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Pfizer risponde alle accuse sui ritardi, mentre la Germania guarda a possibili cure alternative

Dopo lo scoppio della polemica e numerose proteste per i ritardi delle consegne del vaccino in Europa, Pfizer ha risposto pubblicamente, precisando alcuni aspetti della vicenda, secondo le quali la situazione sembrerebbe ribaltarsi.

(fonte: avvenire.it)

Il ricalco del numero di dosi estraibili per fiala

“Pfizer ha ridotto il numero di fiale, ma non di dosi previste, che resta lo stesso. Quello che sta accadendo è frutto di un fraintendimento nel conteggio delle dosi che non è il conteggio delle fiale.” cita un comunicato dell’azienda.

Stando a questa dichiarazione, la casa farmaceutica, avrebbe ridotto la produzione a causa dei lavori presso il sito produttivo belga di Puurs, ma i numeri pattuiti negli accordi con gli Stati europei sarebbero stati rispettati, anzi raggiunti e superati, almeno fino al periodo 8-18 gennaio. Come è possibile?

I numeri specificati negli accordi stipulati con l’Ue e anche gli Usa – quelli non rispettati secondo gli Stati europei – sarebbero relativi alle dosi, non alle fiale da distribuire.

Pfizer continua a sottolineare che ogni fiala prodotta conterrebbe 6 e non 5 dosi, però, perché ciò sia possibile, è necessario l’utilizzo delle “famose” siringhe di precisione, su cui da tempo si discute. Su questo, dai centri vaccinali italiani è arrivata una conferma.

Un ricalcolo riconosciuto anche dall’Ema (l’autorità europea del farmaco), che aveva già riformulato le autorizzazioni a fine dicembre, e il 6 gennaio negli Stati Uniti, dopo settimane, dall’omologa dell’ente europeo Food and Drug Administration.

Ieri, Pfizer ha aggiunto di poter fornire 2 miliardi di dosi, anziché 1.3 miliardi come preventivato, entro il 2021.

La reazione alle nuove dichiarazioni di Pfizer

Il commissario straordinario Arcuri si è detto indignato per le dichiarazioni del colosso americano, verso cui l’Italia ha intrapreso le vie legali. Sarebbe un tentativo di distrarre i cittadini dal reale mancato rispetto degli accordi.

(fonte: fanpage.it)

“Dopo aver letto dotte disquisizioni sul numero di dosi per fiala, sei anziché cinque, apprendiamo che il problema sarebbe tornato ad essere la mancanza di siringhe di precisione”.

Ha aggiunto che negli ultimi giorni, in Italia, si è provveduto a distribuire un numero inferiore di siringhe solo per le consegne ridotte e che quando queste riprenderanno a regime, “proprio le siringhe non saranno a mancare”.

Ha pesantemente attaccato Pfizer, ma anche AstraZeneca per i ritardi:

“Stanno trattando ventisette Paesi europei come dei poveracci. Queste aziende non producono bibite e merendine”.

Il commissario si è, poi, espresso anche su delle voci – non confermate – secondo le quali, un certo numero di dosi riservate ad alcuni Stati Europei, tra cui l’Italia, siano andati ai Paesi più ricchi dell’Unione o in altri continenti.

Il ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia, ha dichiarato che l’Italia pretende che i numeri pattuiti siano ripristinati e che i tutti gli eventuali problemi produttivi siano adeguatamente segnalati. Sull’ipotesi che i vaccini non recapitati siano invece andati ad altri Paesi più ricchi, ha detto:

“Spero che questo non sia vero. So che all’Europa sono stati dati meno vaccini di quanto doveva riceverne e che con la vita delle persone non si gioca.”.

I ritardi faranno, così, slittare di circa 4 settimane la vaccinazione degli over 80 e, di 6-8 l’inizio di quella del resto della popolazione. Intanto le dosi disponibili verranno usate per il richiamo – che è necessario sia effettuato nei tempi previsti – a coloro che sono stati già sottoposti alla prima somministrazione.

Si dovrà ancor di più per l’immunità di gregge, che si può avviare in sicurezza solo con un’alta percentuale di persone vaccinate. A tal proposito, il commissario Arcuri ricordava l’obiettivo di 45milioni di italiani vaccinati entro l’autunno, che ora pare stia sfumando.

Il patto riservato con Israele

(fonte: ilmanfesto.it)

Un’altra polemica, che si inserisce nello scenario delle vaccinazioni contro il coronavirus, ha come protagonista lo Stato d’Israele. Il primo ministro Netanyahu – che nel suo ufficio conserva a vista la siringa con cui gli è stata somministra la prima dose Pfizer – pare abbia firmato un accordo di venti pagine con la società americana, per la consegna di una quantità di fiale sufficienti ai due terzi della popolazione (9.2 milioni di persone) entro marzo, esclusi i più giovani sotto i 16 anni. Un’intesa simile sarebbe stata finalizzata anche con Moderna. Dal 20 dicembre, oltre 2.5 milioni di cittadini sono stati vaccinati. Per assicurare la consegna di tutte le dosi nei tempi prestabiliti, pare che Israele abbia pagato tanto e di più di tanti Paesi Ue. Ciò per permettere che i cittadini possano andare al voto, come previsto – per la quarta volta in due anni – il prossimo 23 marzo.

Nell’accordo si teme figurino troppi dettagli sensibili relativi ai cittadini e ogni singola dose, nel suo tragitto fino al braccio in cui era stata destinata ad essere iniettata. Il governo ha risposto assicurando che, in realtà, a Pfizer vengono forniti solo dati statistici generali. Di questo sono poco convinte alcune associazioni e organizzazioni che si occupano di tutela della privacy. Così, queste hanno firmato una petizione presentata in tribunale che ha costretto il Ministero della Sanità a rendere pubblico l’accordo, documento approvato senza che la Commissione di Helsinki – preposta a definire le regole per le sperimentazioni mediche sugli esseri umani – potesse prima revisionarlo. Nonostante ciò, alcuni passaggi rimangono ancora riservati.

Si cerca l’alternativa al vaccino

In questo scenario, nelle ultime ore è arrivata la notizia che la Germania inizierà a utilizzare, negli ospedali universitari già dalla prossima settimana, il trattamento sperimentale a base di anticorpi monoclonali, con cui l’appena-ex presidente americano Trump fu curato quando fu malato di Covid. Lo ha annunciato domenica il ministro della Salute tedesco, Jens Spahn: “Il governo ha acquistato 200mila dosi” ha detto al quotidiano Bild am Sonntag.

La strada verso la fine della pandemia è ancora lunga, ma gli ultimi avvenimenti sono stati prova del fatto che la comunità scientifica non si è ancora arresa nella ricerca di cure alternative ai vaccini.

 

Rita Bonaccurso

di Redazione Attualità

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