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Contagi da Covid sottostimati del 50%. Un dossier rivela la reale situazione

Secondo un dossier dell’intelligence, lo strumento di cui lo Stato si serve per raccogliere, custodire e diffondere ai soggetti interessati – siano essi pubblici o privati – le informazioni rilevanti per la tutela della sicurezza delle Istituzioni, dei cittadini e delle imprese, affermerebbe che i contagi da Covid in Italia sarebbero sottostimati del 50%. Stando a queste informazioni, i positivi giornalieri si aggirano nella realtà sul 40-50 % in più rispetto a quelli dichiarati in via ufficiale. Di conseguenza, la curva epidemiologica non starebbe indirizzandosi verso il basso, come attestato dai bollettini giornalieri, diramati dal ministro della Salute.

Fonte-La Repubblica: Contagi sottostimati del 50
Fonte-La Repubblica: Contagi sottostimati del 50%

Gli analisti pongono l’attenzione su due punti principali: in primo luogo sulla verosimiglianza della curva epidemiologica, la quale appunto non starebbe decrescendo, al contrario di quanto appare nelle comunicazioni ufficiali; in secondo luogo, un ulteriore elemento, mette in discussione l’attendibilità dei dati, cioè l’inserimento, nel conteggio dei tamponi, dei test antigenici (test rapidi), con la conseguente difficoltà di realizzare un adeguata analisi della situazione, impedendo un confronto con le serie storiche passate e l’adozione di misure adatte al contenimento del virus.

L’inizio di questa situazione sarebbe avvenuto poco prima di Natale. La curva, che in realtà era tornata a salire, comprovata dal fatto che i numeri dei pazienti a rischio vita negli ospedali non diminuiva, ma continuava a rimanere stabile secondo le comunicazioni ufficiali. La situazione è stata sottovalutata, nei bollettini ministeriali,  addirittura, da un picco dichiarato raggiunto il 13 novembre (+40.902 contagiati), in avanti, il numero dei positivi era andato gradualmente diminuendo (ad eccezione di un incremento improvviso intorno al 25): figurava il contrario di quella che era la reale situazione.

La causa delle sottostime, secondo l’intelligence, va rintracciata intorno alla diminuzione del numero dei tamponi. Poco prima di Natale nella settimana tra l’11 e il 17 novembre ne sono stati processati un milione e mezzo, il numero più alto registrato fino ad allora. Da novembre, il numero dei test svolti sono diminuiti progressivamente arrivando a 868mila della settimana tra il 23 e il 29 dicembre, per poi riprendere un incremento di 1.4 milioni dal 13 gennaio in poi, includendo nel conteggio anche i tamponi rapidi.

(fonte: toscana-notizie.it)

Inizialmente per determinare la situazione complessiva, venivano presi in considerazione solamente i tamponi molecolari. Solo in seguito, il Ministro della Salute ha ammesso anche gli altri. Questo è stato il punto cruciale, che secondo il dossier dell’intelligence ha complicato il quadro, determinandone il caos.

“L’introduzione dei test rapidi ha reso impossibile un confronto con le serie storiche passate. Alcune Regioni, inoltre, non fanno distinzione tra il molecolare e il rapido, è ciò ha evidenti ripercussioni sul calcolo di tutti i valori, tra cui il rapporto positivi/tamponi”.

Gli analisti sostengono che il rapporto andrebbe rivisto, eliminando l’inclusione dei rapidi, e di quelli svolti per confermare l’avvenuta guarigione, nel conteggio finale. Solo i tamponi di prima diagnosi mostrano realmente la situazione epidemiologica, e risultano attendibili per un analisi efficace. A partire da metà novembre si è assistito ad un calo di questa tipologia. Ad oggi i test di conferma sarebbero il 65% del totale: troppi per non alterare sensibilmente la rappresentazione della curva del contagio.

Eleonora Genovese

 

di Redazione Attualità

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