(fonte: ok.co.uk)

Normal People: storie di vita, di crescita, d’amore

 

5/5. Un adattamento brillante e coinvolgente che ha saputo rendere onore all’opera originale

 

«Ben oltre le idee di giusto e di sbagliato c’è un campo. Ti aspetterò laggiù.»

Fonte: sentieriselvaggi.it

Così scriveva il poeta mistico Rumi attorno al XIII secolo. Versi eterni, che colgono l’essenza della vita stessa e la condensano in un componimento breve e d’impatto.

A me piace pensare che quel campo di cui parla Rumi sia l’amore. Un amore che trascende le logiche della giustizia per fondarsi come unica certezza e garante della vita eterna; uno spazio incontaminato ove si può finalmente prendere una pausa dalla repentinità dell’esistenza.

A tal proposito, credo che non esista serie tv che riesca a cogliere meglio il carattere così puro dell’amore. Normal People (2020) parla, per l’appunto, di questo: ma lo fa con umiltà, sottovoce, tra le pieghe di un libro (della scrittrice Sally Rooney) divenuto pellicola. Non è una serie che grida ai gesti di romanticismo estremi né t’induce ad idealizzare il sentimento. Al contrario, chi guarderà questa serie odierà un po’ la sensazione di aver amato. Ebbene, l’effetto a mio avviso è azzeccatissimo. Ma entriamo più nel dettaglio.

La trama e i personaggi

La serie, composta da una sola stagione di 12 episodi, disponibile sulla piattaforma streaming Prime Video, tratta le vicende dei protagonisti Connell (Paul Mescal) e Marianne (Daisy Edgar-Jones). I due, conoscendosi sin da ragazzini, inizieranno a stringere un rapporto durante gli ultimi anni del liceo e di lì seguiremo le loro peripezie fino al college.

Ciò che lega Connell e Marianne, inizialmente, è la loro solitudine: il primo è il classico ragazzo popolare che si cela dietro una maschera perché sa che altrimenti non sarebbe apprezzato dagli altri; la seconda è un personaggio schivo, a tratti passivo-aggressivo, che dalla vita ha sempre ricevuto poche gioie e certezze.

Per via di questa complicità diverranno amanti. Ma non cantate vittoria, perché il mondo li metterà davanti a molte sfide. Ed allora li vedremo arrancare per riuscire nel – non così scontato – compito di capirsi. Questo perché, per quanto il sentimento che lega due persone possa essere forte, ha sempre bisogno di fondamenta: fondamenta che si trovano nell’amicizia, in quel contatto d’anime che rende unici agli occhi dell’altro.

È il dramma dell’incomunicabilità: ci viene presentato attraverso il personaggio di Connell, a cui dovremmo fare ben attenzione prima d’incappare in giudizi affrettati. Egli è infatti estremamente complesso, con sfumature che vanno ad incupirsi man mano che si procede nella visione.

«Tu sei sempre consapevole di ciò che pensi. Per me non è così», dice a Marianne in confidenza. Se esiste una persona con cui può essere sé stesso, con cui ha il diritto di avere un’opinione, quella è proprio Marianne.

Focalizzandoci su questo punto, è importante tener conto dell’apporto positivo che i due si offrono: scambiandosi idee, parlando del più e del meno, ma soprattutto facendo sentire reciprocamente le voci che, al di fuori del loro rapporto, nessuno è interessato ad ascoltare. E questo li aiuta a maturare caratterialmente, ad acquistare sicurezza sul valore delle proprie opinioni – soprattutto per Connell.

D’altro canto, Marianne è una persona molto insicura perché – come dicevamo – non ha mai avuto molte certezze nella vita. A dirla tutta, la sua unica certezza sarà quella di comprendere la profondità del legame con Connell ed essere cosciente della dipendenza che la lega a lui.

Fonte: ok.co.uk

«Potrei sdraiarmi qui e tu potresti farmi ciò che ti pare». Parole affilate come una lama, fendenti che trafiggono sia l’interlocutore che lo spettatore. Sono le armi di chi non ha paura di rivelare ciò che prova e che urlano alla codardia dell’altro.

Ma perché? Perché Connell, nella sua timidezza, mirerà sempre a cercare la normalità. Rapporti normali, amicizie normali, tutto ciò che insomma Marianne non è. Né lo è il rapporto che li lega. E più tenterà di ricercare la normalità, più sarà privato della serenità.

Ecco perché Normal People, oltre ad essere una storia d’amore, è un percorso di crescita. Una storia che ci scuote per dirci che amare non è una passeggiata.

Ecco, mettiamola così.

Un consiglio per la visione

Ricollegandoci al nostro leitmotiv di giusto e di sbagliato: se volete guardare questa serie, siate certi di esservi prima spogliati dei pregiudizi che affliggono la comune percezione delle relazioni interpersonali. Pensare all’interno dei nostri schemi mentali ci blocca inevitabilmente, non permettendoci di cogliere quelli che sono i messaggi profondi offerti da questa serie. Primo tra tutti: ognuno ha il proprio “campo”. Ognuno può trovarlo, ma per farlo deve trascendere la propria individualità ed accettare la proficua dipendenza (assolutamente non quella tossica) che deriva dal sentimento.

Fonte: cinematographe.it

In secondo luogo, che non si nasce perfetti l’uno per l’altro/a. Così Marianne afferma, ad un certo punto: «Non trovo ovvio ciò che vuoi», come a dire che non è semplice comunicare né comprendersi e non bisogna mai darlo per scontato.

È importante tenere a mente la sensazione di angoscia che ci si trascina durante la visione di questo show. Ma è giusta anche quella, perché alla fine se ne uscirà arricchiti.

«Staremo bene», dice Marianne a Connell durante una scena della serie. Perché l’amore è questo: perdersi per ritrovarsi, laggiù, dove c’è quel campo.

 

Valeria Bonaccorso

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