valere i propri diritti o Disgusto ad evitare cibi cattivi, come farebbe Riley a superare la sua quotidianità? Ecco la bellezza nascosta dietro la perfetta matita pixar: la realtà.

fonte: empireonline.com; Le emozioni al centro di comando

Infatti dietro delle figure antropomorfe si nasconderanno le emozioni, ognuna con le sue peculiarità e le sue attitudini, ma soprattutto ognuna con il suo compito. E’ proprio da dietro una scrivania – che ricorda quella di un Talent Show – che gestiranno ogni azione della ragazzina e nel loro insieme creerano un mix complesso ma divertente che va dal goffo al riflessivo.

La dicotomia clue del film – e forse della nostra vita – è quella tra Gioia e Tristezza una non vivrebbe senza l’altra e soprattutto Riley non potrebbe sopportare una perdita del loro equilibrio. Questo sembra porre la tristezza su un altro livello: per una volta non si accetta di essere tristi perché non si può essere felici, bensì perché essere tristi è giusto, è vero e fondamentale.

Ci insegna a voler bene alla tristezza e ad essere gentili con lei e questo, in fondo, ci spinge ad essere più tolleranti nei nostri stessi confronti.

fonte: huffingtonpost.it; Gioia ci insegna ad essere gentili con Tristezza

Così, il film riesce a sintetizzare la fisiologia del cervello – nello specifico delle emozioni e dei ricordi – e la pratica quotidiana.

Out

Visto da fuori, il mondo di Riley si disgregherà gradualmente; a poco a poco la ragazzina passerà dalla solita vita ad una tutta nuova e sconosciuta, e dopo l’entusiasmo per la novità si renderà conto di essere stata sradicata dalla sua quotidianità. Nonostante la causa del trasloco sia stata un’ esigenza lavorativa del padre, per lei non fa differenza e la tristezza prende il sopravvento.

La scelta di un trasferimento e della protagonista undicenne è geniale: momenti di transizione esterni, quali il trasloco, che si verificano in un momento di cambiamento interno, come la vicina pubertà. Ancora una volta inside e out: l’importanza e la differenza tra dentro e fuori.

fonte: disney-planet.fr; Riley rattristata 

Quindi possiamo confermare quanto Inside Out abbia meritato il premio Oscar nel 2015; in effetti il film ha incantato gli spettatori di tutte le età, dai bambini agli adulti, e ha riempito le sale cinematografiche (che ricordiamo con un pizzico di nostalgia). Ha lasciato uno strano ottimismo e una maggiore consapevolezza in ognuno; come a voler dire che se Riley è riuscita da sola a superare quel momento in balia delle sue emozioni goffe e disorganizzate possiamo farlo anche noi.

E’ un film che fa scendere una lacrima ma suscita anche una sana risata: il suo intento non è solo quello di commuovere –  ci riesce senza ombra di dubbio – ma anche di far riflettere ed è questo che emoziona lo spettatore.

Trasportandoci letteralmente nella mente della ragazzina fa capire quanto sia complesso il nostro mondo interno, quanto sia giusto provare ogni emozione, quanto sia importante ricordare e forse, saper dimenticare.

 

                                                                                                       Barbara Granata

 

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